Lo scoppio della pandemia da Covid-19 nel 2020 ha forzato l’adozione generalizzata del lavoro a distanza coinvolgendo un enorme numero di lavoratori italiani. Il dibattito sui pro e i contro di questa modalità di lavoro si è subito sviluppato con un proliferare di studi che hanno cercato di cogliere i profili del fenomeno. La Commissione lavoro dell’A.C. ambrosiana ha voluto promuovere un’indagine di ascolto con caratteristiche del tutto distintive rispetto alle altre indagini disponibili.
L’indagine ha rilevato il vissuto dei soci e delle persone intorno a loro per tenere traccia dei segni lasciati da questa esperienza e far emergere aspetti sui quali riflettere e agire. L’obiettivo è stato quello di cercare di comprendere se la modalità a distanza può contribuire ad arricchire di senso il lavoro e ad alimentare il cammino verso un lavoro che sia umano (Papa Francesco, 2021).
L’indagine è stata realizzata a maggio 2021 raggiungendo 189 rispondenti distribuiti per età e genere in modo simmetrico rispetto alla base degli associati. I dati sono disponibili al seguente link e sono stati presentati e discussi in una tavola rotonda il 16 settembre 2021.
A valle dell’evento di presentazione dei risultati, è stato deciso di pubblicare una serie di articoli di commento e approfondimento al fine di mantenere un dialogo aperto con tutti gli interessati all’iniziativa. Questo primo articolo, che apre la serie, è dedicato a un breve richiamo dei principali dati e ad alcune sottolineature che vale la pena di portare all’attenzione.
La grande maggioranza dei rispondenti non aveva mai svolto attività di lavoro a distanza, da casa o da altri luoghi, in coerenza con la limitata diffusione del lavoro da remoto in Italia. Il numero di giorni lavorati da casa nei tre mesi precedenti all’indagine è stato molto variabile: un terzo dei soggetti ha lavorato da casa tutta la settimana, il 18,5% sempre nella sede aziendale, mentre gli altri si distribuiscono tra 1 e 4 giorni. Tra coloro che avevano svolto lavoro da casa prima della pandemia c’è una buona prevalenza di uomini (42% dei rispondenti a questa domanda) rispetto alle donne (solo il 30% dei rispondenti a questa domanda). Emerge quindi una netta differenza tra uomini e donne che in qualche modo sorprende.
Al fine di comprendere l’impatto di un’organizzazione basata sul lavoro a distanza sulla qualità del lavoro stesso e sulla vita delle persone, è stato cruciale chiedere ai rispondenti le loro valutazioni sui potenziali benefici e svantaggi che loro hanno percepito. Il grafico 1 mostra come il principale vantaggio percepito sia il risparmio di tempi e di costi per i trasporti, come ci si aspetta in un territorio caratterizzato da pendolarismo. Beneficio collegato alla possibilità di conciliare meglio il tempo di lavoro con la vita personale e di avere più tempo libero che è stato dedicato in gran parte a momenti di vita familiare e di preghiera.
A fronte del netto beneficio legato al tempo però emergono due importanti effetti negativi: la minore socialità con i colleghi di lavoro e l’aumento del carico di lavoro. La perdita di socialità tra colleghi rappresenta un vero e proprio vulnus: per le persone implica minori opportunità di amicizia, solidarietà, crescita personale, azioni collettive; per le imprese la rarefazione delle relazioni interpersonali rischia di compromettere la creatività e l’innovazione, la costruzione di spirito di squadra e di senso di appartenenza, maggiori difficoltà per inserire i giovani nel contesto organizzativo e per la loro formazione sul campo.
La percezione di un aumento del carico lavoro rilevata da questa indagine è tipica dei contesti di lavoro a distanza, nei quali è provato che le persone tendino a lavorare oltre il normale orario di lavoro, di solito alla sera e nei week end (Eurofound, 2020). A fronte della sensazione di maggior carico di lavoro, i rispondenti percepiscono meno un aumento della produttività e una migliore organizzazione del loro lavoro. Mentre quindi la produttività dal punto di vista delle aziende ha beneficiato di un maggior numero di ore di lavoro non retribuite, non è detto che dal punto di vista dei lavoratori emerga una maggiore gratificazione rispetto ai risultati conseguiti e alle modalità di svolgere il lavoro. Si tratta evidentemente di dati solo indicativi, eppure importanti perché inducono ad approfondire quali possono essere i benefici netti per i lavoratori.
Una questione molto rilevante è come i lavoratori vedono il futuro del lavoro. La decisa maggioranza dei rispondenti desidera continuare a lavorare a distanza: il 69%. La prospettiva apre però alcuni interrogativi legati a due questioni: il genere e gli interventi necessari.
Riguardo al genere, dai dati emerge che gli uomini preferiscono il lavoro a distanza più delle donne: il 76% degli uomini che hanno risposto a questa domanda vuole continuare a lavorare a distanza a fronte del 65% delle donne. Il dato sembra sorprendente eppure è confermato da altre ricerche. Per esempio Eurofound (Eurofound, 2020) conferma questa differenza e aggiunge che alla fine di una giornata di lavoro da casa la sensazione di essere esausti è nettamente prevalente nelle donne rispetto agli uomini. Tra le ragioni di questa divergenza possiamo ipotizzare che il lavoro a distanza non abbia risolto (o forse anzi abbia addirittura aggravato) fenomeni quali lo squilibrio nella divisione del lavoro familiare a scapito delle donne, le difficoltà relazionali in famiglia fino all’aggressività domestica, le difficoltà delle donne a fare carriera. Situazioni rispetto alle quali per le donne il lavorare fuori da casa ha rappresentato in passato una strada di emancipazione e oggi potrebbe essere un asset in più per la loro affermazione. Si pone quindi la questione del genere come tra le più importanti per assicurare dignità al lavoro a distanza.
In relazione agli interventi necessari, ai dati emerge che i rispondenti avvertono l’esigenza di avere tempi certi di lavoro, formazione, strumenti di lavoro più efficienti e contributo alla copertura dei costi. Tutte questioni complesse e intorno alle quali si dovrà svolgere il dibattito sui futuri modelli di organizzazione del lavoro e di contratto formale e psicologico tra lavoratori e datori di lavoro. Nel complesso emerge quindi il desiderio di continuare l’esperienza del lavoro a distanza condizionata ad alcuni interventi da parte delle aziende in primis che rendano sostenibile nel tempo questa nuova modalità di organizzazione del lavoro.
In conclusione vale la pena di sottolineare che la diffusione di modelli di organizzazione basati sul ricorso del lavoro a distanza va governata al fine di evitare che venga ridotta a una mera frontiera per ridurre i costi, migliorare la produttività e la redditività delle aziende. I lavoratori e la società hanno l’aspettativa di creare nuovi contesti di lavoro che sia umano (Papa Francesco, 2021).
Alessandra Mazzei, socia di Azione Cattolica ed esperta di relazioni organizzative e comunicazione interna
Riferimenti
Eurofound (2020), Living, working and COVID-19, COVID-19 series, Publications Office of the European Union, Luxembourg (disponible online http://eurofound.link/ef20059).
Papa Francesco (2021), Videomessaggio del Santo Padre in occasione della 109.ma Conferenza Internazionale del Lavoro, 17 giugno 2021 (disponibile online https://www.vatican.va/content/francesco/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2021/6/17/videomessaggio-oil.html)






