A distanza di ottant’anni «dalla Liberazione dal giogo nazi-fascista, gli storici hanno ormai ampiamente chiarito le principali caratteristiche della Resistenza, mostrandone – tra le altre cose – il carattere composito e pluralistico, sia nelle ispirazioni ideali, sia nei comportamenti pratici, sia ancora nelle prospettive per il futuro del Paese». Comincia con queste parole il documento intitolato “25 aprile 2025: 80° della Liberazione. Memoria riconoscente, richiamo all’impegno civile”, che la Presidenza diocesana dell’Azione cattolica ambrosiana ha diffuso per l’importante ricorrenza. Il pronunciamento richiama alcuni elementi storici della lotta resistenziale correlandoli alla Carta costituzionale e alla ricostruzione post-bellica, rileggendoli alla luce del contesto attuale.
Allora «esisteva per tutti la volontà di costruire una nuova Italia, nella quale convivessero libertà democratiche, giustizia sociale e azione per la pace nel mondo. In questa complessa realtà – vi si legge – i cattolici ebbero un ruolo fondamentale. Essi presero le armi e combatterono fianco a fianco con comunisti, socialisti, laici, monarchici, militari; operarono per evitare ulteriori e inutili spargimenti di sangue; si ingegnarono per trovare rifugi e vie di fuga per ogni categoria di perseguitati; studiarono soluzioni per il domani e diffusero importanti fogli clandestini. Laici e laiche, preti, monaci e suore furono protagonisti di quei mesi. Non tutti, va riconosciuto, ma molti».
I soci all’Azione cattolica «si distinsero per numero e per qualità e l’associazione pagò un elevato tributo di sofferenze e di vite». Fu da queste lotte «che si preparò il terreno per scrivere una Costituzione che fosse la “magna charta” di tutti e che recepisse il meglio delle tradizioni cattolica, socialcomunista e liberale. Una Costituzione inesorabilmente antifascista, perché costruita su principi antitetici a quelli del passato regime, tanto in materia di diritti quanto in tema di bilanciamento dei poteri dello Stato». Da qui gli insegnamenti per il nostro tempo: «Esiste un dovere cogente per ogni cittadino, che oggi – malgrado tante difficoltà – di quei sacrifici e di quel lascito gode, per fare memoria riconoscente di quegli uomini e quelle donne che tutto sacrificarono. Senza retoriche inconcludenti, senza irenismi e senza generalizzazioni falsificatrici della realtà storica. Ma con la consapevolezza lucida che viene dalla conoscenza dell’animo umano, delle sue debolezze e dei suoi slanci di generosità».
Il dovere della memoria e della riconoscenza «dev’essere particolarmente vivo nella comunità cristiana e nell’Azione cattolica, che proprio nella memoria di un supremo sacrificio, quello sulla Croce, trovano la loro prima ragione di essere». La Presidenza diocesana sottolinea: «Tutti i resistenti, di ogni colore politico, si fecero altresì convinti che solo una più stretta collaborazione internazionale avrebbe consentito di accantonare definitivamente il ricorso alla guerra. Dopo due devastanti guerre civili europee, quelle del 1914-18 e del 1939-45, sarebbe stato quindi necessario superare gli Stati nazionali, fondati su meschini (e alla fine controproducenti) calcoli di immediato interesse particolare. […] Le gravi debolezze odierne» dell’Europa e dell’ordine internazionale «non devono far dimenticare quanto è stato raggiunto» con l’attuale Unione europea «grazie all’opera appassionata – tra gli altri – di De Gasperi, Schuman e Adenauer». Segue una parte “coinvolgente” del documento stesso. «Il dovere della memoria si traduce immediatamente in altri doveri”, vi si afferma. «Quello della conoscenza, anzitutto.
Conoscere la storia non deve essere esercizio per pochi appassionati, ma il presupposto per giudicare con cognizione di causa anche i fatti del presente e per agire con lungimiranza. Ciò rientra in un dovere ancora più ampio, quello della formazione permanente di ogni cittadino (e, a maggior ragione, di ogni cristiano). La democrazia e la libertà non sono date una volta per tutte, ma devono radicarsi nella coscienza di ciascuno ed essere continuamente alimentate. Da qui un ulteriore dovere, quello di agire coerentemente come cittadini consapevoli dei pregi e dei costi della democrazia, che va costruita e ricostruita giorno dopo giorno». Non ultimo: «Che l’ottantesimo anniversario della Liberazione sia l’occasione per rilanciare nelle nostre parrocchie e nelle nostre associazioni il compito della formazione all’impegno civile, sociale e politico nel complicato e travagliato mondo di oggi. L’anno giubilare ci ricorda il tema della speranza. La speranza di un presente e un futuro migliore, di pace e giustizia: un patrimonio da costruire insieme, giorno per giorno, con un generoso impegno condiviso».
Gianni Borsa






