Intervista a Tomaso Ajroldi, Vicepresidente Adulti Azione cattolica ambrosiana.
Tempo di grandi cambiamenti in Azione Cattolica ambrosiana. Da anni i responsabili, insieme al territorio, stanno lavorando su due grandi temi che contribuiranno a definire l’associazione di domani: la sostenibilità e il territorio. Sono questioni strettamente legate tra loro, riguardano il modo in cui l’Ac è organizzata sul territorio e come possa continuare a essere viva e sostenibile nel tempo. Ne parliamo con Tomaso Ajroldi, vicepresidente adulti.
Partiamo dal tema della territorialità. Cosa sta cambiando?
Stiamo invitando tutte le ATB (Associazioni Territoriali di Base) a fare una riflessione seria in vista dell’assemblea del 2027 sulla possibilità di unirsi tra loro. Non è un obbligo, ma chiediamo di avviare un discernimento reale: ha ancora senso esistere come realtà separate oppure, in alcuni casi, sarebbe più utile mettersi insieme? Questa riflessione nasce già alla fine dello scorso triennio quando alcune ATB hanno fatto questo passo dopo un’attenta analisi del territorio e delle opportunità che nascono dall’unirsi.
La modifica dell’atto normativo è un passaggio molto complesso. Quando è stata approvata?
L’atto normativo dell’Azione Cattolica Ambrosiana è stato modificato dal Consiglio Diocesano dello scorso triennio, è stato approvato dall’Assemblea del 2024 e, dopo l’approvazione con emendamenti da parte del Consiglio Nazionale a luglio 2025, è stato definitivamente approvato dal Consiglio Diocesano ed è in vigore dal 19 gennaio 2026.
Quali sono le motivazioni che stanno dietro questa scelta?
In diversi territori alcune ATB fanno fatica a sostenere la vita associativa. Un’associazione con pochi soci spesso fatica a garantire continuità, a trovare responsabili o a mantenere la presenza dei diversi settori. Un’ATB più ampia, invece, può avere più vitalità, più possibilità di confronto e una maggiore rappresentatività delle diverse età. Inoltre è più facile trovare persone disponibili ad assumersi responsabilità e costruire équipe. Un’altra questione riguarda i cosiddetti “soci sparsi”, cioè soci adulti che non hanno un’ATB di riferimento: oggi rappresentano almeno il 7%. L’obiettivo è che tutti i soci siano accompagnati e seguiti, senza lasciare nessuno ai margini della vita associativa.
Come state accompagnando questo processo nei territori?
Abbiamo iniziato presentando alle diverse zone la situazione attuale dell’associazione, con informazioni di dettaglio zona per zona. L’équipe adulti ha illustrato la situazione delle associazioni e dei decanati, individuando le criticità; successivamente io ho incontrato personalmente le zone – tra gennaio e febbraio ne ho già incontrate sei su sette – per condividere il quadro e spiegare le linee guida del percorso. Il lavoro ora passa ai territori: sono i responsabili locali, insieme ai soci, a valutare quali soluzioni possano funzionare meglio per la loro realtà.
Quali sono le situazioni territoriali più delicate?
Ce ne sono diverse. Ci sono ATB non costituite, oppure ATB costituite ma numericamente fragili, che fanno fatica a rinnovare le cariche o a mantenere una vita associativa vivace. Ci sono anche territori dove non esiste un’ATB, ma sono presenti alcuni soci. In questi casi l’idea è metterli in contatto con una ATB vicina, così che possano entrare in una realtà associativa più ampia.
Che cosa avete pensato in un caso concreto?
Nel mio decanato (Milano Città studi – Lambrate – Venezia), ad esempio, è stata creata un’ATB a livello decanale e questo ha già portato qualche partecipante in più agli incontri. Sono piccoli segnali che mostrano come, mettendo insieme le energie, si possa rilanciare la vita associativa.
L’accorpamento rischia di far perdere la dimensione locale?
No, perché l’atto normativo prevede comunque una vita associativa locale. In molte situazioni si stanno sperimentando formule miste: alcuni incontri si fanno insieme a livello di ATB più ampia, altri rimangono a livello di parrocchia o comunità pastorale. Inoltre, nelle ATB più grandi è importante individuare figure di collegamento nelle singole comunità, che aiutino a mantenere una relazione di vera vicinanza con tutti i soci, a curare le adesioni e a favorire la comunicazione con il centro diocesano.
Un’altra novità riguarda anche l’organizzazione territoriale più ampia…
Sì. Nella nuova struttura non esisteranno più i due livelli intermedi attuali – zone e decanati – ma ci saranno le aree. La scelta nasce dall’esigenza di semplificare l’organizzazione e rendere più efficace il rapporto tra centro e territorio.
Come funzioneranno le aree?
