“Voi laici di Azione cattolica potete aiutare la Chiesa tutta e la società a ripensare insieme quale tipo di umanità vogliamo essere, quale terra vogliamo abitare, quale mondo vogliamo costruire. Anche voi siete chiamati a portare un contributo originale alla realizzazione di una nuova ‘ecologia integrale’: con le vostre competenze, la vostra passione, la vostra responsabilità”. Papa Francesco scommette sull’Ac, le chiede di essere se stessa (in coerenza con la propria storia) e, al contempo, di farsi promotrice di nuovi percorsi che aiutino la Chiesa italiana a rileggere il tempo della pandemia, per uscirne rafforzata, mite, gioiosa, vicina alla gente. Ricevendo, venerdì 30 aprile in Vaticano, il Consiglio nazionale, nell’ambito dell’Assemblea elettiva in corso fino a domenica 2 maggio, Bergoglio ha affermato: “Desidero offrirvi qualche spunto per tornare a riflettere sul compito di una realtà come l’Azione cattolica italiana, in modo particolare dentro un tempo come quello che stiamo vivendo”. Il pontefice ha dapprima accolto i consiglieri, ha ascoltato gli indirizzi di saluto del presidente nazionale Matteo Truffelli e dell’assistente ecclesiastico, mons. Gualtiero Sigismondi. Poi ha rivolto un lungo discorso incentrato sulle tre parole: azione, cattolica e italiana.
Azione: gratuita, umile, mite.
“Possiamo chiederci cosa significa questa parola ‘azione’ – ha detto Bergoglio – e soprattutto di chi è l’azione. L’ultimo capitolo del Vangelo di Marco, dopo aver raccontato l’apparizione di Gesù agli Apostoli e l’invito che Egli rivolse loro ad andare in tutto il mondo e proclamare il Vangelo ad ogni creatura, si conclude con questa affermazione: ‘Il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano’ (16,20). Di chi è dunque l’azione? Il Vangelo ci assicura che l’agire appartiene al Signore: è Lui che ne ha l’esclusiva, camminando ‘in incognito’ nella storia che abitiamo. Ricordare questo non ci deresponsabilizza, ma ci riporta alla nostra identità di discepoli-missionari”.
Ma “quali caratteristiche deve avere l’azione, l’opera dell’Azione cattolica? Direi prima di tutto la gratuità. La spinta missionaria non si colloca nella logica della conquista ma in quella del dono”. “La gratuità, frutto maturo del dono di sé, vi chiede di dedicarvi alle vostre comunità locali, assumendo la responsabilità dell’annuncio; vi domanda di ascoltare i vostri territori, sentendone i bisogni, intrecciando relazioni fraterne. La storia della vostra associazione è fatta di tanti ‘santi della porta accanto’, ed è una storia che deve continuare: la santità è eredità da custodire e vocazione da accogliere”.
“Una seconda caratteristica del vostro agire che vorrei sottolineare è quella dell’umiltà, della mitezza. La Chiesa è grata all’associazione a cui appartenete, perché la vostra presenza spesso non fa rumore, ma è una presenza fedele, generosa, responsabile. […] Sono contento perché in questi anni avete preso sul serio la strada indicata da Evangelii gaudium. Continuate lungo questa strada: c’è ancora tanto cammino da fare!”.
Cattolica: laicità è ricchezza per la Chiesa tutta.
Francesco si è poi soffermato sulla parola “cattolica” che “si può dunque tradurre con l’espressione ‘farsi prossimo’. Il tempo della pandemia, che ha chiesto e tuttora domanda di accettare forme di distanziamento, ha reso ancora più evidente il valore della vicinanza fraterna: tra le persone, tra le generazioni, tra i territori. Essere associazione è proprio un modo per esprimere questo desiderio di vivere e di credere insieme. Attraverso il vostro essere associazione, oggi testimoniate che la distanza non può mai diventare indifferenza, non può mai tradursi in estraneità. Potete fare molto in questo campo, proprio perché siete un’associazione di laici. È ancora diffusa la tentazione di pensare che la promozione del laicato – davanti a tante necessità ecclesiali – passi per un maggiore coinvolgimento dei laici nelle ‘cose dei preti’. Con il rischio che si finisca per clericalizzare i laici. Ma voi, per essere valorizzati, non avete bisogno di diventare qualcosa di diverso da quello che siete per il Battesimo. La vostra laicità è ricchezza per la cattolicità della Chiesa”.
Italiana: un aiuto al dialogo e alla fraternità.
Il terzo termine che Papa Francesco ha affrontato è stato “italiana”. “La vostra associazione – ha sottolineato il pontefice – è sempre stata inserita nella storia italiana e aiuta la Chiesa in Italia ad essere generatrice di speranza per tutto il vostro Paese. Voi potete aiutare la comunità ecclesiale ad essere fermento di dialogo nella società, nello stile che ho indicato al Convegno di Firenze. E la Chiesa italiana riprenderà, in questa Assemblea” dei vescovi “di maggio, il Convegno di Firenze, per toglierlo dalla tentazione di archiviarlo, e lo farà alla luce del cammino sinodale che incomincerà la Chiesa italiana, che non sappiamo come finirà e non sappiamo le cose che verranno fuori. Il cammino sinodale, che incomincerà da ogni comunità cristiana, dal basso, dal basso, dal basso fino all’alto. E la luce, dall’alto al basso, sarà il Convegno di Firenze”.
“Una Chiesa del dialogo è una Chiesa sinodale, che si pone insieme in ascolto dello Spirito e di quella voce di Dio che ci raggiunge attraverso il grido dei poveri e della terra. In effetti, quello sinodale – ha puntualizzato Francesco – non è tanto un piano da programmare e da realizzare, ma anzitutto uno stile da incarnare”.
“In questo senso la vostra associazione costituisce una ‘palestra’ di sinodalità, e questa vostra attitudine è stata e potrà continuare ad essere un’importante risorsa per la Chiesa italiana, che si sta interrogando su come maturare questo stile in tutti i suoi livelli. Dialogo, discussione, ricerche, ma con lo Spirito Santo”.
Una nota, questa, che spinge l’Ac ambrosiana a un supplemento di attenzione e responsabilità nel percorso diocesano verso le “Assemblee sinodali” a livello decanale.
Infine: “il vostro contributo più prezioso potrà giungere, ancora una volta, dalla vostra laicità, che è un antidoto all’autoreferenzialità”, ha detto Bergoglio. “È curioso: quando non si vive la laicità vera nella Chiesa, si cade nell’autoreferenzialità. Fare sinodo non è guardarsi allo specchio, neppure guardare la diocesi o la Conferenza episcopale, no, non è questo. È camminare insieme dietro al Signore e verso la gente, sotto la guida dello Spirito Santo”.







Invito incoraggiante, semplice ma “alto” di papa Francesco all’AC venerdì e relazione dallo sguardo profondo, attivo, buono di Matteo sabato mattina..