Attraversare le vie del centro di Milano dopo quanto accaduto sabato 17 e domenica 18 ottobre provoca una reazione molto particolare. Per chi vive quotidianamente la città, per ragioni di studio, di lavoro, e ancora di più per chi vi è nato e cresciuto, il sentimento oscilla tra l’incomprensione, lo stupore, la rabbia e lo stordimento.
Percorrendo strade come via Torino o via Dante, sempre piene di turisti, studenti e lavoratori, e vedendo vetrine infrante, porte sprangate e agenti schierati, si ha quasi l’impressione di vivere una realtà parallela.
Violenze a Milano: oltre la condanna, comprendere le cause
Condannare le violenze e i saccheggi è necessario e imprescindibile, ma non possiamo non interrogarci sulle radici più profonde di questi eventi, sul loro significato e sulle ricadute che avranno sulla nostra società.
Una lettura diffusa è che le persone coinvolte negli scontri, soprattutto giovani, spesso minorenni, siano delle schegge impazzite, dei vandali che hanno assecondato la loro sete di violenza, senza alcuna ragione apparente o scopo comprensibile.
Questa visione è, a ben vedere, rassicurante: lascia trasparire l’idea che chi ha preso d’assalto negozi, automobili e fermate dei mezzi pubblici sia completamente avulso dalla società, una sorta di meteorite di passaggio, dannoso ma destinato a scomparire rapidamente.
Se ne deduce che la soluzione sarebbe barricarsi in casa e attendere che polizia e magistratura reprimano il fenomeno, ristabilendo così la pace sociale.
Un episodio isolato o il sintomo di un malessere più profondo?
Mantenere l’ordine pubblico e perseguire i reati sono compiti fondamentali delle istituzioni e la legge dovrà essere applicata anche ai fatti di Milano, con le sanzioni previste.
Tuttavia, come componenti della comunità ferita da questi eventi, dovremmo spingerci più in profondità.
Fino a che punto possiamo considerare quanto accaduto il frutto di una sorta di allucinazione collettiva di qualche centinaio di sbandati? Si è trattato di un fatto isolato, per così dire casuale, o è prova di un malessere sottostante?
La paura che si diffonde nella comunità
La portata delle violenze è tanto più evidente se si considera ciò che è accaduto nei giorni successivi.
Nel pomeriggio di lunedì svariati messaggi sono circolati sui gruppi e sulle chat degli studenti delle principali università milanesi.
Vi era chi parlava di imminenti incendi degli atenei, mentre altri affermavano che diversi rettori avessero già disposto evacuazione, sospensione delle lezioni fino a nuovo ordine e preparazione degli edifici in vista dell’assalto.
Nulla di tutto ciò è accaduto, ma quello che è interessante considerare è come le persone fossero assolutamente disposte a dare credito a questi allarmismi, nonostante le rassicurazioni di chi era effettivamente presente nelle università e non stava vivendo alcun pericolo immediato.
Gli eventi del fine settimana hanno gettato la comunità cittadina nella paura e, di conseguenza, molti sono pronti a credere a qualunque minaccia, vera o presunta, pur di poter giustificare il proprio timore.
La rottura dei legami sociali
È questo l’aspetto più preoccupante e che merita maggiore attenzione.
Quanto accaduto a Milano non è stato un temporale di passaggio senza alcuna conseguenza. Le devastazioni e la reazione che ne è seguita sono sintomo della rottura sempre più evidente dei legami che tengono unita la società.
Da un lato, infatti, vi è chi proviene da contesti spesso disagiati e che si scaglia con violenza contro un sistema che percepisce ingiusto, mentre dall’altro chi ora teme per la propria incolumità e guarda con sospetto chiunque corrisponda vagamente all’identikit del vandalo veicolato su social e media.
Ricucire i legami della città: il ruolo della comunità
Come studenti cattolici che si ispirano a valori di solidarietà, attenzione per l’altro e cura della società come spazio comune, dobbiamo lavorare affinché i fili che tengono insieme la comunità vengano riannodati, facendo in modo che le persone si ri-conoscano e trovino un punto di incontro per affrontare i problemi comuni.
La disuguaglianza, l’assenza di mobilità sociale, la riduzione dei luoghi di socialità, la distanza ormai siderale tra governanti e governati, la perdita del senso di comunità e l’ingiustizia di un sistema che privilegia pochissimi a scapito della maggioranza non sono questioni che riguardano solo chi ha assaltato negozi e vie.
Dalla repressione alla ricostruzione sociale
Arrestare e processare sarà importante, ma non sarà in sé capace di rispondere al disagio che molti vivono e alle disuguaglianze che tanti altri patiscono e denunciano.
Per questo servirà uno sforzo di tutta la comunità, perché l’altro non sia visto come un bene da sfruttare o come un problema da nascondere.
La necessaria opera di rieducazione e reinserimento sociale dei colpevoli sarà inutile se non sarà accompagnata dalla ricerca e dalla concreta attuazione di soluzioni ai problemi alla base delle proteste e delle violenze.
Costruire una città più giusta e solidale
Gli eventi di Milano, nella loro drammaticità, hanno portato alla luce questioni che non possiamo più ignorare.
Sta ora a tutti noi raccogliere questa sfida, impegnandoci insieme per ricostruire i legami della comunità, affrontare le disuguaglianze e rendere la città un luogo in cui ciascuno possa sentirsi parte di un progetto comune.
Perché è proprio dalla capacità di ascoltarci, riconoscerci e prenderci cura gli uni degli altri che può nascere una società più giusta e solidale.






