Non lontano dalla sede centrale dell’Università Statale di Milano c’è una via nascosta, che pare quasi rifuggire dal via vai forsennato e confusionario classico delle zone universitarie. Una via che sembra farsi stretta e piccola, schiacciata dall’imponente Via Larga e dalla movimentata Via Festa del Perdono ai suoi lati. Attraversandola quasi fino in fondo ( o all’inizio a seconda del senso di percorrenza) ci si imbatte in un portone che cela dietro di sé un ampio cortile colonnato di ordine toscano e ionico, il chiostro del centro diocesano. Il luogo dell’aperitivo organizzato da F.U.C.I ed Azione Cattolica dedicato ai fuorisede.
Entrando sono stato subito abbracciato da una nuova realtà, mentre cercavo con lo sguardo quei pochi volti noti che mi avrebbero dato più sicurezza tra tutte quelle persone. Nonostante io e probabilmente altri avessimo pochi punti di riferimento, tutte le ragazze ed i ragazzi presenti ci hanno accolto come se fossimo degli amici di vecchia data, calandoci in un ambiente che esprimeva fraternità.
L’umanità sarebbe sicuramente migliore se tutti accettassero così calorosamente l’altro, aiutandolo ad integrarsi in qualsiasi gruppo o società, grandi o piccoli che siano. L’essenza dell’incontro è stata proprio l’apertura, il conoscere nuove anime con esperienze diverse ed anche lontane dalla mia, accumunate tutte dalla volontà di costruire una rete interessandosi alla vita dell’altro.
Forse è proprio l’accoglienza nel nuovo contesto urbano la più grande difficoltà dei fuorisede. Coloro che salutano le loro radici per inseguire un sogno e costruire il proprio futuro. Lasciano legami affettivi e la loro terra per vivere una vita nuova, inizialmente colma di insicurezze e fragilità, che sono l’altro lato della medaglia del cambiamento e della novità. Ho sempre pensato che i fuorisede siano molto
coraggiosi, perché hanno avuto prima di alcuni loro coetanei la forza di prendere in mano la propria vita dando un taglio netto con le loro vecchie sicurezze. La tanto decantata “comfort zone”.
La forza della serata al centro diocesano è stata quella di trovare aspetti in comune tra persone di diversa provenienza, diverse età e che stanno svolgendo diversi percorsi di studi. A dimostrazione che non esistono differenze che si ergono come muri nei rapporti, perché avremo sempre qualche dettaglio in comune con chi ci sta affianco e ci appare così diverso da noi.
Una cinquantina di ragazze e ragazzi nell’incavo di questa ex abbazia, impegnati a chiacchierare per ore e ore sulle loro vite. Credo di aver rivolto parola a qualsiasi persona mi passasse accanto, stretto decine di mani e riso centinaia di volte. Alzando lo sguardo non c’era nessuna costruzione architettonica tra i miei occhi ed il cielo, che durante il corso delle ore passò dal colore del crepuscolo al blu scuro della notte. Non vorrei essermi illuso di aver visto qualche stella, nel centro di Milano purtroppo è raro.
Poi c’era il cibo, un banchetto veramente ricco e vario, non carente del “must have” di ogni aperitivo degno di questo nome: lo spritz.
Mentre si mangiava e beveva, ci si conosceva. Personalmente sono uscito arricchito dopo tutte le storie che ho sentito.
Per tutti quelli che provengono da altre regioni d’Italia, trovare gruppi così buoni ed accoglienti nella loro semplicità è una grande fortuna. Ed è un privilegio per chi invece a Milano ci è rimasto potersi mischiare con culture locali e modi di vedere la vita a cui non è abituato. Erano presenti rappresentati di quasi tutte e 20 le regioni italiane probabilmente. Cosa significa? Ricchezza.
Conoscevo ben poco del mondo F.U.C.I o di Azione Cattolica, è stato il primo evento a cui ho partecipato e solo una settimana prima ho parlato per la prima volta con chi già faceva parte di questa realtà. Ho deciso di buttarmi quasi a vuoto. Anche se di vuoto al di sotto di me ne ho trovato ben poco alla fine.
La costante opportunità di poter creare legami ed amicizie in qualsiasi momento è ciò che credo differenzi questo universo dal resto della società, non sempre attenta ad ascoltare la voce di tutti e scontrosa con chi è più in difficoltà. Affossa chi dovrebbe essere tirato su, al contrario dei valori con cui sono venuto a contatto in quella serata, dove chiunque si sentiva al sicuro ed a suo agio.
All’interno di quel grande gruppo in cui mi sono ritrovato si respirava aria di libertà di poter essere chi sei senza opinioni giudicanti. Sono nuovo persino per quanto riguarda l’ambiente universitario, una matricola alle prime armi, ed esternamente mi è sempre stata venduta l’idea di una forte competizione tra le diverse università. Convinzione smentita e smontata. Università e facoltà differenti, ma alla fine eravamo un tutt’uno.
Giovani che volevano stare insieme. Ognuno con la sua personalità ed i suoi difetti contribuisce a dare un apporto fondamentale al sistema, non esistono isole ma comunità, questo è il messaggio di un pittoresco aperitivo diocesano.
“Nessuno ha amore più grande di quello di dar la sua vita per i suoi amici.”
Giovanni 15:13










