Nel capitolo 22 dell’Apocalisse, Giovanni ci offre una visione che parla al cuore delle nostre attese più profonde: un fiume d’acqua viva, limpido come cristallo, che scorre dal trono di Dio e dell’Agnello, nutrendo l’albero della vita, le cui foglie sono per la guarigione delle nazioni. Queste immagini parlano concretamente alle angosce e ai drammi che viviamo oggi. In un contesto storico segnato dal ritorno prepotente delle guerre e dalle divisioni, la fede ci offre l’orizzonte di un futuro di pace e di guarigione per un mondo ferito. Questa promessa di vita piena non è solo per “un domani”, ma si incarna oggi nelle nostre vicende umane, nel dolore e nella speranza di ogni giorno.
Questo atteggiamento di speranza creativa è proprio di Dio Padre. Fin dalla creazione del mondo, Egli ha immaginato e dipinto, come un artista, tutta la realtà, donandole bellezza e armonia. Il mistero dell’incarnazione, che il tempo liturgico dell’avvento ci prepara a celebrare, e l’intera storia della salvezza sono la più grande espressione dell’immaginazione divina: Dio entra nella nostra storia assumendo la nostra carne per rinnovarla dall’interno, scegliendo sempre di tracciare strade inedite e inaudite.
Potremmo vivere il tempo dell’attesa coltivando la spiritualità dell’immaginazione. Non si tratta di un sogno illusorio o di un ingenuo ottimismo. Non significa chiudere gli occhi davanti alle ingiustizie o fare finta che i problemi non esistano. Al contrario, l’immaginazione cristiana, nutrita dal dono dello Spirito Santo, ci permette di vedere oltre, di leggere in profondità la realtà e di scorgere in essa la graziosa presenza di Dio. Perché questo accada abbiamo bisogno di fissare coi nostri occhi le immagini della salvezza che possiamo attingere dalla Parola di Dio, la liturgia e l’arte cristiana.
In questo tempo di Chiesa, segnato dal cammino sinodale e dall’imminente apertura del Giubileo, ci è chiesto di esercitare questa immaginazione. Il Sinodo ci invita a guardare la Chiesa e il mondo con occhi nuovi, trovando strade per portare il Vangelo alle periferie esistenziali, mentre il Giubileo ci offre l’opportunità di sperimentare la misericordia di Dio e di accompagnare i più lontani verso l’incontro con il suo amore che salva.
“Lo Spirito e la sposa dicono: Vieni!” (Ap 22,17). Il desiderio dello Spirito si accenda nei nostri cuori, ci aiuti a sbilanciarci nella preghiera e nella carità appoggiandoci meno sulla nostra pretesa di autosufficienza per immaginare con Dio un mondo nuovo.
Don Michael Pasotto – Assistente giovani e Acr Azione cattolica ambrosiana






