Spiritualità laicale. Essere “nel” mondo ma “non del” mondo

Ho avuto la grazia di conoscere don Luigi nel 1980 e di poterlo incontrare più volte anche a livello personale fino alla sua morte nel 1986. Oso affermare che sarei una persona diversa se non lo avessi incontrato. Provo a soffermarmi su un aspetto che sta al cuore del famoso convegno dei giovani di A.C. del 1985: Danzare la vita – altri potranno molto più adeguatamente collocarlo nel percorso dell’Associazione in quegli anni.  Questo aspetto è la spiritualità laicale che Don Luigi tratteggiò  per un popolo di giovani con forza dirompente  in tre esortazioni: sciogliere le mani, cioè custodire il fratello, muovere i piedi , cioè custodire il mistero; seguire la musica, cioè custodire la croce . Mani, piedi, ritmo dicono in un linguaggio universalmente comprensibile  un intreccio di umano e divino, corpo e Spirito, senza dualismi e senza confusione.

La questione dei laici

Il Convegno dell’85 ha alle spalle diversi scritti di teologia e di pastorale nei quali Don Luigi aveva trattato con una freschezza  e una profezia, che lo rendono attuale ancora oggi,  la questione dei laici.  Essi sono cristiani  a pieno titolo, non subordinati al clero, essi sono coloro che sono “nel” mondo, “non del” mondo,  “per” il mondo, e dove serve “contro” il mondo inteso come mondanità chiusa a Dio. Il loro essere nel mondo li rende espressione particolarmente efficace di quella Chiesa indicata nella Gaudium et Spes che così si descrive: “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore” (GS1).

Essere nel mondo come vocazione

Punto ancora più importante da cogliere è che questo essere nel mondo per il laico credente non è sopportato o subito ma è scelto, vissuto con competenza, perché è intuito come autentica vocazione, come  luogo teologico, luogo di incontro con Dio e via alla salvezza. Qui si radica il tema della spiritualità laicale, cioè il vivere secondo lo Spirito di Gesù nell’ordinario della vita e trarre da questa relazione personale con il Signore la gioia di vivere che compie e supera ogni altra gioia.

Concretezza, profondità, passione, affidamento   possono trovare sintesi simbolica in questa preghiera che è una dichiarazione dell’amore di Don Luigi per  la Fonte della gioia:

Signore Gesù,
Tu sei i miei giorni,
non ho altri che te
nella mia vita.

Quando troverò
un qualcosa
che mi aiuta,
te ne sarò immensamente grato;
però Signore,
quand’anche io fossi solo,
quand’anche non ci fosse nulla
che mi dà una mano,
non ci fosse neanche
un fratello di fede
che mi sostiene,
Tu, o Signore, mi basti,
con Te ricomincio da capo.

Tu mi basti, Signore:
il mio cuore,
il mio corpo, la mia vita,
nel suo normale modo di vestire,
di alimentarsi, di desiderare
è tutta orientata a Te.

Io vivo nella semplicità
e nella povertà di cuore;
non ho una famiglia mia,
perché Tu sei la mia casa,
la mia dimora, il mio vestito,
il mio cibo,
Tu sei il mio desiderio.

Valentina Soncini


Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *