Mi hanno chiesto di scrivere due parole riguardo a “Tutta la Terra è Santa”, la proposta giovani di quest’anno, per cui, eccomi qui!
Partiamo dall’inizio. Quando ho scelto di aderire alla proposta di AC ambrosiana per quest’estate, l’ho fatto perché prevedeva il pellegrinaggio in Terra Santa, e l’idea mi entusiasmava moltissimo. Poi le cose sono cambiate: confermare il viaggio e andarci sarebbe stato pericoloso, motivo per cui il programma è cambiato.
Una scelta sicura di bellezza, gioia e ricchezza
Dopo averci riflettuto per un po’ ho deciso comunque che ne sarebbe valsa la pena; andavo anche un po’ sul sicuro: pur mancando infatti da diversi anni alle proposte AC di questo tipo, ero sicura che, tornata a casa, sarei stata soddisfatta. L’AC, per me, è sempre stata così, in tutti i contesti in cui l’ho incontrata: una scelta sicura di bellezza, gioia e ricchezza.
Anche questa volta si è dimostrata tale e, anche se partivo con buone aspettative, queste sono state ampiamente superate. Certo, il rammarico per non essere potuti andare in Terra Santa all’inizio c’era, ma sia durante il campo sia adesso, ripensandoci, riconosco che, probabilmente, è stato meglio così.
Alla scoperta del nostro mondo interiore
È stata una settimana intensa, piena, ricca: i vari ospiti incontrati (padre Roberto Cecconi, Benedetta, Luigi Alici, Angiolo Boncompagni, Francesca Rosellini) ci hanno lasciato molti spunti ed è stato bello scoprire come – e questo è stato un pensiero che mi hanno confermato anche altri – pur parlando di “cose esterne”, cose del mondo, abbiamo trovato modo di riscoprirne alcune sfumature anche guardando al nostro interno. E io credo invece che, se fossimo stati là, questo non sarebbe stato altrettanto possibile. Sarebbe stato diverso, certo, sicuramente stupendo, ma non so se saremmo stati altrettanto in grado di fermarci e notare le somiglianze tra il nostro mondo, quello di ciascuno di noi, e il mondo al di fuori.
Importante, secondo me, è stato riconoscerci parte di un’unica storia, di modo da capire che solo di fronte a questa consapevolezza possiamo responsabilizzarci verso il futuro e verso gli altri.
Mirare a grandi orizzonti
Poiché però uno sguardo corto non mette sotto pressione la storia e ci rende complici della dispersione e della frammentazione, quello che dobbiamo fare – come ci è stato più volte consigliato – è mirare a grandi orizzonti, pur sempre partendo da piccoli passi quotidiani.
Il nostro semplice esserci, esistere, proprio in questo momento è di per sé importante e ci ricorda che la nostra presenza non è un caso ma una chiamata a diventare, anche nel nostro piccolo, portatori e generatori di Pace.
Il vero significato della parola pace
La pace è stata una delle parole che ci ha accompagnati in questi giorni e proprio nel suo significato e valore ho scoperto qualcosa di nuovo da riportarmi a casa: intanto il vero significato della parola “shalom”, che, se per noi significa esclusivamente “assenza di guerra”, in ebraico significa “pienezza di ogni bene”; e poi il ruolo che la Pace ha, o dovrebbe avere, per noi cristiani: la Pace non è l’obiettivo ma il fondamento, il punto dal quale dobbiamo partire per raggiungere quei grandi orizzonti.
Da ultimo, ma non meno importante, sono stati i legami creati. Personalmente partivo praticamente da zero, trovandomi in un gruppo già in parte consolidato e del quale conoscevo vagamente solo una piccola parte. Nonostante questo, le amicizie e le relazioni create sono state vere e profonde; in qualche modo, quasi paradossalmente, semplici e indubbiamente parte di quella ricchezza di cui, in AC, si fa sempre esperienza!
Agnese






