Pochi giorni fa, martedì 8 giugno, nella maggioranza delle scuole è suonata l’ultima campanella. Oltre che un passaggio obbligato, un rito che si perpetua nel tempo, la fine della scuola è però anche un momento che fa porre tante domande.
Che estate si preannuncia? Quale significato vogliamo dare ai mesi appena trascorsi e a quelli che verranno?
Alessandro D’Avenia, celebre scrittore e professore al Collegio San Carlo di Milano, nell’ articolo intitolato Le pienanze pubblicato per la rubrica Ultimo banco che tiene su Il Corriere della Sera, si è soffermato sull’espressione dei desideri in riferimento alla crescita personale dei ragazzi: se è vero che il desiderio è una tensione verso la pienezza, è anche vero che per realizzare un desiderio bisogna – a sua detta – annullare la distanza dalle stelle. Allora l’estate che tempo è? Lo scrittore mette in guardia dal rischio per cui le vacanze siano associate quasi esclusivamente a un tempo di vuoto, perché di non studio. Perciò l’invito è semplice: far sì che anche l’estate possa essere un tempo ricco di senso, di desideri e di progetti in cui impegnarsi; un’estate quindi capace di accendere un fuoco dentro di sé.
Ci siamo confrontati su questi temi con Stefania Radaelli (46 anni, di Agrate, responsabile unitaria della zona di Monza e membro del consiglio diocesano di Ac), che è docente di filosofia in un liceo della stessa città e ha due figlie, di 13 e 16 anni.
«Arrivati a giugno ormai, da parte di docenti e studenti è evidente il sentirsi affaticati, e non soltanto per la mole di lavoro affrontata, quanto per l’incertezza psicologica e morale di ciò che abbiamo passato», dice Radaelli.
«Tra la scorsa estate e l’inizio dell’anno scolastico c’erano diverse aspettative poi rimaste disattese. Infatti, per la mancanza indicazioni sul lungo termine, i ragazzi non hanno potuto che percepire spaesamento. Dal canto loro gli insegnanti hanno speso le proprie energie mentali, fisiche e materiali verso i ragazzi nella maniera corretta, cioè senza dimenticare la direzione da seguire, il senso di ciò che si stava facendo».

Ci soffermiamo sull’effetto che la sensazione di “trascinamento” porta con sé, nella mente degli studenti: «Non possiamo nascondere a noi stessi il fatto di aver vissuto (o averne corso il rischio) un vuoto di senso e di relazioni», ammette la docente di Ac.
«Ciò porta alla perdita di entusiasmo e di motivazione, per tutti coloro che erano abituati a contesti extrascolastici sportivi e culturali, di cui hanno sentito la mancanza – ma anche per chi non lo era».
Dunque, emerge la questione della corporeità, della presenza fisica: una dimensione forse data per scontata durante gli anni scolastici, divenuta però ora centrale in qualunque discussione in proposito. A detta di Stefania, «un adulto possiede gli strumenti per analizzare questo vortice di sensazione e di pensieri, come la capacità di senso critico per fare chiarezza. Ma quando è l’adolescente al centro della questione, allora può prevalere la solitudine e la paura dell’abbandono. Non è facile intercettare, da parte di figure educanti, tutte le domande e le richieste d’aiuto. La rete è stata per mesi la compagna esclusiva dei ragazzi, ed è stata apparentemente un rimedio alla solitudine; il fatto è che in questi casi è fondamentale fornire una guida, un esempio, proprio per non lasciare cadere la ricerca di senso, di direzione».
«Per far riemergere gli studenti da questa sorta di dissociazione tra corpo e mente, per farli tornare realmente presenti a sé stessi durante le attività scolastiche e in tutto ciò che fanno in generale, allora il primo invito è quello di vivere un’estate non vuota», raccomanda Stefana Radaelli. «Che sia piena non di cose da fare, quanto di esperienze e relazioni che, di nuovo, aiutino a conferire senso e direzione su ciò che si vuole essere». Per chi non ha la possibilità di vivere esperienze di qualità, un’idea sarebbe accogliere le proposte del piano estivo delle scuole, così da avere un supporto e l’opportunità di conoscere realtà territoriali locali.
«Se in primis sono gli adulti a mettere a disposizione le proprie energie migliori affinché i ragazzi si sentano accompagnati e accolti, di conseguenza saranno capaci di accettare questi stimoli positivi, e anche e soprattutto autonomamente in futuro avranno la possibilità di mettere in pratica la propria ricerca di senso e di pienezza, attraverso le esperienze che sceglieranno di vivere positivamente».
Il periodo estivo può essere sinonimo di riflessione, di tempo pieno da impiegare in ottica di investimento per il futuro.

Stefania conclude citando un progetto di cui è membro e formatrice, il cui fulcro è proprio lo stimolo al pensiero e alla relazione: «La rete We Debate è nata nel 2013 e unisce più di cento istituti scolastici che mettono in pratica la didattica trasversale e le attività extracurricolari proprio per favorire lo sviluppo del pensiero critico e delle cosiddette soft skills tra gli studenti partecipanti. Negli anni sono stati organizzati tornei ed olimpiadi, ed è estremamente positivo notare come i ragazzi sappiano far sentire la propria voce e mettere la propria presenza in ciò che fanno. Quest’anno ovviamente ci siamo adattati alla modalità telematica, ma pochi giorni fa abbiamo avuto l’occasione di organizzare un evento in presenza al parco di Monza… Tutt’altro sapore, l’energia della relazione umana, oltre che della mente, che non si può dimenticare».
Francesca Bertuglia







Grazie Stefania! Hai colto le difficoltà e rilanciato con positività delle soluzioni…davvero i nostri studenti possano trovare esperienze di qualità..come i campi ACS!