Nel decanato di Tradate l’Azione Cattolica sta cercando di avviare qualche gruppo ACR nell’ambito delle pastorali giovanili presenti. Qui di seguito raccontiamo un evento “promozionale” che si è svolto a Venegono Superiore nell’ambito di una serata che periodicamente si svolge radunando preadolescenti, adolescenti e qualche giovane della Comunità Beato Schuster (parrocchie di Venegono Inferiore e Superiore) e della parrocchia Beata Vergine del Rosario di Castiglione Olona.
La proposta di ACR si può affiancare ad una pastorale giovanile, valorizzarla e sostenerla. Si è sperimentata questa ipotesi e si lavorerà per dare un seguito.

A settantaquattro ragazzi tra preadolescenti e adolescenti, accompagnati da dieci educatori, sabato 31 gennaio 2026, dopo-cena, presso lo Shalom, è stato proposto un laboratorio dedicato alla scoperta dell’Azione Cattolica Ragazzi. Secondo l’dea dei responsabili Don Luca e Christian, opportunamente condivisa con gli educatori, questa potrebbe essere una proposta, nell’ambito delle normali attività di pastorale giovanile, per chi vuole formarsi per prendersi particolarmente a cuore la vita della comunità.
Don Luca Ferrarese è Vicario parrocchiale della Comunità Beato Schuster (parrocchie SS Giacomo e Filippo e San Giorgio di Venegono Inferiore e Superiore) e responsabile della pastorale giovanile della parrocchia Beata Vergine del Rosario di Castiglione Olona.
Christian Canziani è educatore professionale di oratorio e di pastorale giovanile della cooperativa Aquila e Priscilla, lavora per la comunità pastorale Beato Schuster e collabora con la parrocchia di Castiglione Olona.
Già l’organizzazione di questa serata racconta qualcosa di significativo: quando una comunità riesce a coinvolgere così tanti giovani in un’esperienza educativa condivisa non solo nell’azione ma anche nel progetto, significa che la pastorale giovanile non è soltanto un insieme di attività, ma un vero percorso di crescita capace di generare relazioni, responsabilità, assunzione di ruoli e senso di appartenenza.
Il laboratorio, intitolato “I costruttori della città”, ha proposto ai ragazzi un’attività semplice ma ricca di significato. Divisi in piccoli gruppi e guidati dagli educatori, i partecipanti sono stati invitati a immaginare e costruire simbolicamente una città. Non una città qualunque, ma una città fondata su quattro pilastri fondamentali: il protagonismo personale, la responsabilità verso gli altri, l’amicizia con Gesù e l’amicizia tra le persone.
Questo laboratorio si ispirava alla riflessione del prof. Lazzati (rettore dell’Università Cattolica e Presidente di AC) che negli anni Ottanta, facendo riferimento alla dottrina sociale della Chiesa, proponeva il compito per il laico cattolico di costruire “la città dell’uomo”, attraverso la ricerca, la mediazione e realizzazione del bene comune.
Attraverso piccoli “mattoni” colorati – rappresentati da post-it su cui disegnare o scrivere – ogni ragazzo ha potuto raccontare qualcosa di sé. C’è chi ha condiviso un proprio talento, chi ha raccontato un gesto di aiuto verso qualcuno, chi ha descritto un momento della giornata in cui si sente vicino a Gesù e chi ha espresso il valore dell’amicizia nella propria vita. Questi mattoni sono stati poi utilizzati per costruire simbolicamente una casa o un edificio della città immaginata dal gruppo.
Il lavoro nei sottogruppi ha permesso ai ragazzi di sperimentare concretamente la collaborazione, l’ascolto reciproco e il valore del contributo personale. Gli educatori hanno accompagnato il percorso guidando la progettazione degli edifici, la preparazione dei mattoni e la costruzione finale. Ogni gruppo ha dato vita a una casa con un nome, una funzione e alcune frasi che riassumevano i valori emersi durante l’attività. Poco alla volta, grazie al contributo di tutti, sono nate costruzioni diverse ma complementari, come accade in ogni città viva.
Nel momento conclusivo, le diverse costruzioni sono state presentate all’assemblea e, sul pavimento dello spazio comune, ha preso forma una città fatta di parole, colori e sogni. Una città simbolica, ma allo stesso tempo molto concreta: la città della comunità cristiana e della società in cui viviamo. Una città che può esistere davvero solo quando ciascuno mette in gioco i propri talenti e si sente responsabile del bene degli altri.
Al termine, si è proposto ad ognuno di indicare la ferite personali, le inadeguatezze che, al di là dei limiti che pone la realtà, ci frenano in questa “impresa”. Si è poi condiviso che l’amicizia con Gesù, l’ascolto della sua Parola, una spiritualità personale e condivisa con gli altri, sono una risorsa fondamentale per affrontare ed accettare i propri limiti ed essere sostenuti nell’impresa
Guardando a un’esperienza come questa diventa evidente un aspetto spesso poco visibile ma fondamentale. Dietro a un laboratorio di un’ora ci sono preparazione, organizzazione, educatori che assumono responsabilità e giovani che imparano a mettersi in gioco. Si costruiscono relazioni, si impara ad ascoltare, si sperimenta la fiducia reciproca. Si impara, in altre parole, a stare dentro una comunità.
Per questo si può confermare che il lavoro della pastorale giovanile rappresenta un vero patrimonio sociale. I ragazzi che oggi imparano a lavorare insieme in un contesto libero dai condizionamenti che la scuola e il lavoro giustamente pongono, possono meglio riconoscere i propri talenti, prendersi cura degli altri e saranno gli adulti di domani, cittadini più consapevoli e attenti al bene comune.
Quando i giovani fanno questa esperienza di comunità, cresce non solo la vita della Chiesa ma anche il tessuto della società. Si rafforza quella rete di relazioni, fiducia e solidarietà che rende una comunità più umana e capace di affrontare le sfide del presente.
La città costruita durante il laboratorio rimane allora come un’immagine semplice ma eloquente: una comunità che cresce insieme, dove ciascuno porta il proprio mattone e dove l’impegno educativo della pastorale giovanile diventa una ricchezza condivisa. Un patrimonio sociale che non appartiene soltanto ai ragazzi o agli educatori, ma a tutta la comunità parrocchiale e civile che l’AC può valorizzare e sostenere.






