È venuto il tempo di «portare il Sinodo a casa». Cioè di rendere la sinodalità uno stile di Chiesa condiviso, una postura ordinaria anche nella vita delle comunità parrocchiali e non solo delle assemblee in Vaticano.
Una giornata inedita
Così, in consonanza con la proposta pastorale dell’arcivescovo, che per il 2025-26 ha impegnato la diocesi nella «ricezione del Cammino sinodale», lo scorso 28 febbraio per la prima volta si sono riuniti in seduta congiunta il Consiglio pastorale diocesano, il Consiglio presbiterale e l’Equipe sinodale. Un’inedita giornata unitaria in cui laici, consacrati e ministri ordinati (diaconi, preti e anche i vescovi ausiliari) hanno lavorato insieme, su un piano paritetico, con all’ordine del giorno proprio il “Portiamo il sinodo in casa”.
Una giornata di lavori
I lavori sono stati introdotti da una profonda meditazione di madre Ignazia Angelini, benedettina di Viboldone, e sono proseguiti con la relazione di Alphonse Borras, canonista di fama internazionale, docente all’Università di Lovanio. Poi si sono svolti i tavoli di lavoro, con il metodo della “conversazione nello Spirito” in cui i membri dei due consigli e della Equipe sinodale si sono confrontati, a scelta, su uno di questi due ambiti: “La formazione sinodale e missionaria” o “Sinodalità e corresponsabilità nella guida della comunità”.
Una «sintesi narrativa» del lavoro nei gruppi è stata affidata ai giornalisti Miriam Giovanzana e Paolo Rappellino: «Tutti sono rimasti sorpresi dal clima di abbassamento delle difese e franchezza reciproca tra presbiteri e laici», hanno spiegato. E non era scontato. «La fiducia reciproca consente di liberare energie aiutando tutti a correre». E anche il termine «osare» è risuonato più volte, nella consapevolezza che sono tanti gli ambiti in cui occorre provare a cambiare: dalla razionalizzazione delle strutture parrocchiali all’iniziazione cristiana, solo per citare due delle questioni più volte emerse.
Uno stile di cammino
«Oggi non approviamo un nuovo documento, ma sperimentiamo un inizio promettente di stile di cammino».
È toccato poi all’arcivescovo, trarre alcune conclusioni. «La sinodalità», ha avvertito, «non può essere solo ragionamento sul funzionamento della Chiesa, ma deve essere cuore della missione». Perché «c’è come uno stridere, oggi, tra la missione e la macchinosità del nostro vivere quotidiano: per questo dobbiamo inserire nel nostro vissuto l’invocazione dello Spirito, il tempo dell’adorazione, della preghiera, dell’ascolto della Parola di Dio».
Monsignor Delpini ha anche anticipato che la Proposta pastorale del prossimo anno potrebbe proprio prendere la mosse, sinodalmente, dagli orientamenti emersi in questa giornata per lavorare su formazione e corresponsabilità.
Paolo Rappellino






