Non si può leggere l’esortazione apostolica Dilexi Te “Ti ho amato” senza conoscere la sua collocazione storica e quindi ciò che l’ha preceduta.
Il contesto storico
Papa Leone lo scorso 4 ottobre 2025, firma l’Esortazione, scritta da Papa Francesco ma non pubblicata a causa della sua scomparsa; il tema centrale è quello dei poveri, tema che è sempre stato caro a Papa Francesco e sul quale si era già espresso a partire dal 2013 con le pubblicazioni di Evangelii Gaudium e successivamente, nel 2024 con l’enciclica Dilexit Nos “Ci hai amati”.
La piccolezza, la dignità dell’essere umano e la cura della chiesa, per i poveri e con i poveri, sono i due grandi temi contenuti nei testi Dilexit nos e Dilexi Te, per sottolineare il forte legame che esiste tra l’amore di Cristo e la chiamata a farci vicino ai poveri.
Povertà come luogo di rivelazione di Dio
L’orizzonte entro il quale si muove il testo non è quello della beneficenza o della filantropia ma quello della povertà intesa come luogo teologico della rivelazione di Dio.
Due sono le domande di fondo che possono essere tenute presenti durante tutta la lettura dell’opera:
- Perché il tema della povertà come luogo teologico?
- Perché tanti continuano ad escludere i poveri dalle loro attenzioni (23)*?
LA POVERTA’
Il testo è ricco di citazioni bibliche e riferimenti a testi del magistero e dei Padri della Chiesa. In particolare ci sono alcuni passaggi che meritano di essere attenzionati per comprendere il significato complessivo dell’opera:
- Fin dalla sua nascita nella mangiatoia di Betlemme (18), Dio si è fatto uomo nella, piccolezza e nella povertà che sono sempre rimasti lo stile di vita di Gesù fin dalla sua infanzia, nella giovinezza vissuta in una modesta famiglia di un falegname, e con la morte sulla croce avvenuta al di fuori di Gerusalemme (19).
- Dio consegna a Mosè le tavole della Legge, ascoltando il grido del suo popolo “Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido” (8) (9). Il grido del povero di cui Papa Francesco parla in Evangeli Gaudium (200) e nell’Enciclica Laudato Si (49) vengono citate nel paragrafo 9, tra di esse la mancanza di attenzione spirituale (114) è considerata la forma di povertà assoluta e più rischiosa.
- I famosi versetti “Amerai il Signore tuo Dio” Dt 6,5 e “Amerai il prossimo tuo come te stesso” costituiscono la vera e propria chiamata alla misericordia (28) che trova poi la sua piena espressione nel celebre brano del giudizio finale Mt 25,31-46. In questa pericope si trova una vera e propria regola di comportamento sulla quale saremo giudicati, chi avrà compiuto qualcosa nei confronti dei fratelli più piccoli facendosi a sua volta piccolo, andrà verso la vita eterna.
I POVERI E LA CHIESA
I poveri sono la vera ricchezza della chiesa (38), attraverso di loro è possibile rivolgere il nostro sguardo a Gesù; Trovando nei piccoli un luogo sacramentale (44), dove l’invisibile diventa visibile, si evita il rischio che la fede rimanga solo di parole senza i gesti che la rendono concreta.
L’opzione preferenziale di Dio verso i poveri (16) “non indica mai un esclusivismo o una discriminazione verso altri gruppi, che in Dio sarebbero impossibili; essa intende sottolineare l’agire di Dio che si muove a compassione verso la povertà e la debolezza dell’umanità intera e che, volendo inaugurare un Regno di giustizia, di fraternità e di solidarietà, ha particolarmente a cuore coloro che sono discriminati e oppressi, chiedendo anche a noi, alla sua Chiesa, una decisa e radicale scelta di campo a favore dei più deboli.”
I poveri diventano una presenza significativa in quanto “soggetti capaci di creare una propria cultura, più che come oggetti di beneficenza” (100).
QUALCHE SPUNTO DI RIFLESSIONE
I poveri e la povertà sono quindi un elemento costitutivo della persona e della chiesa, che non può che essere frutto di una scelta consapevole e occasione di accoglienza e di apertura.
La scelta dei poveri, luogo dove Dio si rivela, ci mette in guardia e ci libera dal rischio delle logiche idolatriche, del tornaconto e di una fede vissuta solo a parole; Con il celebre versetto “Misericordia io voglio e non sacrifici” di Marco, 9-13, Dio ci invita a rivolgere il nostro sguardo verso di lui facendolo passare prima attraverso quello dei piccoli.
- Sarebbe interessante allora interrogarsi su quali povertà possiamo accogliere che permettono di generare una cultura buona e come questa può essere costruita?
- Nell’epoca delle analisi predittive e delle intelligenze che competono con quelle umane, siamo in grado di prevedere ed anticipare le povertà del futuro?
- Di quale povertà possiamo riappropriarci, nella storia di ciascuno e nella vita della chiesa?
- Amare il prossimo come se stessi, assume un significato diverso se viene letto non come una esortazione ma nella logica di una promessa?
Questa e altre domande nascono quando ci si confronta con la povertà e quando non ci si lascia cullare dalle solite risposte ormai conosciute che non scuotono più la nostra coscienza o servono per metter in pace il cuore e la mente.
Nella confortante conclusione dell’esortazione (121), Papa Leone è molto chiaro nell’indicare la via da scegliere: “Sia attraverso il vostro lavoro, sia attraverso il vostro impegno per cambiare le strutture sociali ingiuste, sia attraverso quel gesto di aiuto semplice, molto personale e ravvicinato, sarà possibile per quel povero sentire che le parole di Gesù sono per lui: «Io ti ho amato» (Ap 3,9)”. E farci così testimoni credibili della Sua venuta.
Laura Negri






