In una data significativa, ovvero a cento anni esatti dalla morte di Pier Giorgio Frassati (4 luglio 1925), bene ha fatto l’Università Cattolica di Milano ad organizzare un seminario di studi storici, proponendo uno sguardo complessivo su Alfredo e Pier Giorgio Frassati, tra crisi dell’Italia liberale e fascismo. Già dal titolo, si coglie come la serie di contributi, offerti da attenti studiosi quali M. Margotti, D. Bardelli, E. Preziosi e P. Cerini, avesse come obiettivo di allargare lo sguardo attorno a questo importante protagonista del cattolicesimo del XX secolo, che la Chiesa proclamerà santo il prossimo 7 settembre.
Il rapporto con il padre Alfredo
L
a riflessione è partita dal contesto familiare, e più specificamente dal rapporto con il padre Alfredo, giornalista, uomo politico e imprenditore di grande valore. La loro relazione, spesso dipinta in chiave apologetica come semplicemente oppositiva, si definisce ora come un rapporto “più complesso di quanto appare”, nel giudizio di Daniele Bardelli. Secondo lo studioso, fu probabilmente il rigore etico del padre, le cui radici erano ben piantate nella cultura laica, quando non laicista, del proprio tempo, che spinse paradossalmente il giovane Pier Giorgio a prendere tanto sul serio la testimonianza della fede cristiana; nonostante talvolta “l’incomprensione fosse stata radicale”, Alfredo ebbe una sollecitudine concreta nei confronti del figlio. Dopo la tragica morte, aveva ricopiato una sua lettera, ricca di riflessioni anche spirituali, e la portava sempre con sé. In anni successivi, diede non pochi aiuti economici ad opere cristiane. Patrizia Cerini, dell’Archivio per la storia del movimento sociale cattolico in Italia “Mario Romani” che custodisce le carte di A. Frassati, ha dato poi conto dei molti materiali cui ora si può accedere, per ulteriori approfondimenti.
Frassati e la politica
Molto interessante lo sguardo offerto da Marta Margotti sul rapporto tra Frassati e la politica; pur rimarcando ch’egli non fu mai una figura di spicco, neppure all’interno del Partito Popolare (Ppi) cui aveva aderito, le sue posizioni sono rilevanti per l’epoca in furono maturate: egli “si riconosce nella rivendicazione del cattolicesimo sociale”, di fronte ai nascenti nazionalismi; forte – e ben noto – fu infatti il suo no al fascismo, posizione non scontata, che condivideva con il padre. Da parte sua, l’appartenenza politica però era nutrita dalla lettura delle Sacre Scritture, cercando una coerenza tra fede e azione. Per questo, si trovò a sostenere all’interno del partito le posizioni più democratiche, sposando l’ala riformista; secondo Pier Giorgio, il Ppi avrebbe dovuto mostrare capacità realizzative per favorire i ceti più popolari.
Una spiritualità che si apre alla fraternità
Infine, con Ernesto Preziosi è emerso un profilo della sua spiritualità, “una spiritualità che si apre alla fraternità”, mutuata dalla partecipazione alla vita dell’associazionismo di base (Gioventù cattolica, Terz’ordine domenicano, S. Vincenzo) e centrata su un “incontro quotidiano con il Gesù eucaristico”. In questo quadro, Preziosi invita anche a rileggere la passione per la montagna, e più in generale per la dimensione (allora poco diffusa) della pratica sportiva, come forma e modello per affrontare sacrifici e raggiungere una meta, secondo l’insegnamento paolino, tanto caro a Pier Giorgio. Molto evidente è inoltre la percezione di una dimensione laicale che in qualche modo anticipa le indicazioni del Vaticano II, presente anche nella scelta del suo progetto di impegno professionale nel mondo, come ingegnere minerario, al servizio dei più poveri tra i poveri e ben lontano, certamente, dai desideri dei suo genitori.
Da questo incontro, cogliamo la provocazione a domandarci se ancora oggi, come è avvenuto in stagioni anche molto differenti del cammino della Chiesa, una figura tanto poliedrica come quella di Pier Giorgio Frassati sia ancora necessaria, per comprendere che cosa significhi una fede che si confronta con la modernità, in tutti i suoi aspetti.
Luca Diliberto






