Francesco Caldirola è stato eletto presidente diocesano FUCI a giugno 2026 e sarà in carica per due anni, fino al 2028. Da ora è lui a coordinare i tre gruppi FUCI presenti a Milano: Città Studi-Politecnico, Statale e Cattolica. Ma partiamo da te, Francesco: cosa studi e qual è il tuo percorso?
Studio Lettere moderne alla Statale di Milano e sono al terzo anno. Sono cresciuto in oratorio, dove ho fatto anche l’educatore, e ho avuto modo di impegnarmi molto a livello territoriale. L’oratorio mi ha insegnato l’arte della cura, prima affidandomi alla responsabilità degli altri e poi mettendomi a servizio.
Quando hai incontrato la FUCI?
Sono tesserato FUCI da tre anni. Appena entrato all’università ho conosciuto questa realtà e mi sono tesserato. In realtà cercavo un percorso di fede un po’ più ampio: a un certo punto la dimensione parrocchiale non mi bastava più. Il mio padre spirituale mi ha parlato della FUCI, ma all’inizio ero titubante. Poi ad un incontro della Pastorale sociale con padre Giuseppe Riggio, ho conosciuto Federico Vivaldelli, in quel momento presidente diocesano della FUCI. Così sono andato al primo incontro e ho capito che la FUCI era la realtà che cercavo.
Prima della FUCI avevi già avuto contatti con l’Azione Cattolica?
Dell’Azione Cattolica ne ho sempre sentito parlare, ma non l’ho mai vissuta direttamente. L’ho sempre incontrata per vie traverse.
Cioè?
Ho sempre avuto il libretto dell’ACR in casa. Lo prendeva mia mamma per noi e pregavamo così insieme in famiglia.
Che cosa ti ha conquistato della FUCI?
Mi è piaciuto molto il fatto di unire due dimensioni per me importanti della vita cristiana: quella spirituale e quella sociale. Nella FUCI l’impegno sociale e politico convivono in un percorso spirituale. È una caratteristica che ritroviamo anche nella storia della Federazione, attraverso figure come Aldo Moro, Giorgio La Pira e Vittorio Bachelet, che hanno testimoniato con la loro vita questo tipo di impegno.
Quali sono gli ambiti su cui si struttura la proposta della FUCI?
La proposta della FUCI si sviluppa attorno a tre dimensioni: socio-politica, teologico-spirituale e universitaria. In concreto, durante i nostri incontri ci interroghiamo sulla realtà che ci circonda, partendo dal nostro percorso di studi facendoci aiutare dalla Parola. L’obiettivo è formarsi e informarsi insieme.
Che cosa significa vivere l’università attraverso la FUCI?
Innanzitutto avere una comunità con cui condividere le gioie e i dolori dell’università. All’interno della FUCI c’è anche una dimensione di accompagnamento reciproco: chi è più avanti nel percorso può aiutare chi è più giovane, e poi a sua volta essere aiutato. Per uno studente pendolare l’esperienza universitaria può diventare ancora più piena grazie alla FUCI, perché permette di incontrare altri studenti, anche di facoltà diverse, confrontandosi su temi differenti e di attualità, ciascuno con la propria sensibilità.
In che cosa si differenziano FUCI e Azione Cattolica?
La principale differenza è che l’Azione Cattolica è articolata in diversi settori, mentre la FUCI è rivolta esclusivamente agli universitari. È una realtà che inizia e finisce con l’università, quindi ha anche tempi più ristretti: normalmente l’esperienza dura tre o cinque anni ed è legata al percorso universitario.
Qual è oggi, secondo te, la sfida principale della FUCI?
Una delle necessità più importanti è far conoscere la nostra proposta restando fedeli al carisma fucino. Non è una realtà molto conosciuta ed è un peccato, perché è una bellissima esperienza. In questo senso è stata importante anche la relazione che abbiamo instaurato con l’Azione Cattolica. Credo che FUCI e AC possano arricchirsi a vicenda.
Qual è l’obiettivo che ti poni come presidente diocesano?
Raccogliendo il testimone da Emanuela Scarfò, con la quale abbiamo condiviso idee e prospettive, mi piacerebbe che la FUCI, utilizzando le parole di Papa Francesco, fosse un po’ come lievito nella pasta all’interno dell’università; quindi che ogni studente che inizia questo cammino possa comprendere la sua vocazione all’interno del suo percorso di studi e così rispondere alla propria chiamata nel mondo.
Cosa significa, concretamente, mettere in relazione la fede con ciò che si studia?
Significa far germogliare quello che ognuno studia. Io, come studente di Lettere, quando mi approccio al mondo, che sguardo ho? E come il mio essere cristiano va a incidere su questo sguardo e, di conseguenza, sulle mie azioni? Credo che questa sia una delle domande importanti che la FUCI può aiutare gli studenti a porsi.
Quali sono gli appuntamenti in programma per il prossimo anno?
Tra gli appuntamenti fissi c’è l’inizio dell’anno accademico, che organizziamo insieme al Settore giovani dell’Azione Cattolica. Il 14 ottobre ci sarà un aperitivo rivolto ai giovani, sia fuorisede sia non fuorisede, universitari e lavoratori. Ci sarà poi il ritiro spirituale della FUCI, previsto dal 9 all’11 aprile, un’occasione per rileggere la propria vita, grazie alle riflessioni del nostro assistente spirituale, don Michael Pasotto.
E a livello nazionale quali sono gli appuntamenti più importanti?
L’appuntamento nazionale più importante è quello estivo, nella prima settimana di agosto: la Settimana teologica a Camaldoli. È un appuntamento fisso e sempre molto importante. Quest’anno è stato dedicato al tema dell’enciclica di papa Leone, Magnifica humanitas, con un approfondimento culturale e teologico.
Quanto conta, nella FUCI, la dimensione della quotidianità?
Conta molto. La FUCI è quotidianità: ci troviamo per gli incontri una volta a settimana. È proprio questa costanza a rendere l’esperienza arricchente. Ci si vede, si discute, ci si confronta e si passa anche semplicemente un momento insieme. Il Centro Diocesano, nel tempo, è diventato un vero e proprio punto di riferimento, una seconda casa: un luogo di accoglienza per tanti studenti e studentesse, dove un sorriso è sempre assicurato.
Torniamo a te per l’ultima domanda. Dopo la laurea, cosa immagini per il tuo futuro?
Dopo la laurea vorrei continuare con la magistrale in Lettere moderne, per poi proseguire il percorso come insegnante.






