È tempo di lasciare alle spalle l’estate con ricordi piacevoli ed esperienze da raccontare. Anche gli Adulti di Azione cattolica molto probabilmente la pensano così, riportandoci del loro viaggio itinerante in Veneto.
Partiti il 17 agosto, una trentina di partecipanti – tra i 40 e i 70 anni, accompagnati dall’assistente don Cristiano Passoni – ha avuto modo, nell’arco di una settimana, di esplorare alcune bellezze della regione grazie a una guida speciale, e sulle orme di personaggi d’eccezione. Scopriamo i particolari. Come ci racconta una partecipante, senza la guida di Lucia Bologna – che spesso accompagna gli Adulti di Ac – non sarebbe stato lo stesso. Le sue spiegazioni e il suo occhio artistico hanno fatto la differenza, tra le varie tappe. Per citare qualche nome: Padova, Pieve di Soligo, Conegliano, la diga del Vajont, l’Abbazia di Follina con la sua storia di monaci cistercensi, Venezia.
In particolare, la giornata del 18 agosto e del 20 agosto sono state dedicate, rispettivamente, al beato Giuseppe Toniolo e a papa Giovanni Paolo I, e alla loro “visione del mondo”. Due uomini di Chiesa che hanno lasciato una traccia significativa. Infatti, Giuseppe Toniolo (proclamato beato nel 2012), vissuto a cavallo tra Otto e Novecento, aveva fatto dell’Azione cattolica la sua casa e aveva promosso l’iniziativa delle Settimane Sociali, oltre a puntare sulla nascita dell’Università Cattolica di Milano. A Pieve di Soligo Toniolo aveva trovato una dimensione intellettuale, contemplativa e spirituale ideale, e proprio qui quindi scelse di essere sepolto. Invece, a Canale d’Agordo, la Casa natale di papa Luciani (il cui pontificato purtroppo durò soltanto un mese nel 1978. Il nostro gruppo ha avuto la possibilità di ascoltare un testimone partecipe alla causa di beatificazione. Interessante anche la tappa che ha ripercorso la tragedia del Vajont, una lingua di terra tra Veneto e Friuli che porta ancora i segni del tempo e del conflitto, ed è un pezzo di Storia che merita riflessione. Anche in questo caso, una testimonianza da parte di un sopravvissuto.
Non è stata casuale la scelta del Veneto e dei “suoi profeti”: durante il percorso Bethlehem, dell’anno associativo appena trascorso, l’approfondimento spirituale (dedicato agli adulti e ai giovani adulti per cinque weekend all’anno) verteva proprio sull’”abitare il tempo con sguardo profetico”.
Dunque, cosa si portano a casa i partecipanti dopo quest’esperienza?
La ricchezza di aver vissuto un viaggio non semplicemente per turismo, perché altre chiavi di scoperta sono la relazione interpersonale, l’attenzione alla spiritualità e alla preghiera. Qualcuno in coppia, qualcuno no, non veniva meno la curiosità di conoscere e confrontarsi con il resto del gruppo, sia durante le visite sia durante i momenti di convivialità e riposo, e lo stesso, il desiderio di lasciarsi stupire dalle visioni raccolte.
Francesca Bertuglia






