«Il secondo turno dedicato agli adolescenti (dalla prima alla terza superiore), tra 10 e 17 luglio, cui ho partecipato – ci racconta Emanuele Villa – è stato bello, denso e impegnativo dal punto di vista emotivo. Abbiamo notato come i ragazzi, tra un lockdown e l’altro, abbiamo accumulato esperienze e vissuti complessi, anche traumatici. Sicuramente alcune dinamiche già presenti a causa della pandemia si sono acuite, e ne è derivata da parte dei ragazzi una condivisione profonda dei propri pensieri e delle proprie emozioni. Si è generato un ottimo livello di confidenza alla fine della settimana, siamo riusciti a scavare nel profondo e a fidarci». Emanuele riporta come i momenti di deserto siano stati forti, con l’invito per ognuno di guardarsi dentro e dialogare col Signore: «La scommessa di S. Caterina è abitare il silenzio, anche se a molti di noi sarà capitato durante i mesi di pandemia di volerlo occupare invece a tutti i costi».

L’entusiasmo dei partecipanti era evidente già dal momento delle iscrizioni: in pochissimo tempo questo turno è stato sold-out. Infatti, altre giornate sono dedicate agli adolescenti, e altre ancora ai 18-19enni.
. «Il tema affrontato – prosegue Emanuele – era intitolato Tutti per Uno, Una per tutti, a proposito dell’essere e fare Chiesa e del valore di una comunità. Lo abbiamo articolato su vari binari, e ci siamo chiesti come possiamo sentirci prossimi nei luoghi che frequentiamo. Siamo partiti dall’analisi delle qualità del singolo per poi passare al senso di comunione e di collettività, senza dimenticare il Vangelo, ad esempio abbiamo approfondito il brano di Marta e Maria. Tra le altre cose, con molto interesse abbiamo ascoltato la testimonianza di don Claudio Burgio, che dal 2000 gestisce a Milano l’associazione Kayròs, comunità di accoglienza per minori e adolescenti. Il suo messaggio è stato questo: in nessuno di noi c’è solo luce o solo buio, perché le azioni che compiamo ci definiscono ma non ci determinano, ci sono più parti di sé stessi. Infine, anche l’incontro con il COE – Centro Orientamento Educativo – per i ragazzi è stato significativo, perché ha fatto conoscere il senso della multiculturalità anche nella liturgia».
Francesca Bertuglia






