di Giovanni Colombo
La premessa è d’obbligo: di norma un genero si astiene dallo scrivere del suocero. Questa volta l’eccezione si impone per espressa indicazione del Presidente diocesano.
Amilcare Risi – è lui il suocero – domenica 4 gennaio festeggia il novantesimo. Alleluia!
Ha raggiunto la vetta in condizioni più che buone. La testa funziona, la memoria pure. Il cuore è pieno di battiti per i due figli Lorenza e Stefano (purtroppo già salito in Cielo sei anni fa) nonché per i sei nipoti. Ovviamente il fisico qualche cedimento lo segnala: si è fatto curvo, l’andatura non è più sicura come quella di un tempo. Tanto che da più di un anno è stato costretto ad una dolorosissima rinuncia: non va più in montagna una volta alla settimana, come ha fatto per più di trent’anni, per la sua giornata di libertà e di preghiera, fra i luoghi del Triangolo lariano e della Valsassina che conosce a menadito. E per noi parenti non c’è più la telefonata che arrivava puntuale intorno all’una con gli immancabili “saluti dal Paradiso!”
Amilcare è arrivato al novantesimo con la tessera associativa 2025-2026 in mano. È dal ‘48 che la rinnova, son 77 anni di tessere, tutte conservate, nessuna è andata persa. E dei 48 anni, dal 1960 al 2008, che è stato in Centro Diocesano con innumerevoli ruoli conserva un ricordo vivo e grato. Dice, e noi non possiamo non credergli, che ogni giorno durante la Messa prega per l’Associazione, mediante un’espressa menzione di tutti i Presidenti diocesani con cui ha collaborato.
In questo giorno di festa sorge spontanea la domanda sul segreto della sua longevità.
Al primo posto vien da mettere lo straordinario supporto che quotidianamente gli offre la moglie Sisa, instancabile nonostante i 61 anni di matrimonio.
Al secondo posto, ma forse è un primo posto pari merito, non si può non aggiungere la fedeltà alla regola. “Serva ordinem et ordo servabit te”. Per Amilcare è proprio così. E la regola Amilcare l’ha trovata fin da adolescente in quel che era il cuore della proposta formativa dell’Ac: il Cenacolo. Vi è entrato nel ‘54, vi è rimasto fino al ‘64, anno del matrimonio. Ed è stata un’esperienza formativa così forte che lo ha segnato per sempre. In un certo senso non ha mai smesso di appartenere al Cenacolo. Ancor oggi quasi si commuove quando ricorda l’emozione del rinnovo delle promesse (due volte l’anno, il 26 dicembre e il 29 giugno): sentiva di appartenere a Dio. E anche oggi è come se dovesse compilare la “pagellina” (per ogni giorno c’erano le caselline da barrare con una crocetta per santa messa, rosario, meditazione, visita al Santissimo, esame di coscienza). Tramite il Cenacolo è venuto a contatto personale con il Cardinal Montini, “che si fermava dall’inizio alla fine degli incontri di rinnovo delle promesse e si intratteneva a parlare con noi e aveva una straordinaria finezza umana”. Tramite il Cenacolo è diventato amico dei laici consacrati dell’istituto lazzatiano di Cristo Re, in particolare Franco Carcano e Germano Quadrelli, che si occupavano dei novizi. Il prof. Lazzati è stato il grande riferimento di Amilcare. E ancora oggi si onora di avergli fatto da segretario negli anni in cui il Professore è stato il Presidente della Giunta diocesana (1964-1967). Chi vorrà capire meglio i tratti della spiritualità del laicato cattolico ambrosiano dagli anni Quaranta agli anni Ottanta del Novecento (poi è arrivata “ Danzare la vita” ed è iniziata un’altra storia) non potrà che studiare anche gli appunti raccolti da Amilcare, che sono già stati consegnati in un “Fondo Risi” all’Archivio diocesano. Sono invece ancora segreti i diari degli esercizi spirituali, che una nipote aspetta di ricevere in eredità.
Amilcare adesso inizia i supplementari. Il genero, a nome dei familiari e dell’Associazione, gli augura tanti anni ancora da vivere in salute e serenità. Amilcare continuerà, finché gli sarà possibile, il servizio alla Sesta Opera in carcere. È il secondo più anziano fra i volontari. Una mattina alla settimana va ad ascoltare i detenuti. E per il resto manterrà la posizione giusta, la stessa, sempre la stessa che ha imparato al Cenacolo in gioventù: stare in semplicità e in silenzio davanti al Signore e sperare in Lui fino alla fine.






