È uscito per In dialogo Comandamenti per la libertà. Il decalogo tra coscienza religiosa e civile, a cura di Alberto Mattioli e Gaia De Vecchi, il primo consulente aziendale e giornalista, vicepresidente dell’Azione cattolica ambrosiana all’inizio degli anni Novanta e poi lungamente impegnato in politica, la seconda docente di Teologia all’Università Cattolica. La prefazione del libro è firmata padre da Francesco Occhetta, docente di Teologia e Sociologia, mentre la postfazione è curata da Giovanni Grandi, docente di Filosofia presso l’Università di Trieste e promotore del progetto Parole_O_stili.
Abbiamo incontrato Alberto Mattioli e Gaia De Vecchi, entrambi soci dell’Azione cattolica ambrosiana, e abbiamo chiesto loro di presentare il messaggio profondo del testo.
«Il volume è rivolto a tutti quei lettori che si vogliono interrogare sul tema, pur non essendo specialisti della materia», spiega De Vecchi. «È un approfondimento civile che nella religione trova il suo fil rouge, dal momento in cui i Dieci comandamenti vengono attualizzati grazie ai diversi contributi proposti – da Nando Dalla Chiesa a Rosy Bindi, da Giacomo Costa a Elena Lea Bartolini». Nel testo emergono domande come cosa significhi desiderare, tradire, idolatrare oggi, e si cerca una risposta nella Parola. «Una Parola che sia innanzitutto umana, che trascenda dalla religione proprio perché riguardante i diritti e i doveri fondamentali dell’uomo», spiega la Teologa.
Prosegue Mattioli: «I dieci comandamenti, dal Sinai al nostro presente, hanno attraversato la Storia dal punto di vista personale e sociale, determinando così gli ordinamenti giuridici d’ogni tempo. Dobbiamo ringraziare papa Francesco, che ci chiede di continuare ad attualizzarli, come nel caso dell’ecologia. Eppure, tutte le grandi tematiche affrontate nel libro sono connesse: la famiglia, il rapporto con Dio, il lavoro, la dispersione della società mediatica in cui viviamo. Rileggere i comandamenti alla luce del presente è la nostra sfida, per ricordare da dove veniamo, senza dimenticare dove vorremmo andare».
Francesca Bertuglia






