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Il “Padre Nostro”: La preghiera di chi digiuna

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Dopo aver dato alle folle le provviste dello spirito, Cristo iniziò a guarire le loro malattie, cioè le infermità del corpo. Solo dopo offrirà loro il pane per il corpo. Questa pericope (cf. Lc 9,10-17) è l’applicazione concreta delle parole del Signore: “Cercate, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta” (Mt 6,33). Nel nostro cammino sulla via che porta al regno dei cieli noi ci sentiremo bisognosi di tutto ciò che è del corpo, non solo del pane, ma di tutte le altre necessità del corpo. Affronteremo infermità, malattie diverse, avversità e angosce, fatiche senza limiti, fino alla tomba. Se in tutto questo non daremo allo spirito ciò che gli spetta, faticheremo invano e vana sarà la nostra speranza.

Se prestiamo attenzione al “Padre nostro” (Mt 6,9-15) ci renderemo conto che si tratta di una preghiera eucaristica. È la prima preghiera eucaristica che il Signore insegna ai suoi discepoli e a noi. I discepoli avevano chiesto al Signore: “Signore, insegnaci a pregare”, ed egli ave va risposto loro: “Quando pregate, dite: ‘Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno”. Sia santificato il tuo nome: lo facciamo durante la liturgia, quando santifichiamo il nome di Dio con il trisághion[1]. Venga il tuo Regno: chiediamo che il Regno venga a noi perché noi non siamo in grado di entrarvi da soli. Regno di Dio significa che Dio governa il nostro cuore, tutta la nostra vita, a lui affidiamo ogni cosa, tutto ciò che possediamo, pensiero, mente, sentimenti, corpo. Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra: vogliamo che la nostra vita sia conforme totalmente alla volontà di Dio. Gli chiediamo: “È come se noi vivessimo nel tuo Regno, Signore, nella pienezza della gioia e della letizia e nella luce dei tuoi santi. Così facci vivere fin d’ora questo Regno mentre siamo su questa terra”. Dacci oggi il nostro pane di domani [2]: quando il Signore ha insegnato ai suoi discepoli il Padre nostro, voleva ricordare loro, essendo tutti di cultura ebraica, che nel deserto del Sinai i loro progenitori raccoglievano tutti i giorni la manna, tranne il sabato in quanto di venerdì ricevevano doppia razione che bastava sia per il venerdì che per il sabato. Se capitava che qualcuno raccogliesse la doppia razione in un giorno normale, la manna si avariava e veniva divorata dai vermi. Dunque: il pane di domani, di sabato, daccelo oggi (venerdì). Si noti che questa richiesta appare dopo: “Sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno”. Ciò significa che prima di provvedere ai bisogni del corpo, prima di soddisfare le sue esigenze saziandolo con il pane di oggi, il pane del mondo, ovvero il pane destinato a perire, è necessario, prima di tutto, santificare il nome di Dio. Il pane dello spirito deve avere la precedenza sul pane del corpo.

Facciamo attenzione al fatto che il Signore, prendendo i cinque pani e i due pesci, “alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla” (Lc 9,16). Questi sono i tre movimenti con cui viene santificato il pane eucaristico. Questo mistero ha coinvolto i cinque pani e i due pesci (cf. Mc 6,41). Ma le folle ne fraintesero il senso. Il regno di Dio era stato rivelato in Cristo, ma invece di accoglierlo come Salvatore e Messia, lo ritennero il re di Israele che li avrebbe liberati dai romani. Si verificò una visione distorta. Invece di accogliere Cristo come Salvatore della loro vita, gridando “Osanna al figlio di David! (cioè: ‘Salvaci dal cielo, o figlio di David!’) Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!” (Mt 21,9), quando videro il segno  realizzato dal Signore Gesù, accorsero per prenderlo e farlo re, affinché li liberasse dai romani. Il Signore, invece, li lasciò e passò in mezzo a loro nascosto (cf. Gv 6,14-15).

Sbagliamo molto quando trasformiamo le cose spirituali in cose materiali. Ma se preghiamo, per esempio sul cibo, il pane ne è santificato perché in ogni pane che mangiamo nel nome del Signore scorre la potenza del Signore, tanto che è capace perfino di guarire il corpo ammalato.

Il miracolo del saziamento delle folle è avvenuto due volte: cinque pani e due pesci che hanno saziato cinquemila uomini senza contare donne e bambini (cf Lc 9,13-17); sette pani e pochi pesciolini che saziarono circa quattromila persone (cf Mc 8,1-9). ancora oggi, queste cifre vengono usate quando offriamo i panni all’altare: cinque pani o sette[3].

Ecco il primo punto importante in questo Vangelo, Vangelo del passaggio, Vangelo del viaggio felice,  Vangelo dell’ indigenza sulla via che porta il regno di Dio : dobbiamo saziare primo lo spirito con la preghiera, poi la potenza della preghiera scorre dentro di noi e guarisce il corpo, poi offriamo al corpo il pane di cui ha bisogno.

Matta el Meskin,  Ritrovare la Strada, Qiqajon, Magnano 2017, 45-48

[1] Il trisághion è l’acclamazione con cui i serafini lodano la Trinità “tre volte santa”, alla quale si ispira anche l’omonimo inno liturgico attestato a partire dalla metà del v secolo: “Santo Dio, santo forte, santo immortale, abbi pietà di noi”. La tradizione copta ha recepito una versione più lunga del trisághion rivolta al Figlio (fine v secolo, a opera del patriarca di Antiochia Pietro  Fullo) in cui a ognuna delle tre volte in cui si dice “santo”, prima di invocare la misericordia, si aggiunge: “Tu che sei stato generato dalla Vergine”; “Tu che sei stato crocifisso per noi”; “Tu che sei risorto dai morti e sei asceso al cielo”.

[2] Seguiamo l’arabo che riprende la versione bohairica del Padre nostro (cf. Novum Testamentum graece, a cura di E. Nestle, K. Aland et al., Stuttgart 201228, p. 13, n. 11). Questa traduzione sarebbe corroborata dal Vangelo degli ebrei che, secondo Origene-Gerolamo, contiene il termine “domani”: “Nel vangelo ebraico secondo Matteo è scritto così: ‘Dacci oggi il nostro pane di domani’, cioè, dacci il pane, che ci darai nel tuo Regno, daccelo già oggi” (Ori gene-Gerolamo, Sul salmo 135 25, in  Id.,  74 omelie sul libro dei salmi,  a  cura  di G. Coppa, Milano 1993, p. 484).

[3] Nella liturgia copta , al momento dell offerta dell’agnello (il pane eucaristico che verrà santificato), il prete scegli accuratamente il pane migliore tra tre , cinque o sette pani a indicare l’ agnello senza difetti e senza macchia (cf. Es 12,5 e I Pt 1,19) immolato per il mondo.

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