“Ci facciamo compagni di strada dei poveri”: questa una delle sfide che il Consiglio Diocesano di Azione Cattolica ha individuato come urgenza da affrontare nel triennio 2024-2027, meglio esplicitata nel Documento della XVIII Assemblea diocesana.
Il tema invita ad unire la conoscenza del fenomeno per come si sviluppa oggigiorno riflettendo sulle “nuove povertà”, con le esperienze concrete che in quanto singoli e associati possiamo vivere a fianco di chi si trova ai margini della società o di chi si sente escluso dalla comunità ecclesiale.
Durante l’ultimo Consiglio Diocesano a tema “povertà”, ci siamo lasciati guidare da quella citazione alquanto scioccante del Vangelo di Marco in cui Gesù dice che i poveri li avrete sempre con voi (…) ma non sempre avrete me (Mc 14,7).
A tal proposito proprio ad inizio ottobre, Papa Leone XIV nella sua prima Esortazione Apostolica intitolata Dilexi te (tradotta, Ti ho amato) sull’amore verso i poveri, scrive che il cristiano non può considerare i poveri solo come un problema sociale: essi sono una “questione familiare”. Sono “dei nostri” (cap. V, 104).
La povertà è descritta quindi come una “sfida permanente”; il rischio, infatti, è quello di definire i poveri come una categoria a parte, quando la realtà è che per i cristiani essi sono la stessa carne di Cristo (cap. V, 110).
Statistiche alla mano, non si è osservato, dopo l’impennata di inizio decennio dovuta a pandemia, guerre, inflazione, un incremento quantitativo dell’area di povertà, ma dobbiamo essere consapevoli che l’area di povertà assoluta, nel paese, è andata notevolmente ampliandosi dall’inizio del secolo (è praticamente triplicata dal 2005).
Lo comunica il Rapporto Caritas La povertà nella diocesi ambrosiana – Dati 2024, prodotto dall’Osservatorio diocesano delle Povertà e delle Risorse, reperibile online.
La ricerca analizza i bisogni espressi da quasi 19 mila persone rivoltesi ai Centri d’Ascolto e a tre servizi diocesani (SAM per le persone senza dimora, SAI per i migranti, Siloe per le famiglie) e il cui risultato è una radiografia sempre più rappresentativa dei fenomeni di povertà che stanno logorando la società milanese e lombarda.
Alcune situazioni di bisogno (due terzi del totale) continuano a non trovare risposte adeguate nei territori e con il tempo rischiano di diventare croniche; d’altra parte, un terzo di volti nuovi si è presentato con nuovi bisogni da soddisfare.
È bene prendere atto che i poveri non siano solo con noi, ma tra di noi. Se si pensa, ad esempio, che nel 2024 quasi 1 persona su 4 di coloro che si rivolgono ai Centri d’Ascolto Caritas in Diocesi di Milano è in possesso di un’occupazione, è facile comprendere come il fenomeno possa colpire chiunque e, quindi, che nemmeno il lavoro sia utile a prevenire la povertà.
A differenza di quanto emerge dalle statistiche ufficiali, benché presentino un’incidenza di povertà ridotta rispetto alle altre fasce d’età, stanno tornando a manifestare segnali preoccupanti sono gli ultra 65enni e gli under 35, anziani e giovani.
Se il dato riferito agli over 65, sempre rispetto alle 19 mila persone incontrate da Caritas, è quadruplicato negli ultimi 10 anni (3,7% nel 2015 vs 12,2% nel 2024), per quanto riguarda i giovani (oltre il 19% del totale) la percentuale è in lento ma costante aumento.
La presenza degli immigrati (65,5%), invece, è oggettivamente in crescita e i motivi si possono ritrovare in una perdurante inefficacia del quadro normativo che spinge o lascia molti individui nell’incertezza e nella precarietà esistenziali, oltre che in una condizione di irregolarità amministrativa.
Abbiamo urgenza, allora, come Azione Cattolica, di avere a cuore la formazione di una coscienza illuminata dalla Parola e informata sulla vita, grazie alla collaborazione con chi si occupa quotidianamente del tema, per dare spazio ad azioni di prossimità personali, territoriali e diocesane.
Da Documento assembleare, siamo al servizio di “comunità nuove” e ci dedichiamo alla comunità ecclesiale e civile del nostro territorio, come associazione diocesana e nella forma dei gruppi locali di Azione Cattolica, per dar vita a esperienze concrete di fraternità, prendendoci cura delle nostre e altrui fragilità, incontrando i nuovi bisogni e valorizzando tutte le esperienze e le diversità (p.6).
Ne sono un esempio le tante iniziative che l’Associazione promuove a sostegno di realtà vicine e lontane, come i campi di volontariato ACS o la “campagna panettoni” in occasione del Natale.
Corinna Ciotti







Ottima riflessione. Aggiungo che la
Povertà influisce anche sulle adesioni all’AC dato che il costo della tessera annuale (benché poco se parametrato a 12 mesi) diventa una rilevante ragione che ostacola il rinnovo dell’adesione
Gigi pizzi