Ogni volta l’assemblea diocesana elettiva dell’Azione cattolica ambrosiana è una festa. Una festa della fraternità di cristiani che si ritrovano insieme per sostenersi reciprocamente nel cammino di fede e per servire nella Chiesa diocesana e nei diversi ambienti sociali. È stato così anche alla XVIII assemblea che si è celebrata l’11 febbraio all’aula magna dell’Università Cattolica. Come ha osservato nel suo saluto iniziale il vescovo Claudio Giuliodori, assistente generale dell’Ac italiana e anche assistente dell’ateneo di Largo Gemelli, l’associazione e l’università sono profondamente legate dalle biografie di grandi personaggi che hanno dato molto ad entrambe le realtà: la beata Armida Barelli e il venerabile Giuseppe Lazzati.
Uomini e donne di Giovanni 15
L’arcivescovo Mario Delpini ha introdotto i lavori con una riflessione sul profilo dei soci di Ac a partire dal capitolo 15 del Vangelo secondo Giovanni. Sono uomini e donne, ha detto, che «custodiscono e vivono la loro laicità come luogo di santità, hanno a cuore il bene comune, In famiglia, al lavoro, in ogni ambiente di vita, custodiscono e irradiano la gioia. Il loro modo di fare apostolato è condividere la gioia. Hanno a cuore proporre ad altri di associarsi in una esperienza di Chiesa che apprezzano, ma non per un’opera di proselitismo». Perciò, ha concluso, «quando incontrate l’arcivescovo, dite “sono un uomo, una donna di Giovanni 15” e io capirò».
La relazione della Presidenza diocesana
È stata poi la volta della relazione del presidente Gianni Borsa, un’articolata riflessione, frutto del confronto con l’intera presidenza uscente, che è iniziata con una lunga serie di «grazie» ed è proseguita ricordando il lavoro svolto nel triennio con il percorso “Essere e fare Ac nel tempo nuovo” in cui sono maturali «i punti qualificanti sul profilo e la missione associativa e la ricerca di nuovi ambiti di azione proprio in relazione al “cambiamento d’epoca” che stiamo attraversando». Un tempo, secondo il presidente Borsa, che richiede anche «lucido realismo» nel denunciare ciò che non funziona in questo «mondo in ebollizione» tra «guerre, povertà crescenti, ingiustizie intollerabili; senza trascurare il diffondersi di paure, personali e collettive – a volte legittime –, che tendono a chiuderci in noi stessi. Timori troppe volte diffusi e rinfocolati da chi – per interessi politici o elettorali – ci vuole portare a sollevare muri, a vedere nel migrante una minaccia, a giudicare con ingiusta severità e a trattare con nessuna misericordia chi la pensa diversamente, chi obietta al pensiero dominante, chi crede diversamente, chi ama diversamente, chi invoca diritti negati o mortificati».
Per contro, l’Ac conferma «la passione evangelizzatrice che richiede di cercare linguaggi, progetti creativi e nuovi luoghi per vivere il Vangelo ed esercitare la carità, con un riguardo speciale per le persone più fragili, per chi è povero o solo, chi ha avuto meno dalla vita, e con un occhio particolarmente attento alle generazioni future».
Tutto ciò sfocia in un «rinnovato impegno ecclesiale» che significa «cura dell’esistente» ma soprattutto «una rinnovata profezia dal basso, capace di intercettare i sogni e i bisogni di ragazze e ragazzi, donne, uomini, in questa complicata stagione di radicali cambiamenti. Si richiede, dunque, uno slancio creativo, la disponibilità a “prendere il largo” o, se si vuole, a vivere quella dimensione di “Chiesa in uscita” su cui insiste papa Francesco».
Ed ecco allora quattro priorità che Borsa indica per il cammino del prossimo triennio dell’associazione: Primo: «definire progetti e individuare azioni per la testimonianza cristiana negli ambiti della vita laicale: la famiglia, la scuola, il lavoro, l’impegno socio-politico, la comunicazione…». Secondo: «rafforzare e rendere ancora più vitale il rapporto centro-periferia, avendo a cuore la vitalità dei gruppi locali di Ac». Terzo: «portare avanti la revisione – e qualora occorra la semplificazione – della struttura associativa». Quarto: «Assumere con responsabilità il tema della sostenibilità dell’associazione, sul piano delle risorse umane ed economiche». «Ci rendiamo conto che il cammino sarà impegnativo», ha concluso Borsa. Per questo «ci affidiamo al monito della beata Armida Barelli: “È impossibile? Allora si farà!”».
