Parlare oggi di “amore per la politica” o di “bellezza della politica” può apparire del tutto inusuale o fuori luogo; la parola “politica” sembra essere diventata impronunciabile. Sempre più persone evitano l’argomento nelle conversazioni quotidiane, lo dichiarano apertamente sui profili social (“no politics here”), cambiano discorso quando qualcuno lo introduce durante una cena tra amici.
I numeri dicono la disaffezione alla politica
I numeri confermano questa disaffezione crescente: secondo il Pew Research Center (un importante centro studi statunitense), nel 2023 circa il 65% degli americani dichiarava di sentirsi “esausto” dalla politica, un dato in costante crescita rispetto agli anni precedenti. In Europa, l’Eurobarometro riporta livelli di fiducia nei partiti politici tradizionali stabilmente sotto il 20% nella maggior parte dei paesi membri.
Tra le cause che hanno trasformato un termine che dovrebbe indicare la gestione della cosa pubblica in qualcosa da cui prendere le distanze, possiamo rintracciare: 1) la polarizzazione sempre più estrema delle idee; 2) il fattore “impotenza” per il quale molti percepiscono la politica come un teatro dove i cittadini comuni sono semplici spettatori senza voce (un’indagine del 2024 condotta in Italia dall’Istituto Demos mostrava che oltre il 70% degli intervistati riteneva che “votare non cambi nulla”); 3) la sensazione, infine, che la politica sia diventata semplicemente spiacevole, in quanto i social hanno amplificato i toni più aggressivi, trasformando ogni questione in una rissa verbale.
Il paradosso è che mentre si cerca di evitare la parola “politica”, le questioni che più ci riguardano da vicino – dall’ambiente al costo della vita, dalla sanità all’istruzione – continuano a influenzare concretamente la vita di tutti e di ciascuno. E proprio dalla politica potrebbero (o, meglio, dovrebbero) arrivare scelte importanti, riguardanti questi e molti ambiti della nostra quotidianità.
Il libro Amare la politica di Gianni Borsa
La sfida che si propone il nuovo libro del presidente diocesano Gianni Borsa, Amare la politica – edito da In Dialogo e in uscita la primavera prossima – è dunque quella di riappropriarsi della “politica”, ricercando i motivi di fondo per cui valga ancora la pena credere e animare una democrazia partecipativa, orientata al bene comune e al benessere di tutti i cittadini.
Il volume, scritto a più mani e con i contributi di diversi/e esperti/e, vuole essere uno strumento per segnalare innanzitutto le derive della politica attuale per poi sottolinearne l’importanza in chiave di partecipazione e di costruzione di un futuro più giusto e più umano.
Inoltre, la pubblicazione si pone come obiettivo quello di creare occasioni di confronto e di dialogo nei territori della nostra diocesi e del nostro Paese, per rivitalizzare un impegno e una vocazione così significativi per la nostra esistenza.
Diversi contributi
Tra i diversi contributi, quello di Luca Alici, docente di Filosofia politica all’Università di Perugia, mostra in maniera molto chiara e provocante come sia necessario tornare a indagare nel profondo le ragioni del nostro stare insieme, a tutti i livelli. Secondo Alici «la domanda sul senso della politica parte dalla domanda sul senso dell’umano e la risposta alla fatica dello stare insieme non può che muovere dalla possibilità di dire qualcosa su ciò che sta tra gli umani, che chiamiamo “politico”.
Ritrovare il senso della politica nel tempo della sua evaporazione vuol dire allora riaprire la domanda sull’umano e la domanda sul “tra” gli esseri umani, su cosa la dimensione politica rappresenta, rispetto a ciò che siamo, e ripensare il politico prima della politica. “Ciò che sta tra noi” è la sfida che la politica è chiamata a vincere per potersi pensare al di là della sua riduzione a pubblica amministrazione o, peggio, a privatizzazione del pubblico».
Come a dire: la politica ha senso e può essere amata quando comprendiamo che i legami tra le persone non sono un dettaglio, ma sono fondamentali. Questi legami non ci separano (anche se possiamo non essere d’accordo gli uni con gli altri), non sono finti (fanno ontologicamente parte di ciò che siamo), e non sono banali (sono un tesoro che appartiene a tutti).
La politica, ci ricorda il volume di Borsa, serve a organizzare come viviamo insieme agli/alle altri/e e nel mondo. È lo spazio che sta tra me e te, tra noi e gli/le altri/e; è quello spazio condiviso dove ci incontriamo, di cui tutti insieme dobbiamo prenderci cura e che con il nostro impegno e la nostra volontà siamo chiamati a custodire e coltivare.
Alberto Ratti






