In occasione dell’inizio dell’anno scolastico, continuano le riflessioni dell’Azione cattolica ambrosiana sulla scuola. Pubblichiamo oggi la lettera di Pietro Galbiati e Alessandro Lotano, segretari dell’Azione cattolica studenti, diretta a tutti i ragazzi e le ragazze che ricominciano le lezioni.
Care studentesse e cari studenti, ormai è tempo di salutare l’estate e ritornare ai ritmi di tutti i giorni: i lunghi viaggi coi mezzi, il suono della campanella, la verifica della settimana prossima, il compleanno del compagno di banco…
All’inizio di questo nuovo anno scolastico, noi segretari diocesani dell’Azione Cattolica Studenti, vorremmo farvi qualche augurio e rilanciare qualche riflessione.
In primo luogo, vi auguriamo un anno ricco e arricchente: non lasciate cadere nessun istante e ricordatevi che non sono solo i successi o le soddisfazioni a farvi crescere, ma anche (e soprattutto) i fallimenti e l’amaro in bocca, se saprete prenderli per quello che sono e non come marchi indelebili sulla vostra vita.
Il secondo augurio è di interessarvi: interessatevi alle materie che dovrete studiare, sfidate voi stessi nel dedicarvi anche a quanto non vi interessa; curatevi dei vostri compagni di classe, che non devono mai essere rivali o avversari; partecipate e impegnatevi nella vita della vostra scuola, candidatevi a rappresentanti, cercate di lasciare un segno.
Il terzo e ultimo augurio è di trovare il vostro equilibrio: non sottraetevi ai vostri doveri, anzi, vi ricordiamo che la scuola è innanzitutto un diritto universale e non usufruirne è privarsi della propria libertà. Detto ciò, adempiere al proprio dovere non significa raggiungere un voto: se l’aspetto performativo nullifica la crescita personale e la partecipazione civica, allora si sta percorrendo una strada sbagliata ed è necessario rimettersi sui binari. Non caricatevi di fatiche inutili, ma di fatiche che vi migliorino.
Questi auguri potranno sembrare un po’ retorici, ma teniamo a farli anche quest’anno. Vorremmo però anche suscitare qualche riflessione che speriamo si riveli costruttiva.
La prima riguarda l’ambiguo insegnamento dell’educazione civica.
Spesso abbiamo ricevuto lamentele su quanto sia svolta male e si riveli sostanzialmente inutile e poco comprensibile, con un impatto nullo sul percorso di formazione degli studenti. Non vogliamo soffermarci sulle critiche, bensì interrogarci sulle motivazioni. Come mai è diventato necessario dover valutare gli studenti sulle loro competenze civiche? Come mai si è ritenuto di dover collegare, anche forzatamente, gli argomenti scolastici con la vita di tutti i giorni, con i nostri doveri e i nostri diritti?
Possiamo dare due risposte.
La prima è cinica, cioè che la riflessione alla base dell’educazione civica è il fallimento della formazione del cittadino all’interno del mondo scolastico, vuoi per poca attinenza degli argomenti con i temi di cittadinanza attiva, vuoi per il disinteresse degli studenti verso gli stessi temi. Di conseguenza, la risposta ministeriale: obbligare gli studenti ad interessarsi in quanto materia valutata e quindi obbligare i docenti a insegnare e valutare questa materia. Se ci accontentiamo di questa risposta, la reazione che nasce in noi è il rifiuto di doversi applicare a conoscere problemi e argomenti fondamentali e quotidiani soltanto per essere valutati.
Invece, prendiamo in considerazione la seconda risposta, più propositiva: l’educazione civica rompe i tradizionali metodi di insegnamento a compartimenti stagni, in cui ogni materia esiste solo per se stessa, ma apre e unisce le materie grazie all’interdisciplinarietà, la quale, inoltre, permette di valorizzare e dare il giusto spazio a tematiche altrimenti ignorate e taciute. Dunque, quale occasione migliore per mettersi in gioco?
Arriviamo alla seconda riflessione, magari più calata per gli ACSini o in generale tutti gli studenti credenti:
Come essere studenti cattolici al giorno d’oggi?
Dagli incontri coi ragazzi emerge spesso come fra i banchi, coi propri compagni ma anche coi professori, la fede sia un argomento tabù o un motivo per cui sentirsi giudicati. Per molti studenti la fede si esprime soltanto in luoghi-bolla, come l’oratorio, le nostre iniziative o altre iniziative di matrice cattolica: insomma, cresce il rischio di vivere come “laici a metà”.
A fronte di queste difficoltà, vogliamo stimolare un ripensamento della propria quotidianità: come siamo cristiani tutti i giorni? Noi pensiamo che sia una questione di stile: dimostriamo la nostra fede attraverso le nostre azioni prima che con le parole, portiamo la gioia, portiamo la speranza, prendiamoci cura. Nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili.
Vogliamo chiudere con un pensiero particolare per le classi quinte: siete al compimento del vostro percorso scolastico e già da oggi vi snerveranno per gli esami di giugno. La vostra vita non si fermerà lì, ma questo non permette di prendere gli esami sotto gamba: è il vostro passaggio alla maturità e il coronamento di anni e anni scanditi dal suono della campanella. Fatene qualcosa di bello e che valga la pena ricordare! Ci siamo dilungati un po’ oltre, per questo sarà meglio fermarsi.
In ogni caso, buon primo giorno di scuola a tutti!
Pietro Galbiati e Alessandro Lotano
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