Giovanni 21, 1-14
Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.
E’ questa la pagina evangelica che è stata scelta per accompagnare il nostro cammino assembleare che a febbraio 2027 vedrà tutta l’AC ambrosiana rinnovare le proprie cariche elettive e progettare il nuovo triennio.
Cosa suggerisce questo passo di Giovanni al nostro cammino associativo?
Ripartire dalla Galilea delle genti
Vogliamo ripartire dalla Galilea delle genti, là dove il Signore, il Risorto, si manifesta per rendere visibile il mistero del Dio invisibile. La nostra Galilea è il luogo del quotidiano, del lavoro e delle relazioni, dove condividiamo la vita e la storia degli uomini e delle donne del nostro tempo, nelle notti e nelle vicende burrascose che la attraversano, nelle pesche infruttuose che la caratterizzano.
Come ai discepoli degli inizi, anche a noi, sua Chiesa, Gesù si manifesta “di nuovo”: nel suo instancabile venire ci sono una novità da abitare, nuovi slanci e nuove prospettive da osare.
Su quella riva è ciascuno di noi, con le sue sconfitte e delusioni, sono le nostre comunità, con le loro divisioni e smarrimenti, è la comunità civile, con le sue contraddizioni e cadute: tutti attesi e invitati per essere inviati.
Abitare i vuoti, desiderare la pienezza
La domanda di Gesù ci provoca, personalmente e come comunità: “Non avete nulla da mangiare?” Di che cosa vi state nutrendo? I gesti, le parole, i riti che vivete sanno nutrire voi e chi è in cerca di verità e di senso? Le “reti vuote” parlano delle fatiche e dello smarrimento delle nostre comunità, segnate da una fede affievolita, di chiese grandi e vuote e giovani lontani, di gesti ripetuti che non sanno più nutrire. Vogliamo lasciarci raggiungere e rilanciare dalla domanda di Gesù che ci riporta alla consapevolezza del nostro limite e al tempo stesso suscita un nuovo desiderio di rifondare gesti e parole capaci di fecondare e nutrire le domande dell’umanità, il bisogno di significati, il desiderio di fraternità.
Uomini e donne dell’alba
Sul nascere del giorno Gesù viene e rilancia per una ripartenza. C’è ancora qualcosa da fare, gettare la rete dall’altra parte, c’è uno spazio aperto a possibilità inedite, c’è un invito che apre alla novità, a ritrovare un senso nuovo nei gesti semplici e ordinari. È la Parola che dà la direzione, rilancia verso la novità da abitare.
Siamo anche noi gli uomini e le donne dell’alba, quella del mattino di Pasqua e della pesca infruttuosa, se oseremo ripartire dalla sua Parola per riscoprirlo già presente dove spesso non lo vediamo perché semplicemente lo cerchiamo altrove. Insieme ai fratelli e alle sorelle il Risorto ci invia a gettare le reti dall’altra parte, nella direzione e nei luoghi dove forse non avevamo ancora guardato e osato. La pesca sarà sovrabbondante perché nessuno sarà più escluso ed anche i gesti quotidiani e ordinari, nella luce della Pasqua, avranno il sapore della pienezza e al compimento.
Nello slancio della fede
È lo sguardo del discepolo amato a riconoscere per primo “il Signore”, in una professione di fede nuova, che ha attraversato i gesti e gli eventi ultimi, la croce e la morte, ed ora lo riconosce il Signore Risorto. È lo slancio istintivo e impetuoso di Pietro che lo spinge ad osare e sbilanciarsi. È il silenzio operoso degli altri a portare a riva la barca con i frutti della pesca abbondante. I cammini di fede sono differenti, spesso inaspettati e sorprendenti, ciò che li unisce è il medesimo sguardo fisso all’unico Signore. La notte sul lago di Tiberiade chiama in causa la nostra responsabilità dentro alla dimensione comunitaria per una Chiesa capace di accogliere e valorizzare le diversità in un cammino sinodale, perché tutti possano trovare la strada per approdare alla riva dove il Signore ha preparato il banchetto.
Intorno alla mensa
Sulla riva il Risorto sceglie di stare ancora un’ultima volta con i suoi nei gesti semplici della mensa e della convivialità. Li invita attorno alla mensa, si fa misteriosamente presenza, perché siano una cosa sola con Lui, fratelli e sorelle tra loro. Ed è proprio così, nella familiarità e intimità con Gesù, che quei discepoli, che si erano persi e scoraggiati, ritornano a essere comunità. Nella memoria di questo gesto anche noi vogliamo essere discepoli e discepole che amano stare con il Maestro, a partire dall’Eucarestia, perché sappiamo che quella è la parte migliore. Sarà vera comunione se da ogni Eucarestia celebrata sapremo ripartire per abitare e amare ogni ordinaria piega del quotidiano, custodendo la bellezza delle relazioni vicine, facendoci prossimi alla storia del mondo. È il dono che potrà scaturire da ogni normale, eppure straordinaria, nostra giornata. La Pasqua accade così, in silenzio, quasi in punta di piedi.
Claudia Osculati






