di Annamaria Braccini
Un’iniziativa attesa ogni anno, di valore spirituale. È il percorso della Lectio divina per gli adulti proposto, a livello di decanati, dall’Azione cattolica ambrosiana in ognuna delle sette Zone pastorali in cui è suddivisa la diocesi e inaugurato il 25 settembre dall’arcivescovo, mons. Mario Delpini, nella chiesa di Santa Maria presso San Satiro, a pochi passi dal Duomo. Ad ascoltare la Parola di Dio, le riflessioni del presule e le sonorità classiche eseguite dall’Ensemble Qiqajon, gli associati dell’Ac, i responsabili diocesani, responsabili dei settori, sacerdoti e assistenti provenienti da diversi decanati.
Titolo unitario della Lectio – in alcuni decanati ancora in fase di definizione, ma alla quale l’anno scorso hanno aderito 41 realtà territoriali –, “Facemmo vela verso Samotracia. Diario di viaggio: la missione oltre i confini”. Tradizionale il metodo offerto nelle serate (5 con una scansione temporale variabile nelle singole realtà): ascolto della Parola, tratta da Atti degli Apostoli, con stralci dei capitoli dal 16 al 28, meditatio, accompagnata da letture di pontefici, autori e martiri contemporanei – da san Paolo VI a Tonino Bello, da Hannah Arendt a Vittorio Bachelet, da san Romero a Papa Francesco –, oratio, fino alla proposta dell’actio, con l’indicazione di atteggiamenti o scelte da coltivare nel tempo, come risposta.
Un peregrinare simbolico, particolarmente adeguato, nei suoi richiami, all’oggi e che a partire dalla narrazione del viaggio di san Paolo e dei suoi compagni, presente a conclusione degli Atti degli Apostoli, ricorda la missione della “Chiesa in uscita”. Con quel frequente riferimento al “noi”, al camminare insieme, che è nel Dna dell’Ac diocesana. I predicatori, scelti dai decanati con il supporto del Centro diocesano di Azione cattolica saranno preti, religiose, religiosi, laiche e laici esperti delle Sacre Scritture, per costruire il volto di una Chiesa “capace di uscire sempre più dalla nostra comfort zone”, come ha detto, aprendo l’incontro, Tomaso Ajroldi, vicepresidente Ac settore Adulti, prima della lettura dei 5 testi di Atti letti da Giorgio Orsini e delle testimonianze affidate alla voce di Ilaria Mauri.
“Ci sentiamo una Chiesa e un mondo che ha bisogno di parole di pace, fraternità, gioia e speranza”, ha spiegato, da parte sua, il presidente Gianni Borsa, concludendo: “Ecco, tutto questo c’è nella Parola di Dio e per questo vogliamo ancora metterci all’ascolto. In ascolto di Dio, perché Dio parla sempre”.
Mons. Delpini: “Il noi di una Chiesa che fa compagnia, unita, umile”
“Leggere con attenzione, cercando di capire e di imparare. Leggere per passare il tempo o perché l’argomento appassiona. Leggere libri di narrativa, gialli, libri di scienze, di filosofia, libri antichi e libri moderni; leggere per caso”.
Sono state tante le peculiarità dell’esercizio nobile della lettura che l’arcivescovo Mario ha indicato ai partecipanti in San Satiro. Ispirata dai brani degli Atti degli Apostoli che narrano del viaggio tribolato di Paolo e dei suoi compagni verso Roma, tra naufragi e accoglienze gioiose, difficoltà e coraggio, il percorso impegnerà, nei prossimi mesi, le realtà decanali della Chiesa di Milano. L’anno scorso furono ben 41 i decanati partecipanti.
Dunque, il viaggio come metafora di un modo di vivere la Lectio divina che va molto al di là, per monsignor Delpini, della semplice lettura. “La lettura – ha infatti detto – è un esercizio nobile dell’intelligenza, è una via indispensabile per formarsi una cultura, leggendo per una esegesi, per entrare nel messaggio del testo, ma non è la Lectio che vogliamo proporre”. Diverso, infatti, il messaggio che viene dalle pagine di Atti. “Un libro – ha proseguito l’arcivescovo – che racconta della comunità e della sua missione”.
L’uso del “noi” che caratterizza alcuni passi e che la pratica dell’Ac, per questo anno, indica, dice anche “qualcosa di noi che leggiamo”. È il “noi” di “cui ci sentiamo fieri e di cui ci vergogniamo, perché la santità dei santi è, in un certo senso, la santità di tutti noi; perché il peccato, il comportamento scandaloso di uno di noi, è motivo di vergogna e di rabbia per tutti. È il noi che si sente ferito dalle persecuzioni e dall’indifferenza, che dona con gioia e generosità. Il noi che condivide un viaggio sfortunato, il noi del nostro mondo di missione presente in tanti Paesi”.
Insomma, il “noi” di “una Chiesa che non sta ferma, che si muove, che raggiunge continuamente nuovi Paesi e città, che si lascia ferire dal gemito di chi chiede aiuto. Una Chiesa che ascolta l’umanità che ha bisogno di speranza, che si fa carico dell’evangelo con la diversità dei ruoli, che condivide la missione con varietà di compiti. Un noi che si preoccupa dei suoi pastori, una Chiesa che fa compagnia, coraggiosa, unita, lungimirante e umile”.
“Percorso di comunione. È entrare in una vita, una storia, una missione”
“La Lectio divina non è solo leggere un bel testo, analizzarlo in modo rigoroso, ma significa entrare nella Chiesa che lo ha scritto e che lo sta scrivendo e domandarci che Chiesa siamo, in quale cammino, in quale navigazione siamo impegnati, con quale animo affrontiamo il naufragio, il fallimento, l’ostilità dell’ambiente.
Le bastonate che hanno dato a Paolo dovremmo sentirle anche sulle nostre spalle perché siamo perseguitati in tante parti della terra. La Lectio non è un esercizio intellettualistico, per quanto nobile di studio e di esegesi, ma un percorso di comunione: è entrare in una vita, in una storia, in una missione”. Si è espresso così monsignor Delpini, facendo poi riferimento ai suoi recenti viaggi al di là dell’oceano realizzatisi nel luglio e agosto scorsi, tra cui quelli in Messico e a Cuba, per visitare i sacerdoti Fidei donum ambrosiani lì operanti.
“Faccio fatica a dire che ho compiuto dei viaggi missionari – ha confidato – perché sono andato a trovare Chiese che, più che avere bisogno del mio annuncio del Vangelo, mi hanno dato testimonianza di come si può viverlo. La missione non è l’atteggiamento di chi insegna una lezione, non è una specie di accondiscendenza verso chi non sa. Questi viaggi sono stati uno scambio di doni: siamo rimasti stupiti e anche istruiti di come si può essere cristiani in modi diversi”.











