“Una volta partecipavo a imprese comuni […] e mi piaceva il motto ‘Siamo tutti necessari, ma nessuno è indispensabile’. Oggi […] mi sono persuaso che nessuno è necessario, ma ognuno […] è un dono, un’aggiunta non necessaria, che non va a colmare una casella vuota, ma ad arricchire tutti”. (Erri De Luca, Alzaia, Feltrinelli 2004)
C’è un proverbio antico, di quelli che si tramandano di bocca in bocca per mettere ordine nel mondo, che confonde l’essenziale con l’obbligatorio. Ma i proverbi, a volte, vanno capovolti per trovarne il midollo.
Chi fa volontariato lo sa senza bisogno di troppe parole. Il volontario non sta dentro una casella di calcolo, non riempie un vuoto dovuto. È un «di più». Un’aggiunta gratuita, un lusso dello spirito che porta con sé il peso specifico della propria persona. Dà quello che nessun altro potrebbe dare, non per competenza, ma perché quel modo di porgere la mano è solo suo, ha la forma unica delle sue dita.
Le organizzazioni lo sanno, anche quando tacciono: sentono la mancanza non di un paio di braccia, ma di quel preciso respiro. Sotto la superficie delle cose, l’uomo o la donna che si donano sono un’aggiunta non necessaria. È l’eccedenza.
Ho speso anni dentro i cerchi dell’Azione cattolica, e lì ho visto l’inutilità farsi splendore. Ho visto amici regalare talenti che nessuno aveva chiesto, inventare soluzioni con la fantasia di chi non deve fatturare il tempo. Gente che non cercava il palco, ma metteva sul tavolo comune il proprio pezzo di pane, per arricchire tutti.
È una geometria semplice da capire, eppure immensa: nessuno è sostituibile. Il volontario non è necessario al funzionamento dell’ingranaggio, ma è indispensabile al calore della casa. È indispensabile per quell’originalità che non si compra e non si replica. Ogni volta che incrociamo una di queste persone “non necessarie”, ci sentiamo misteriosamente raddrizzati, migliori.
La dote del volontario è questa: essere un pezzo unico, irripetibile. Uno che con la sua sola presenza compie un gesto che somiglia allo spreco, a una santa dissipazione. Pare uno squilibrio senza rimedio, un sistema che perde pezzi senza poterli rimpiazzare. Invece è il contrario: è la ricchezza intera, quella che non si calcola, che non serve a niente eppure salva tutto.
Maurizio Guarnaschelli






