Come ogni anno, si avvicina l’8 dicembre, la Giornata dell’Adesione, uno dei momenti simbolicamente più forti dell’anno associativo. Per i soci di tutta Italia, questa è l’occasione per rinnovare il proprio “Sì” all’Azione Cattolica, per riaffermare un’appartenenza, per sentirsi parte viva di una comunità e di una storia che continua.
I dubbi sul settore giovani
Da giovani con un ruolo attivo nella vita dell’associazione, inseriti a fondo nei cammini e nelle dinamiche dell’AC diocesana di Milano, viviamo questo momento con un sentimento ambivalente: da una parte, affetto e gratitudine per un’associazione che ci ha dato e continua a darci tanto; dall’altra, dubbi e domande che emergono sempre più chiaramente, soprattutto quando guardiamo al settore giovani.
Ogni anno, infatti, ci troviamo davanti a un dato difficile da ignorare: le adesioni tra i giovani diminuiscono. Non si tratta di una reale fuga: i giovani continuano a prendere parte alle proposte formative dell’associazione, soprattutto nei tempi forti, durante i campi estivi o le iniziative diocesane.
Non si avverte più, però, la necessità di diventare effettivamente soci: per molti giovani, è sufficiente partecipare e intessere relazioni per sentirsi inseriti nel cammino di fede comunitario proposto dall’associazione. Anche per i più affezionati, il tesseramento avviene quasi in automatico, magari perché necessario per partecipare a un’esperienza, o perché (nel caso dei più giovani) sono i genitori a occuparsene.
Una scelta inconsapevole e formale?
Una scelta, quindi, che rischia di diventare inconsapevole, oppure puramente formale. Questa situazione ci interroga profondamente. Qual è oggi, per un giovane, il senso dell’adesione? Perché, in un momento dell’anno che non è particolarmente inserito nel proprio cammino personale, si dovrebbe scegliere di aderire in modo formale, simbolico (e anche economico) all’associazione?
Forse, per rispondere a questa domanda, possiamo iniziare con l’accogliere il calo delle adesioni “intenzionali” dei giovani, non come un problema, ma come il segnale di un cambiamento generazionale, che tocca il modo in cui i giovani vivono l’appartenenza, l’impegno, il sentirsi parte di una comunità.
In effetti, questa riflessione non riguarda solo l’AC: tutto il mondo dell’associazionismo – in ambito ecclesiale, civile, sportivo, politico e culturale – attraversa oggi un tempo complesso. In una società segnata dalla precarietà, sempre più giovani faticano a riconoscersi in forme stabili e strutturate di appartenenza.
Forse scottati dall’operato di organizzazioni burocratiche, distanti e inefficaci, all’identità collettiva preferiscono percorsi più flessibili e personalizzati. Dopotutto, associarsi significa anche fidarsi, impegnarsi in modo continuativo, e questo, nell’instabilità del presente, spaventa.
Di fronte a un bivio
Non vogliamo però essere disfattisti. Conosciamo bene il valore che ha l’essere associazione, soprattutto in AC. Significa avere una storia, una tradizione, un riconoscimento e una voce. Significa avere una struttura che sostiene, che forma, che crea legami. Significa avere una rete di persone che lavorano con passione, anche quando non le si vede, perché ogni iniziativa funzioni in maniera armonica.
Ci troviamo quindi davanti a un bivio e ci chiediamo quale sia la strada giusta da percorrere. Esiste un modo per far riscoprire ai giovani la bellezza di essere associazione e formarli al significato di una scelta come quella di aderire all’AC? Oppure, questa crisi delle forme associative può diventare un’occasione per andare incontro ai giovani e immaginare nuovi modi di partecipare, sostenere ed esprimere l’appartenenza all’associazione?
In entrambi i casi, ci viene chiesto di essere creativi. Come vice giovani, sentiamo la responsabilità di custodire la storia dell’associazione, ma anche di immaginarne il futuro. Non abbiamo risposte pronte, ma vogliamo continuare a porci queste domande e accogliere le sfide che emergono.
Perché crediamo nell’AC, nella sua capacità di accompagnare i cammini di fede, formare alla corresponsabilità, far crescere insieme persone e comunità. E proprio per questo, vogliamo che continui a parlare alle nuove generazioni in modo autentico, credibile, significativo.
Samuele Ricci e Giorgia Beretta, vicepresidenti giovani AC ambrosiana







Grazie Giorgia e Simone: la vostra riflessione è molto interessante e provocante! La tematica è molto attuale e condivisa da molti e anche per il settore adulto è di attualità ;da tempo!!) Si potrebbe pensare con voi a un “laboratorio” che rifletta e proponga sul tema adesione?