Formazione, vita associativa, Chiesa e mondo: le quattro priorità per un’Azione Cattolica capace di rinnovarsi e di continuare a essere un luogo di incontro, fede e responsabilità.
Come essere e fare Azione Cattolica oggi? Come proporre l’associazione alle nuove generazioni e ai nostri coetanei? È ancora possibile motivare l’adesione all’AC, viverne la bellezza e riscoprirne il senso? Sono domande che accompagnano il cammino dell’associazione e che diventano particolarmente significative nel tempo di cambiamento che stiamo vivendo.
Quattro priorità per l’Azione Cattolica di oggi
Sarà un po’ anche per questo che, con tutta la gratitudine dovuta a chi tra noi continua a porsi queste domande, quando si è trattato di pescare alcune tematiche con cui avviare il percorso assembleare che ci attende, sono venute a galla questioni per certi versi fondamentali. Le quattro ‘priorità’ delineate tratteggiano infatti il perimetro stesso dell’AC, un’associazione dedita alla formazione per la vita dei laici e della Chiesa nel mondo. Se questo è il quadro, sappiamo bene che le priorità identificate – formazione, associazione, Chiesa e mondo – non sono concetti da capire, ma innanzitutto relazioni che siamo chiamati a vivere con consapevolezza. Ancora una volta, non si tratta di dirci tanto chi siamo, quanto per chi siamo.
Anche il sentiero proposto per esplorare insieme queste priorità ha assunto progressivamente i tratti di una sfida da cogliere. Per ciascuna tematica siamo invitati a partire dalla realtà che abitiamo, ad intuire e scegliere una direzione mediante il confronto con la Parola di Dio, per arrivare a impegni condivisi con cui orientare il cammino futuro e verificare i nostri passi. Sono passi che ricordano i metodi preziosi che da tempo abbiamo scelto per la formazione in AC, possono essere anche un buon modo per fare discernimento insieme.
Nella preparazione del documento, che nelle prossime settimane verrà affidato alle assemblee locali, una ulteriore sfida è stata già nei mesi scorsi quella di porci in ascolto reciproco: tanti sono stati i suggerimenti raccolti, provenienti da settori e commissioni, laici di AC, responsabili, assistenti e consiglieri diocesani; bello e impegnativo già ora il lavoro di ascoltare, lasciando spazio alla libertà di esprimersi, provando insieme ad esercitare la sensibilità prima ancora che la capacità di fare sintesi. È stato un punto di partenza irrinunciabile, quasi un anticipo del cammino che ci attende. Ne è emerso sicuramente un documento plurale, in cui convergono i contributi di molti.
Diversi suggerimenti si sono concentrati sulla cura delle persone che attraversano l’associazione, indicando i temi che motivano due delle priorità identificate, per ragioni che vale la pena considerare nelle loro dinamiche essenziali.
La formazione per vivere il Vangelo nel mondo
La formazione in Azione Cattolica è uno degli strumenti fondamentali per accompagnare bambini, giovani e adulti nella vita di fede e aiutarli a leggere alla luce del Vangelo le trasformazioni della società e le sfide della vita quotidiana.
La centralità della formazione è la prima consegna da rilanciare nel contesto di cambio d’epoca in cui viviamo. Situazioni inedite e spesso complesse ci chiedono risposte rapide alle sfide della vita personale, familiare, sociale ed ecclesiale. L’esigenza e l’offerta di nuove soluzioni e competenze non riescono a vincere la preoccupazione di non poter far fronte a tutte le aspettative, nelle diverse età della vita. In questo contesto, alla luce dell’icona biblica che guida il documento (Gv 21, 1-14), non ci è difficile immedesimarci in quel gruppetto di discepoli reduci da una pesca poco riuscita. Proprio lì, però, capita di ascoltare dalla riva una parola nuova, che rimette in azione, innescando quella svolta che cambierà la storia. È la svolta di un riconoscimento, segnato da una confidenza al termine della notte: ‘E’ il Signore!’. Così i processi formativi che vogliamo rinnovare possono ospitare il desiderio di condividere con gioia questa scoperta che diventa una buona notizia. Possiamo partire dalle situazioni di vita per coinvolgere tutta la nostra umanità: il pensiero, gli affetti e le progettualità. Rimettendo al centro la parola inedita del Vangelo, i cammini formativi richiederanno ancora dedizione e continuità, avvalendosi al meglio di preziosi strumenti da riscoprire e di metodi nuovi, senza timore di ereditare con creatività una tradizione ricchissima, anche su strade poco battute.
La vita associativa: dall’io al noi
La vita associativa dell’Azione Cattolica è il luogo in cui l’esperienza personale diventa cammino condiviso. In un tempo segnato dall’individualismo e dalla fragilità dei legami, l’associazione può offrire uno spazio in cui incontrarsi, ascoltarsi e mettere in comune esperienze, responsabilità e percorsi di fede.
Seconda tematica identificata per la discussione assembleare, la vita associativa è un’occasione preziosa per passare ‘dall’io al noi’, in una società che ne ha terribilmente bisogno; può essere il dono di uno spazio comune, che non è più privato ma non è neppure ancora propriamente pubblico. Non ci sfugge però il rischio che quel ‘noi’ possa attraversare le intemperie di tutti gli spazi comuni, così preziosi eppure così fragili, soprattutto di questi tempi: come fa ad essere un luogo custodito e aperto, capace di gestire la complessità e nello stesso tempo trasparente e comprensibile, consapevole di sé, felice di ritrovarsi e insieme poco incline a derive fusionali? Anche qui l’icona evangelica ci può aiutare ad accogliere un punto di vista nuovo. Ci stupisce come ciascuno dei discepoli entri nella trama a modo suo: chi propone e chi si lascia coinvolgere, chi capisce prima e chi non può fare a meno di buttarsi, chi arriva a nuoto e chi porta le reti a riva. Lo si può intuire già nell’elenco di discepoli all’inizio del brano, in cui ciascun nome porta con sé come sempre l’unicità di una storia e di un mistero. È la riscoperta di un cammino comune in cui la diversità di ciascuno è una ricchezza e non un ostacolo.
Un’AC aperta, capace di accogliere
Tutto ciò ci può aiutare nel valorizzare la nostra vita associativa: la diversità di età, di provenienza geografica, di vissuti quotidiani, di esperienze vissute in AC e nella Chiesa fanno il bello di questo cammino. Particolare cura sarà da riservare alla promozione e all’accoglienza di nuovi amici o di chi per un po’ si è allontanato dall’associazione; perché ci sta a cuore il loro cammino e perché non ci intimorisce l’idea di fare dell’AC un luogo ricco di contributi diversi.
Per la Chiesa e per il mondo
Se queste sono due delle quattro priorità proposte è chiaro che entrambe hanno senso se vengono messe a servizio, come talenti preziosi che vengono fatti circolare, consapevoli della loro destinazione per altri. Con sempre maggiore consapevolezza saremo quindi chiamati a confermare la nostra dedizione alla Chiesa diocesana e a riscoprire ogni giorno la nostra responsabilità per le realtà del mondo che abitiamo.






