Le testimonianze dalle settimane estive Acr proseguono.
Dal 26 al 30 giugno è stato il turno dei ragazzi di prima e seconda media (12-13 anni) a S. Caterina. Questa volta a consegnarci il diario di bordo della settimana è la responsabile di campo Ilaria Fumagalli (di Milano, è stata responsabile diocesana nel 2008, e per dodici anni è stata referente delle settimane estive Acr).
Incominciamo dalla parte tematica proposta. Avete seguito la stessa degli altri turni?
Anche noi abbiamo seguito il tema di Giona, è una figura simpatica perché è refrattario alla chiamata di Dio inizialmente, e scappa, così i bambini non faticano a identificarsi in lui. Abbiamo ovviamente adeguato le riflessioni all’età dei partecipanti: a proposito dell’episodio della tempesta, dopo una serie di giochi d’acqua sempre coinvolgenti per tutti, ci siamo dedicati al tema delle paure, al bullismo
Che approccio hanno mostrato i bambini nella vacanza? Qual è stata la vostra organizzazione? E per gli educatori com’è andata?
In totale i ragazzi erano 42, divisi in cinque “bolle”, con 8/9 persone ciascuna, accompagnati da cinque educatori (Timonieri, capitani, vedette, mozzi e cambusieri i nomi scelti per i gruppi), escludendo me e don Fabio. Come già negli altri turni, c’è stato grande rispetto per le norme anticovid, tanto che l’ultima sera i ragazzi si sono divertiti a mimare il dispenser del gel disinfettante. Gli educatori erano alla prima esperienza di guida a S. Caterina, eccetto uno. Ma la bellezza è saper fare squadra, nonostante le difficoltà organizzative e il fatto che ci fossimo soltanto parlati a distanza, prima della vacanza stessa.
Come sono andati i momenti di preghiera?
Grazie alla drammatizzazione della storia di Giona, i momenti di preghiera sono stati apprezzati dai ragazzi. Abbiamo poi puntato molto sulla regola pilastro dell’Acr. Diventare grandi vuol dire anche non perdere la bussola che ci indica la direzione, nonostante le difficoltà quotidiane. Questa bussola per l’Acr è sicuramente la Regola, nel rapporto con la fede, con sé stessi e con gli altri. Abbiamo fatto anche una mattinata di deserto, dove noi educatori abbiamo notato come le femmine si siano aperte nel scrivere ampie riflessioni, mentre i maschi sono stati molto più sintetici, e li abbiamo aiutati nell’approfondire un po’.
Cosa ti porti a casa dopo questa esperienza?
Caterina è un dono per tutti, come confermano sia i ragazzi quegli stessi giorni sia i messaggi che continuiamo a ricevere una volta tornati a casa. L’ultima giornata abbiamo chiesto ai ragazzi di disegnare una barca a vela, e di colorarla sulla base di come avevano vissuto la settimana, più o meno intensamente. Sono state anche scritte delle parole chiave, in primis “fiducia”, “disponibilità”, “gratitudine”. Un po’ la missione dei ragazzi, dopo quest’esperienza. Il tema di Giona, in generale, è stato illuminante e formativo non solo per i bambini, anche per noi educatori, perché ci siamo confrontati sul significato di affrontare difficoltà, sulla mancanza di fiducia, sulla relazione con Dio… Personalmente, sono grata di aver potuto fare questa esperienza anche quest’anno, al di là dei vincoli da rispettare ho respirato ugualmente quel clima magico che in pochi giorni si crea a S. Caterina, e che fa sentire a casa.
Francesca Bertuglia






