«La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme».
Fin dalle prime parole, Magnifica Humanitas, la prima enciclica di papa Leone XIV, consegna alla Chiesa una domanda che è insieme spirituale e profondamente concreta: quale umanità vogliamo costruire nel tempo che ci è dato di vivere?
Non è soltanto una domanda sulla tecnologia e sull’intelligenza artificiale. È una domanda sulla persona, sulla comunità, sul senso del progresso e, in definitiva, sulla nostra responsabilità nella storia. Il Papa ci ricorda che il tempo presente non va semplicemente attraversato, ma abitato e amato in tutte le su forme, perché la dignità di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternità resa possibile.
Per il laicato cattolico, destinatario privilegiato del documento, questa prospettiva assume un rilievo particolare. La fede non può essere vissuta come estraneità alla storia, ma come lievito e sale dentro la storia: nei luoghi del lavoro e della scuola, nelle famiglie e nelle comunità, nella politica e nella cultura, nelle relazioni quotidiane. È nella vita ordinaria che il Vangelo è chiamato a diventare criterio di discernimento, stile di vita e responsabilità per il bene comune.
È forse proprio qui che Magnifica Humanitas parla in modo speciale all’Azione Cattolica. La sua vocazione è quella di formare laici capaci di vivere la fede nella concretezza del mondo, con uno sguardo credente sulla realtà e con la disponibilità a farsene carico in maniera credibile e coerente. L’enciclica propone la Dottrina sociale della Chiesa come cammino di discernimento comunitario, riconoscendo che le trasformazioni del nostro tempo chiedono alla Chiesa di ascoltare l’umanità intera e di lasciarsi interrogare dalle sue domande, “dalle sue gioie e speranze, dalle sue tristezze e dalle sue angosce”. Questo chiede al laicato di non fermarsi semplicemente ad alcune indicazioni generali da applicare, ma di maturare una capacità di ascolto, di confronto e di giudizio approfondito, che sappia accogliere senza pregiudizi o contrapposizioni.
Leone XIV chiede comunità cristiane capaci di pensare insieme, di valorizzare competenze ed esperienze diverse, di non avere paura della complessità. Una Chiesa che non si sottrae al confronto con il mondo, ma vi entra con umiltà, portando la ricchezza della sua esperienza dell’umano. L’immagine di Neemia che ricostruisce Gerusalemme diventa allora particolarmente evocativa. Ricostruire non significa soltanto rimettere in piedi ciò che è crollato: significa ricostruire legami, ritessere fiducia e speranza. E nessuno ricostruisce da solo.
È una prospettiva che richiama profondamente la vita associativa: ciascuno porta il proprio mattone, ciascuno è corresponsabile, ciascuno è necessario e non sufficiente alla costruzione di una comunità più fraterna e solidale. Anche la sinodalità, su cui già papa Francesco ha chiesto alla Chiesa di convertirsi, trova qui una declinazione concreta. Se la verità non è un territorio da difendere, ma un bene da condividere, allora il cammino ecclesiale domanda ascolto reciproco, apertura e capacità di riconoscere nell’altro non un ostacolo, ma una risorsa.
Per l’Azione Cattolica, associazione laicale da sempre radicata nelle Chiese locali e nelle parrocchie, questo significa continuare a essere luogo nel quale la corresponsabilità dei battezzati diventa esperienza quotidiana di Chiesa. In questo senso, la sfida dell’intelligenza artificiale diventa anche una sfida educativa. Non basta chiedersi che cosa le nuove tecnologie siano capaci di fare: occorre educare persone capaci di scegliere per che cosa e per chi utilizzarle. La tecnologia può essere preziosa, ma non è neutrale: deve essere orientata alla dignità della persona, al bene comune, alla giustizia e alla pace. È una responsabilità che ci riguarda in modo particolare: essere, dentro la storia di ogni giorno, “artigiani di speranza” per costruire “una civiltà dell’amore”.
Formare coscienze, custodire relazioni, educare al dialogo, promuovere partecipazione e fraternità. Non costruire nuove torri di Babele, nelle quali ciascuno pretende di bastare a se stesso, ma contribuire, mattone dopo mattone, alla città nella quale Dio e l’umanità possano abitare insieme. Forse questa è la consegna più preziosa di Magnifica Humanitas: rimanere umani per custodire l’umano, rimanere Chiesa per servire il mondo, camminare insieme per costruire il bene comune e disarmare ogni odio e ogni guerra.
Alberto Ratti
CONVEGNO AMBROSIANEUM 24 OTTOBRE
Sabato 24 ottobre 2026, dalle 9.30 alle 12.30, la Fondazione Ambrosianeum ospita presso la Sala Falck il convegno “Per una lettura della Magnifica Humanitas di Leone XIV. Nel tempo della tecnica e del potere digitale: custodire e coltivare l’umano. Le sfide formative”. L’incontro, promosso da Ambrosianeum, Azione Cattolica Ambrosiana, il Sicomoro e La Città dell’uomo Aps vedrà l’intervento di quattro illustri relatori: don Alberto Cozzi e Maria Chiara Carrozza (sulla custodia e coltivazione dell’umano); Pier Cesare Rivoltella e Anna Granata (sulle sfide formative). «Magnifica Humanitas non parla di algoritmi, ma di persone – afferma Luciano Caimi, presidente di La Città dell’Uomo Aps – e ci chiede di scegliere se lasciarci dominare dalla tecnica o restare artigiani di un’umanità da custodire e far crescere. Con questo convegno vogliamo offrire alle nostre comunità strumenti per affrontare, senza paura e senza ingenuità, le sfide che il tempo digitale pone alla formazione delle nuove generazioni».
SUNTO MAGNIFICA HUMANITAS
Magnifica Humanitas è la prima enciclica di Leone XIV, firmata il 15 maggio 2026 nel 135° anniversario della Rerum Novarum, dedicata alla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale. Il Papa pone l’umanità davanti a un bivio: costruire una nuova torre di Babele, all’insegna del dominio tecnico, o edificare e ricostruire la città santa Gerusalemme, cammino di responsabilità condivisa. Il documento richiama i fondamenti della dottrina sociale — dignità dell’uomo, eguale valore di ogni persona, diritti umani — e i principi del bene comune, della destinazione universale dei beni, della sussidiarietà, della solidarietà e della giustizia sociale; tutti da leggere sempre insieme, mai in maniera strumentale o parcellizzata. L’enciclica mette in guardia dall’idea che il valore di una persona vada guadagnato in base a efficienza e prestazione, in contrasto con la mentalità odierna. Chiama il laicato cattolico a portare questi principi nella vita quotidiana e conclude invitando tutti a diventare “tessitori di speranza”, costruttori fiduciosi del cantiere del proprio tempo.