Le ATB di un’area eleggeranno due responsabili di area, che costruiranno un’équipe composta da diversi referenti. L’idea è avere meno livelli di responsabilità formale, ma più persone coinvolte e appassionate su ambiti specifici: certamente cura del territorio (come per gli attuali RUD), ma anche cura dei gruppi , della lectio e degli ambiti in cui l’Associazione può contribuire a informare e formare come il socio-politico o i temi “caldi” . Le aree saranno anche luoghi di progettazione e coordinamento, capaci di sostenere le ATB e promuovere la presenza dell’Azione Cattolica sul territorio, anche attraverso collaborazioni con altre realtà as
Quante aree potrebbero nascere?
Indicativamente si pensa a 15–20 aree complessive. I territori hanno tempo fino a metà maggio per proporre una nuova suddivisione opportunamente motivata. Le proposte saranno poi valutate dal Consiglio diocesano a inizio giugno, mentre la definizione finale arriverà nel Consiglio di settembre con la definizione dei regolamenti di Assemblea.
Qual è la sfida principale di questo nuovo modello?
La sfida più grande sarà far funzionare bene le équipe di area. Saranno realtà meno formali rispetto al passato, ma dovranno essere capaci di lavorare insieme e di animare il territorio.
L’obiettivo è che questo livello diventi un luogo di pensiero, progettazione e coordinamento, capace di sostenere la vita associativa locale.
Questo cambiamento inciderà sulla vita dei soci?
Sì e no! La vita dei gruppi potrà essere più inclusiva – per esempio accogliendo i “soci sparsi” – ma continuerà ad essere vissuta a livello locale, con gli itinerari, la lectio e le iniziative che ogni ATB saprà esprimere. Le équipe di area avranno però il compito di stimolare l’intero territorio attraverso la proposizione di temi su cui lavorare, di alleanze a cui partecipare, di nuove forme di partecipazione e promozione per l’Associazione.
Oltre alla territorialità, state lavorando anche sulla sostenibilità dell’associazione. In che senso?
Il Consiglio diocesano ha avviato una riflessione molto larga sulla sostenibilità dell’associazione nel breve, medio e lungo periodo. Una commissione appositamente costituita ha analizzato diversi ambiti, cercando anche di individuare possibili miglioramenti, e ha proposto al Consiglio obiettivi e azioni concrete..
Quali sono le criticità emerse?
Le criticità sono diverse e la loro importanza dipende molto anche dall’andamento delle adesione nei prossimi anni; un aspetto – inizialmente inatteso – riguarda la governance associativa e la capacità di tenere insieme, portare a un esito misurabile e rendere memoria associativa le moltissime azioni di pensiero e iniziative che caratterizzano l’AC Ambrosiana sia a livello centrale che a livello locale.
Quali soluzioni state pensando?
Una proposta interessante è quella di creare un “cruscotto digitale”, cioè una pagina web in cui ogni gruppo e commissione centrale e ogni comunità possa indicare le attività che sta portando avanti e il loro stato di avanzamento. Sarebbe uno strumento utile per avere una visione complessiva della vita dell’associazione.
Questo lavoro entrerà nel percorso assembleare?
Sì. Il Consiglio diocesano ha fatto un vero lavoro di discernimento sulle opzioni e sulle proposte della Commissione Sostenibilità; gli esiti di questo percorso saranno raccolti e sintetizzati in un documento che costituirà una delle basi per la redazione del documento assembleare.
Quanto lavoro c’è stato dietro questi due percorsi?
Molto. Il lavoro sulla territorialità è iniziato nel 2022 e ha richiesto circa 350 ore / uomo complessive, con numerosi incontri in commissione, Consiglio diocesano e territori. La commissione sulla sostenibilità, avviata nel 2024, ha lavorato per circa 140 ore / uomo. Entrambi i percorsi rappresentano un lascito importante per il prossimo Consiglio e la prossima Presidenza Diocesana.
Questo processo riguarda solo Milano?
In realtà no. Anche altre realtà stanno affrontando problemi simili. Ad esempio le diocesi di Carpi e Modena stanno lavorando per unire le due realtà associative, con l’obiettivo di creare una nuova entità entro il 2026. A livello nazionale ci è stato detto che il lavoro che stiamo facendo è piuttosto innovativo e in alcuni casi anticipa cambiamenti che altre diocesi stanno iniziando ad affrontare solo ora.
In sintesi, qual è l’obiettivo di tutte queste riforme?
L’obiettivo è avere un’associazione più sostenibile e più capace di prendersi cura delle persone. Vogliamo un’Azione Cattolica fatta di soci che si sentono accompagnati e di responsabili e referenti che vivano la loro responsabilità con passione associativa, per mantenere viva la presenza dell’associazione nel territorio.






