In occasione di un compleanno si fa festa e si fanno regali. Quando al centro della festa c’è un personaggio pubblico e quando a festeggiare è un’associazione intera si fanno anche articoli. Mons. Franco Agnesi è un maestro di partecipazione allegra, suona e canta se serve, sta nella mischia gioiosa senza problemi, sorride e ride senza nostalgie di protagonismo quando anche gli altri colgono l’essenza del gioire e sanno danzare la vita.
C’era lui al fianco dei responsabili del settore giovani ambrosiano dell’AC quando nel 1985 mons. Luigi Serenthà ha dettato la bella meditazione sul “danzare la vita”, permettendo di raccogliere spunti di approfondimento per la crescita di una spiritualità laicale bella e viva, che oggi ancora sostiene e interroga.
Se tra i regali ci stanno bene i riconoscimenti autentici pieni di gratitudine, in AC ne abbiamo almeno tre da portare a don Franco mentre festeggia i suoi 75 anni. Sono alcuni suoi tratti spiccati che gli permettono di riversare un gran bene su quelli che incontra.
Il primo è il suo sincero compiacimento nel vedere gente crescere, maturare, fare scelte di responsabilità e coraggio, superare le crisi senza crollare. Non è un caso che ne abbia accompagnati molti a riscoprire la fede e a rivitalizzarla nelle scelte di vita laicale ordinaria e nella assunzione di responsabilità civili, politiche, ecclesiali. Tuttora ne sostiene tanti e tifa per i laici non in modo ideologico ma realizzando il ruolo di prete al servizio della gente. Non dimentica le persone, le guarda in faccia quando parla, non le vuole tutte uguali o simili a sé, valorizza il bene da qualunque parte venga, senza limitarsi ad alcuni mondi preferiti.
Un altro tratto è l’assunzione frequente di responsabilità – oggi ha un ruolo importantissimo nella diocesi come vicario generale ma è stato già vicario di zona, responsabile diocesano di pastorale giovanile, moderator curiae – sempre interpretando il potere come servizio, nondimeno quando è stato parroco. Non si schernisce se gli chiedono ruoli, non si impone quando esercita il potere, non si offende se viene invitato a farsi da parte. Non è bionico ma è solo innamorato del Vangelo che annuncia e dunque tende a non perdere di vista l’obiettivo del suo ministero. Possiamo dichiarare con un po’ di sana boria che l’Azione Cattolica è stata una delle sue scuole principali? Che ad esempio sia stato indotto ad essere la persona che è anche grazie all’aver affiancato in qualità di assistente unitario il prof. Eugenio Zucchetti che gestiva con determinata mitezza il suo ruolo di presidente diocesano? Don Franco in AC ha accompagnato come assistente il settore giovani e poi l’intera associazione con un ruolo unitario in diocesi, a capo del collegio assistenti di AC, ed anche in regione Lombardia. I racconti di riscoperta del ruolo di presbitero che si affianca ai laici per condurre una realtà con loro e non sopra le loro teste sono a tratti esilaranti ed è meglio ascoltarli da lui. I ricordi delle tante avventure associative e diocesane sono intrisi di bellezza, di autocritiche da parte di tutti, di risate e voglia di realizzare oggi la dinamica sinodale che conduce la Chiesa dentro la complessità, contro la tentazione di battere in ritirata.
Il terzo aspetto che non sfugge a nessuno di mons. Agnesi è la gentilezza del tratto, che prevale anche quando si capisce bene che qualcosa lo inquieta o lo sfinisce, ovvero la capacità di riconoscere sempre l’altro come degno di rispetto ma anche di benevolenza e di affetto, andando ben oltre il bisogno di affermarsi. Questo gli permette di ascoltare e di contaminarsi volentieri del pensiero altrui, di non irrigidire una posizione ma di tornare a pensarci e di lasciarsi trasformare.
Tra i moltissimi ricordi personali c’è una passeggiata verso il monte Gaviola, a partire dalla casa Benedicta di Santa Caterina in Valfurva, dove si svolgevano i campi estivi diocesani. Si parlava della mia possibile disponibilità ad assumere un compito nella nostra diocesi, si parlava con leggerezza a profondità, si parlava di libertà nel lasciarsi condurre e di talenti da spendere. Sebbene il fiatone non mi abbia permesso un lungo discorso, ho sentito l’ascolto che mi serviva.
Mi sono fidata e oggi don Franco è una delle persone che dimostra a molti di noi che il servizio alla Chiesa diocesana è una scoperta continua, è vita di credenti profondamente interrogati e pienamente umani. A don Franco i nostri auguri e un fiume di gratitudine.
Silvia Landra






