Da quando abbiamo detto il nostro ” si” per il servizio di vice-presidenti del settore Giovani dell’Ac ambrosiana, chi ci ha preceduto ci ha raccontato l’Assemblea nazionale come un momento unico di incontro con tutte le realtà di Ac d’Italia e di riscoperta dell’associazione nella sua interezza. Sognavamo di prendere il treno, di “farci tutta Roma a piedi” e di conoscere altri giovani, altri adulti, insomma altri fratelli impegnati come noi, che hanno deciso di metterci la faccia e di sporcarsi le mani.
L’assemblea nazionale non è solo stesura di testi, discussioni di ore e votazioni: è un’occasione per entrare in contatto con modi di fare nuovi, eppure simili per lo stile che contraddistingue l’Ac; è terminare la giornata stanchi ma avere ancora voglia di confrontarsi con questi compagni di viaggio fisicamente così lontani ma pure così vicini.
Certamente mai ci saremmo aspettati di vivere un’assemblea “dalla cameretta di casa”, con le cuffie nelle orecchie e come unico modo di comunicare un mezzo busto ripreso dalla telecamerina del nostro computer. Un’assemblea online. Abbiamo atteso questo momento chiedendoci quale fosse lo spirito con cui accostarci a questi giorni. Quello che abbiamo scelto di fare è di tenere le antenne alte e di cogliere quanti più spunti possibili da ciò che ci verrà proposto, per riportare tutto in diocesi ed avere uno stimolo per volare più in alto.
Sentirci associazione ci ricorda che non siamo soli e che abbiamo la responsabilità di metterci in gioco per scovare i bisogni reali e profondi dei giovani del nostro tempo e trovare modalità creative, propositive e coraggiose per andargli incontro.
I giovani che in questo anno abbiamo incontrato sono portatori di un’etica d’accoglienza e di umiltà straordinari. Sono soggetti attivi della propria vita: scelgono e si muovono con fatica in un mondo che, agli occhi dei più, sembra deludere e non dare alcuna certezza. Sono giovani uomini e giovani donne che si mettono in ascolto, che si sporcano le mani ed hanno un’alta attenzione ed accortezza nei confronti di chi gli sta accanto.
Ci aspettiamo che le riflessioni ci mettano in discussione e che, nonostante la comunicazione virtuale, riusciremo a conoscere gli altri partecipanti ai lavori dell’assemblea per poterci confrontare sul loro vissuto di associazione sul territorio e per condividere dubbi e sogni.
È un periodo in cui abbiamo tanto bisogno di sentirci uniti, di sentirci parte di quel corpo unico di cui ogni membra risulta essenziale ed indispensabile alle altre.
In un presente che vive l’individualismo ed esalta l’Io fino a renderlo quasi divino, vediamo questa assemblea come l’espressione di una collettività, sì composta da molti “io”, ma che trova il suo compimento nel “noi”.
Francesca Rosellini e Alessandro Ceppi






