Ogni tanto arriva un momento in cui ci si accorge che ciò che ha funzionato a lungo chiede di essere riletto, non per essere messo da parte, ma per continuare a essere fedele alla realtà che cambia, quella vera, fatta di volti, età, domande, fragilità.
È esattamente da qui che nasce il ripensamento delle proposte estive dell’Azione Cattolica diocesana: da un ascolto attento di ciò che i ragazzi e i giovani stanno vivendo oggi. Un ascolto che ha preso forma nel tempo, attraversando l’estate scorsa, le riunioni di settore, le conversazioni informali, le domande lasciate aperte. L’estate, del resto, non è mai stata solo una parentesi nel calendario associativo. È sempre stato uno spazio decisivo e prezioso: il tempo in cui le relazioni si intensificano e le esperienze diventano più incisive.
Proprio per questo, ripensare l’estate significa, in fondo, ripensare il modo di accompagnare la crescita dei giovani e dei ragazzi anche durante l’anno.
In dialogo con don Michael Pasotto
Queste riflessioni nascono dal dialogo con don Michael Pasotto, assistente dell’Azione Cattolica diocesana, che in un’intervista ha accompagnato la redazione a rileggere il senso e le scelte che stanno orientando le proposte estive.
L’estate scorsa è stata, a tutti gli effetti, un’estate piena: campi, viaggi, Giubileo, esperienze che hanno lasciato segni importanti in chi le ha vissute. Eppure, dentro questa pienezza, sono emersi alcuni segnali che hanno chiesto attenzione. Uno su tutti: la fatica nel coinvolgere in modo significativo i ragazzi tra i 18 e i 20 anni. Una fascia d’età complessa, di passaggio, in cui tutto cambia molto in fretta. Finiscono le superiori, si aprono nuove strade, si riorganizzano i tempi, si ridefiniscono le priorità.
Questa domanda non è nata all’improvviso. Da tempo, nel settore giovani, ci si interrogava su come accompagnare meglio questo passaggio. Da qui è nata una scelta importante: partire dall’estate per ripensare l’accompagnamento dei 18-19 anni, con l’idea che ciò che si sperimenta lì possa poi diventare orizzonte anche per l’anno successivo.
Non una proposta isolata, ma l’inizio di un percorso.
Una grande ricchezza
Accanto a questa attenzione, l’Azione Cattolica diocesana si trova oggi a custodire una grande ricchezza: un gruppo numeroso e affezionato di adolescenti che partecipano con continuità alle proposte associative. Ragazzi che si spostano per la diocesi, che vivono campi, incontri, esperienze forti, che sentono l’AC come casa.
È una presenza che dà forza, continuità, futuro. È il segno di un lavoro educativo che ha saputo creare legami profondi. Ed è anche la garanzia di un passaggio generazionale: chi oggi riceve, domani sarà chiamato a restituire, a prendersi responsabilità, a immaginare nuove proposte. Ma ogni ricchezza porta con sé una responsabilità. Perché il rischio è quello di parlare sempre agli stessi, di costruire proposte che faticano a raggiungere chi non conosce l’Azione Cattolica o la percepisce come qualcosa di distante.
È qui che si apre una sfida decisiva: come essere davvero a servizio di tutta la Diocesi? Come arrivare agli oratori, alle comunità, ai ragazzi che non frequentano abitualmente i percorsi associativi? Come raccontare l’AC non come “un mondo a parte”, ma come una risorsa per tutti?
Ridefinire l’offerta per aumentare la qualità
La risposta a queste domande, ci racconta Don Michael, non è stata quella di moltiplicare le iniziative. Al contrario, la scelta è stata quella di riderfinirle. Negli ultimi anni, il numero delle proposte estive e dei turni era aumentato. Ma questo aumento aveva iniziato a mostrare i suoi limiti: numeri più bassi ed energie sempre più distribuite su diversi fronti. Trovare educatori, preparare esperienze significative, garantire qualità richiede tempo e cura.
Ridurre i turni non vuol dire togliere, ma creare le condizioni per gruppi più solidi, dove le relazioni possono crescere e l’accompagnamento educativo diventa più profondo. Don Michael sottolinea che questo è anche un modo per liberare energie da dedicare alla cura delle proposte e alla formazione. È una scelta che, vista da fuori, può sembrare una rinuncia. In realtà, è una scommessa sulla qualità. Molto di ciò che sta cambiando non è immediatamente visibile, sottolinea don Michael. Non lo si coglie sfogliando un calendario o confrontando un programma con quello degli anni passati. È un lavoro che si costruisce “dietro le quinte”, nei mesi che precedono l’estate. Un lavoro fatto di formazione.
Ad esempio, tra febbraio e aprile è in partenza un percorso articolato per gli educatori, pensato per accompagnare chi si mette a servizio dei ragazzi in modo sempre più consapevole. Una formazione associativa, condivisa tra i settori, per ritrovare uno sguardo comune. Una formazione spirituale, perché educare non è solo organizzare attività, ma accompagnare persone. Una formazione educativa, legata in modo particolare al lavoro con i più piccoli, alla responsabilità, alla cura. A tutto questo si aggiunge un’attenzione specifica all’accompagnamento delle fragilità. Oggi sempre più ragazzi portano con sé fatiche, fragilità emotive, situazioni complesse.
I 18-19enni
Serve preparazione, ascolto, competenza. Anche il modo di lavorare delle équipe riflette questo stile. Per il campo diocesano giovanissimi, ad esempio, l’équipe ha avviato un percorso di formazione a partire dalla lettura condivisa di un testo sulla teologia del corpo. Un cammino fatto di confronto, assimilazione, domande, che culminerà in un incontro di dialogo con gli autori del libro. Per quanto riguarda la proposta dei 18-19 anni, il lavoro è ancora in corso ed è affidato in modo particolare alla vicepresidenza del settore giovani.
È una scelta che dice l’importanza attribuita a questa fascia d’età e la volontà di coinvolgere tutto il settore in un discernimento comune. Il desiderio che attraversa tutto questo percorso è chiaro, risponde don Michael: raggiungere gli oratori e le comunità della diocesi. Non come alternativa, ma come compagni di strada nel cammino comune, sostenendosi a vicenda e arricchendosi l’un l’altro. L’obiettivo è quello di affiancarsi alla vita degli oratori, offrendo esperienze che possano integrarsi con i percorsi già esistenti.
Un’occasione per tutte le comunità
Anche per questo, nella progettazione dei calendari, si è cercato di evitare sovrapposizioni, soprattutto per la fascia degli adolescenti. L’idea è che ogni oratorio possa individuare uno o più ragazzi e dire loro: “Vai, vivi questa esperienza”. È un modo concreto per dire che l’Azione Cattolica non è qualcosa di separato, ma una risorsa a servizio della vita della diocesi.
Comunicare questo sarà una sfida importante, perché richiede un lavoro attento di racconto, di relazione, di fiducia reciproca. I cambiamenti non sono mai semplici. Portano con sé domande, timori, talvolta resistenze. Ma dietro queste novità non c’è la volontà di cancellare una storia, bensì di custodirla e permetterle di continuare ad essere generativa. C’è il desiderio di continuare ad accompagnare i ragazzi e giovani nel tempo nuovo che abitano oggi.
Ripensare l’estate, in fondo, significa questo: scegliere di stare dentro i cambiamenti senza perdere la direzione. E farlo insieme, con fiducia, con coraggio, con uno sguardo che prova a costruire futuro.
Gaia Sironi
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