Quest’anno ricorrono i 40 anni dalla morte del prof. Giuseppe Lazzati, avvenuta a Milano nel maggio 1986. Inquadrare il Professore in poche parole è compito difficile: egli, infatti, nella sua vita, è stato moltissime cose. Ha ricoperto il ruolo di presidente diocesano della Gioventù di Azione Cattolica, è stato deputato nelle fila della Democrazia Cristiana all’Assemblea Costituente e nella prima legislatura repubblicana, direttore del quotidiano cattolico ambrosiano “L’Italia”, professore e poi rettore all’Università Cattolica del Sacro Cuore (dal 1968 al 1983), fondatore dell’Istituto Secolare di Cristo Re, presidente diocesano di Azione Cattolica, instancabile educatore e formatore delle generazioni più giovani.
Ricordare oggi Lazzati significa non dimenticarne il pensiero e la testimonianza, carichi di significato e di spunti anche per il presente, in un contesto globale caratterizzato da guerre, dal risorgere di populismi e interessi nazionali miopi, dall’indifferenza verso i deboli, dalle crisi della democrazia rappresentativa e delle istituzioni sovranazionali. Quale società vogliamo costruire per il nostro futuro? Quali valori la devono ispirare e guidare? Come perseguire la pace, valore irrinunciabile messo oggi in discussione da visioni imperialiste che speravamo di esserci lasciati alle spalle? Quale ruolo possono giocare i credenti all’interno delle moderne democrazie?
A partire dagli anni d’impegno in Azione Cattolica e fino alla morte, Lazzati approfondisce una doppia intuizione: quella della responsabilità dei laici cristiani nella Chiesa e nel mondo e quella del valore cristiano della realtà secolare.
In linea con il Concilio Vaticano II, Lazzati ha sempre parlato di universale santità alla quale sono chiamati tutti i cristiani. Usava la definizione «…e vero uomo e vero cristiano…», rimarcando la imprescindibile distinzione dei piani (umano – divino), «nella quale però il divino non distrugge l’umano, ma anzi lo amplifica e gli è utile».
La vita del cristiano, per analogia con quella del Cristo, può dirsi umano – divina, ed è pervasa dalla potenza di Dio, che la apre a capacità nuove impreviste. Per dirla con le parole del professore: «La vita in Cristo è la chiave di volta dell’essere e dell’agire della vita del cristiano». Proprio per questo il fedele laico è chiamato e guidato dallo Spirito a cercare «il Regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio», a vivere l’unità dei distinti, ossia l’unità fra vita in Cristo e impegno laicale. Com’è stato osservato da diversi studiosi, la coscienza rettamente formata ha rappresentato l’orizzonte più ampio di autonomia che il Concilio ha riconosciuto ai laici cristiani e al loro agire.
A partire dai Vangeli e grazie al Concilio e i suoi documenti, la Chiesa ha così bandito l’integrismo come atteggiamento che pretende di derivare direttamente dalla fede – senza nessun tipo di mediazioni culturali e partitiche – i contenuti e i modi dell’azione politica, riconoscendo nello stesso tempo una sfera pubblica di rispetto e di confronto con tutte le posizioni in campo.
In parole semplici, la cura della pace come fondamento del bene comune non può che passare dal metodo della «mediazione culturale». Giuseppe Lazzati ne ha dato una bella definizione: «La mediazione culturale non vuole dire diminuzione, bensì pienezza di cultura autentica in cui non si perda affatto la propria identità di cristiani, ma si sia capaci di capire i valori umani e di vedere come essi si possono realizzare gradualmente». Strumento principe della mediazione culturale è il dialogo, il «saper costruire ponti», cioè la capacità di saper ascoltare e di saper parlare con gli altri, senza alimentare rabbia e paura, ma alimentando realismo e speranza, fiducia e mitezza.
La comunità cristiana ha oggi su di sé una grande responsabilità: quella di educare alla speranza e alla compassione – alla capacità cioè di farsi carico delle ferite e dei problemi degli altri – abituando nuovamente al dialogo e all’ascolto pacifico, senza prevaricazioni o antagonismi, tessendo reti e promuovendo relazioni autentiche.
Nel 1985, poco prima di morire, Lazzati compì un nuovo passo nel cammino di una maturità del laicato cattolico facendosi promotore dell’Associazione “La Città dell’uomo” che «si propone di elaborare, promuovere e diffondere una cultura politica che, animata dalla concezione cristiana dell’uomo e del mondo, sviluppi l’adesione ai valori della democrazia espressi nei principi fondamentali della Costituzione della repubblica italiana, rispondendo alle complesse esigenze della società in trasformazione».
Ancora oggi Lazzati ci direbbe che l’unico modo per riformare la politica è quello di tornare ad incarnare, nell’azione politica quotidiana, propositi per attuare i primi importantissimi articoli della Costituzione, i principi fondamentali su cui sono costruite le nostre Istituzioni.
Nel testamento spirituale, composto nel 1986, Lazzati scriveva per tutti i fedeli laici: «Amate la Chiesa, mistero di salvezza del mondo… Amatela come vostra Madre, con un amore che è fatto di rispetto e di dedizione, di tenerezza e di operosità. Non vi accada mai di sentirla estranea e di sentirvi a lei estranea; per lei vi sia dolce lavorare e, se necessario, soffrire. Che se in essa doveste a motivo di essa soffrire, ricordatevi che vi è Madre; sappiate per essa piangere e tacere».
Lo ricordo per me e per tutti quelli che vi credono.
A distanza di anni non possiamo assolutamente dimenticare una figura di tale grandezza e importanza, un maestro di vita, un esempio sicuro per tutte le generazioni a venire.
Alberto Ratti