La lunga giornata di assemblea è proseguita con l’approvazione delle modifiche all’Atto normativo che permettono all’associazione una maggiore flessibilità del punto di vista organizzativo e quindi più agilità nella sua missione.
La giornata in Università: i tanti volti dell’associazione
Tra i chiostri dell’Università cattolica si è visto il volto bello dell’associazione, impersonato dai 400 tra delegati e invitati. Gente appassionata, animata dalla voglia di fare, non spaventata dalle difficoltà. Lo si è visto nel volto fresco delle ragazze e dei ragazzi dell’Acr, che hanno lavorato parallelamente all’assemblea dei grandi. Lo si è visto nella convinzione con cui i giovani hanno fatto presentato il loro punto di vista e hanno difeso le loro istanze, in primis la preoccupazione che l’esperienza associativa sia sempre più inclusiva, da ogni punto di vista, incluso quello dell’accessibilità economica. Lo si è visto nella simpatia di Mariuccia Luraschi, socia di Appiano Gentile che, in barba ai suoi 100 anni compiuti lo scorso novembre, si è fatta contagiare dai moderni influencer e ha mandato all’assemblea un video con i suoi saluti e il suo incoraggiamento. E lo si è visto nel vagito, quasi un ideale passaggio di testimone, della piccola Maddalena, due mesi di vita, la primogenita di Marta Zambon, consigliera nazionale dell’Acr, socia ambrosiana di Gallarate, che al papà Andrea è comparsa nel video mandato dalla sua mamma.
Lo si è visto nella simpatia di tre soci adulti (Laura Rancilio, Stefano Serenthà e Claudia Osculati) di professione medici, che hanno accettato di interpretare uno sketch in cui spiritosamente prescrivevano medicine contro alcune “patologie” dell’associazione quali il “rACfreddore” (perdita di passione nell’impegno apostolico), la “LussACzione” (perdita di connessione tra fede e vita), il diACbete (eccesso di zuccherosità che non permette di dire con chiarezza cosa non va e che si combatte solo con il “Parresil”, farmaco per il parlar chiaro) o l’ACsma (la mancanza di preghiera)…
Lo si è visto nella perseveranza con cui tutti i delegati hanno preso parte dal dibattito sugli emendamenti al documento finale. Perché, come ha fatto osservare il presidente Borsa, «la democrazia costa fatica», ma è un bene tanto prezioso, nell’associazione, come nella società.
Il nuovo consiglio diocesano
Lo si è visto, infine, nell’altissima partecipazione al voto per eleggere il nuovo consiglio diocesano che, a spoglio effettuato, è risultato così composto.
| ACR | Settore Giovani | Settore Adulti |
| Giorgia Marsano | Giorgia Beretta | Gianni Borsa |
| Andrea Formica | Pietro Galbiati | Maria Malacrida |
| Vito Antonio Lunardo | Samuele Ricci | Tomaso Ajroldi |
| Irene Sala | Corinna Ciotti | Serena Arrigoni e Paolo Rappellino (coppia sposi) |
| Anna Veneroni | Francesco Viganò | Stefania Radaelli |
| Cristiano De Marco | Giorgia Martini | Giancarlo Melzi |
| Milena Ramponi | Clarissa Pezzola | Emilia Gaudio |
| Sara Brambilla | Marco Franzetti | |
| Stefano Gatti | Stefania Grassi | |
| Manuele Marsano | Silvia Lunardi | |
| Marco Acquati | ||
| Alberto Mattioli | ||
| Roberto Tarantola | ||
| Giuseppe Pastori | ||
| Francesca Taverna | ||
| Mascia Bonfanti | ||
| Alessandro Redaelli | ||
| Angelo Saccomano |
Lunedì 12 febbraio si riunisce per la prima volta il Consiglio diocesano in questa composizione per eleggere i vicepresidenti diocesani e votare la terna di nomi da proporre all’arcivescovo Mario Delpini per la nomina del presidente diocesano.






