FUORI DENTRO – DENTRO FUORI.
La due giorni teologica 2026 dell’AC ambrosiana.
Due giorni intensi. Un’ottantina di persone iscritte. I tempi alternati tra relazioni, dibattiti, lavoro in piccoli gruppi, momenti conviviali. La relazione di Ottavio Pirovano fotografa la realtà diocesana, seguono gli interventi magistrali di Stella Morra, docente di teologia fondamentale alla Pontificia Università Gregoriana, sul necessario cambio di paradigma nella Chiesa e nella società, come pure nelle nostre vite. E la domanda che è stata posta non è: “Cosa abbiamo ascoltato o imparato oggi?” ma “Cosa è accaduto oggi?”. La realtà è fatta di interconnessioni, è irriducibile. Un evento di formazione non si risolve in una trasmissione di pensieri e saperi ma fa accadere, suscita, imprime svolte. Ed è andata così.
Nuove pratiche e piccole e grandi rivoluzioni
Ci siamo trovati in terre poco conosciute, un po’ sbilanciati verso ciò che si intuisce ma ancora non è chiaro, tra arcipelaghi di domande e acque cariche di incertezze. Consapevoli però di non potere (né volere) delegare la mediazione culturale. Finito il tempo della mediazione culturale della Chiesa-istituzione, comprendiamo di dover proseguire costruendo “pratiche” di vita cristiana e di testimonianza credibili, in cui è necessario compiere “piccole/grandi rivoluzioni”. Infatti, il cammino comune ecclesiale deve tenere in conto l’autorevolezza delle persone, l’abbandono di logiche di autorità verticale e monodirezionale, l’evitamento dell’autoreferenzialità, la necessità di riconoscere all’opera un soggetto plurale (il popolo di Dio). La sfida è compiere il cammino insieme, in un dentro-fuori ecclesiale dove i confini sfumano, dove si “riconosce” l’altro e con l’altro si dialoga, nel tentativo di costruire forme di pensiero e coscienza collettivi. Si tratta di creare un sentire comune che può sopportare la tensione della pluralità di soggetti e interpretazioni senza annullarla e può reggere i conflitti. È la via della sinodalità.
Chi non viene rappresentato nello spazio pubblico
La teologa ha sottolineato la necessità vitale per la Chiesa di essere spazio e laboratorio di pratiche comuni con lo stile descritto nelle righe precedenti. E di farlo partendo da coloro che hanno minore o nulla rappresentanza nello spazio pubblico: le persone escluse ed emarginate per diverse povertà, le persone lgbtqia+, le persone storicamente subordinate (le donne ad esempio). Infatti, coloro che hanno costruito (e costruiscono) relazioni e situazioni nel “comune” (beni condivisi, pratiche di comunità anche familiare), poiché lo spazio pubblico era (o è) negato, possono dare un contributo essenziale all’istituzione nel generare pratiche di vita comune. L’importante è che si sappia cogliere gli stati nascenti (ciò che emerge nella realtà come bisogno), trasformarli in stati istituenti (più solidi e riconoscibili) e poi in stati costituenti (capaci di aggregare e interessare anche altri). Questo può essere generativo ed è particolarmente interessante per attivare cambiamenti positivi nella Chiesa. Nei lavori di gruppo sono stati richiamati esempi in atto in tal senso e ci si è invitati ad aprire menti e cuori a un discernimento collettivo libero da timori, che sappia sostenere le tensioni senza annullarle immediatamente in nome di una comunione più di facciata che di sostanza.
Un cambio di baricentro
Imprescindibile infine riorientare la missione. Afferma Morra: «non si tratta di far venire le persone in chiesa, ma di far incontrare la chiesa nelle vite, che sono lì e ci attendono con le loro domande di realtà e di bisogno». Lo sforzo è indirizzato, sia a livello teologico che pastorale, a un cambio di baricentro. Infatti «i laici viventi, che amano, lavorano, educano i piccoli, assumono responsabilità, non sono “l’accessorio” della chiesa, ma la sua sostanza, sono l’unica chiesa che tutti incontrano; la chiesa che è lì, nella Galilea delle genti dove il Risorto è già e ci attende».
Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno. Mt 28,10.
Maura Bertini
Foto di Trevin Rudy su Unsplash






