“Oltre il ponte. Alleanze in uscita tra diversità e ricchezza”: è il titolo del Convegno regionale delle presidenze dell’Azione cattolica delle dieci diocesi di Lombardia che si è svolto il 13 novembre presso i Padri Oblati Missionari di Rho.
È intervento il presidente nazionale dell’Ac Giuseppe Notarstefano. A tema tutte le possibili strade attraverso le quali l’associazione può stringere “alleanze” e collaborazioni con altre realtà del mondo ecclesiale e anche della società civile, per prendersi insieme cura della Chiesa e del mondo in cui la Chiesa è inserita. Ci racconta come è andata Silvia Landra, delegata regionale dell’Azione cattolica lombarda ed ex presidente diocesana di Milano.
«Il convegno si è svolto all’insegna di molte emozioni, a cominciare dal piacere non scontato di essere numerosi e presenti nel salone del seminario di Rho e al tempo stesso di poter utilizzare – con una scioltezza che in era pre-covid non avevamo – il mezzo streaming per condividere la relazione del presidente nazionale con quanta più gente possibile anche da remoto», spiega Silvia. «C’è stata poi l’emozione discreta dei sorrisi dietro le mascherine di presidenti e responsabili di nuovo mandato che sedevano accanto agli “esperti da secondo triennio”».
Silvia, come hai percepito il rapporto tra i tanti membri delle dieci presidenze di Lombardia?
«Ho gustato l’espressione di una squadra bella e tenace che mostra dieci diocesi già ingaggiate nell’impegno di tessere alleanze e degli incaricati regionali dei diversi settori davvero preparati ed entusiasti. Ogni diocesi ha raccontato una sua esperienza di alleanza attraverso video brevi ed efficaci con voci, immagini, commenti e dati. Si è spaziato dall’alleanza per l’ecologia all’esperienza dell’Ac che promuove una unità pastorale o la coesione di associazioni e movimenti passando per un’Ac che in pieno Covid costruisce con Caritas una forma di aiuto per i più fragili».
Quali esperienze sono emerse?
«Si è parlato di alleanza tra uomini e donne, tra preti e laici, tra generazioni, tra soggetti che fanno l’welfare della società civile. Il presidente nazionale ha ascoltato questi segni di presenza viva dell’associazione anche in Lombardia e ha rilanciato con riferimenti ad una visione sintetica delle alleanze che parte dagli orientamenti triennali dell’Ac, che raccoglie i frutti recenti della Settimana sociale dei cattolici che si è svolta a Taranto e che ci porta a passi spediti verso il sinodo della nostra Chiesa. Ha presentato l’intenzione forte di un’Ac che vuole servire la società civile con un’attenzione speciale a tessere legami, a includere, a generare, a favorire le collaborazioni concrete e reali».
Su quali “linee guida” ci dobbiamo muovere?
«È tempo di concretezza e inclusività, ci ha detto più volte il presidente Notarstefano, di strade per condividere beni e ottimizzare risorse, di sforzi per dare valore reale alla differenza e smettere di temerla, di luoghi per ripensarci come laboratori che non scivolano in piccoli progetti ma che esprimono un’ampia visione progettuale. Giuseppe ha ribadito la necessità di un vero patto sociale di cui i laici di Ac devono farsi protagonisti nei tanti mondi della vita laicale che praticano e conoscono a fondo. Riconoscersi e stimarsi è il fondamento di una fraternità che permette agli uguali di essere persone diverse».
Perché, dunque, tessere alleanze?
«Allearsi con altri perché ci stiamo accorgendo di essere pochi è per tutti i soggetti plurali la grande tentazione del riduzionismo. Al contrario ci alleiamo perché è tempo di una fraternità rinnovata, di amicizie da riscoprire, di una unità del Paese da ritessere insieme. Le alleanze sono da sempre lo stile dell’Ac e oggi ancora di più ne sono l’azione irrinunciabile, il modo di stare al servizio di un contesto frammentato che teme di perdere la speranza del futuro. Accanto al grande tema della rigenerazione della vita sociale il presidente ha posto anche la scommessa mai indebolita della democrazia reale e poi l’impegno di rendere i giovani protagonisti del presente prima che oggetto di una facile retorica sul futuro».
Quali impegni sono emersi dal convegno?
«Il presidente nazionale ci ha lasciato l’impegno di rispondere con l’esperienza e con altra riflessione, dentro la vita associativa, alla domanda su come riconosciamo gli spazi e le realtà con cui fare alleanze nel tempo presente, a cominciare dalla nostra Regione. Crediamo che questa Ac delle alleanze sia il volto fresco dell’associazione che continua a promuoversi per servire la Chiesa e la società secondo la sua missione. E dunque abbiamo garantito a Giuseppe che lavoreremo ancora su questo e che raccogliamo la sfida di essere un laboratorio che tenta qualche strada nuova per realizzare il patto sociale basato sulla fraternità che anche il Papa non perde occasione per indicarci».
In concreto?
«Le ricadute sperate sono il sostegno alla vita dei più fragili, la lotta alla povertà, una risposta all’emergenza educativa, il miglioramento della salute e dell’welfare, la qualità dei legami e della ricerca di senso, la partecipazione sociale più ricca e costruttiva. Non dimentichiamo in ambito ecclesiale l’impegno specifico assunto dalla nostra associazione di essere attiva e impegnata dentro il cammino della neonata Consulta regionale delle aggregazioni laicali voluta con determinazione dalla Conferenza episcopale lombarda. È un altro segno chiaro del bisogno di fraternità e alleanze che ci sta chiamando tutti ad un rinnovato impegno.






