Alla Benedicta, anche con i bambini più piccoli, tra relazioni, preghiera, riflessione e bellezza.
“Questa casa è stata fortemente voluta da mio nonno e da Don Francesco Pedretti” … Paolo introduce così la storia della Benedicta di Santa Caterina Valfurva: una casa di accoglienza di proprietà del COE che ha iniziato ad ospitare l’Azione Cattolica fin dagli anni ’70, quando S. Caterina contava 8 abitanti ed era considerata solo un alpeggio.

In cammino
È un momento di commozione, se si pensa a quante persone, quante storie, esperienze, riflessioni e preghiere siano nate e passate proprio in questo luogo.
Nonostante le già tante volte in cui abbiamo partecipato a una settimana della Benedicta (come adolescenti, giovani, educatori, responsabili dei bambini e ragazzi), non eravamo ancora mai stati presenti al turno dedicato alle famiglie. Inizialmente nutrivamo qualche dubbio se partecipare o meno a questa proposta estiva; banalmente ci chiedevamo se poteva essere sostenibile per nostra figlia Irene, che ha solo due anni. Non eravamo certi di riuscire a partecipare a tutti i momenti per gli adulti, e in tutta sincerità eravamo abbastanza convinti che la cosa fosse più adatta a chi ha figli più grandi e autonomi.
Fiduciosi che al massimo avremmo potuto partecipare ai momenti collettivi, ci siamo iscritti. Successivamente abbiamo saputo che altri nostri amici con bimbi anch’essi piuttosto piccoli sarebbero venuti, addirittura una famiglia con un piccolissimo di 5 mesi.
Desiderosi di trascorrere una settimana in buona compagnia, di respirare un po’ di aria fresca e bisognosi di riposare, abbiamo caricato la macchina e siamo partiti.
Una volta arrivati alla Benedicta ci siamo salutati con gli amici e presentati alle nuove conoscenze; interessante e arricchente è conoscere la storia di tutti e condividere la propria, all’interno di una settimana con diversi momenti comuni per dialogare.
I ritmi sono stati ovviamente diversi dal solito: le attività cadenzate dalle campanelle, oltre che dai piú quotidiani (per noi, genitori di una duenne) cambi pannolini, merende/poppatine e pisolini, hanno restituito una nuova e significativa intensità alle giornate, aiutandoci a vedere il bello del piccolo gesto di aiuto e a ridimensionare le proprie “fatiche”.

Racconto della buononotte
Gite, preghiere, attività e tempi liberi si sono rapidamente susseguiti con un tema di fondo proposto su cui formarsi e riflettere insieme: la comunità. Cosa vuol dire oggi essere e fare comunità? Che differenze ci sono con le piú social community, quali risorse e quali difficoltà la caratterizzano?
Gli spunti di riflessione, gli interventi dei relatori ospiti sono stati di qualità e lo spazio per la condivisione ad intra e ad extra famigliare é sempre stato il cuore di ogni momento vissuto in gruppo. Abbiamo a tutti gli effetti fatto nascere e sperimentato per qualche giorno una piccola comunità, unica nel suo genere.
Al termine della settimana due sensazioni sullo sfondo: la voglia di tornare l’anno prossimo e la leggera malinconia nel rifare le valigie. Queste per noi sono la conferma che Santa Caterina famiglie è risultata un godereccio insieme di relax, occasioni di amicizia, immersione nella bellezza di una montagna indiscutibilmente meravigliosa, possibilità di sostare nella preghiera con una proposta di pensiero alta ma non altezzosa, intensa ma non intensiva, ottimale per i ritmi del nostro essere famiglia oggi.
Gabriele e Gaia con Irene









