«Insieme ai responsabili delle diocesi di tutta Italia abbiamo partecipato al modulo nazionale del Settore Giovani intitolato “Facciamo a metà? Abitare il conflitto, generare il bene”. Sono stati tre giorni intensi di formazione e preghiera, scanditi da interventi di ospiti, laboratori, e momenti personali di riflessione, che ci hanno aiutato a interrogarci su come affrontare un tema quanto mai attuale: il conflitto, per non essere vittime della storia, ma imparare ad abitarlo». Giorgia Beretta e Samuele Ricci, vicepresidente dell’Ac Ambrosiana per il Settore Giovani, raccontano l’sperienza vissuta al centro pastorale di Seveso dall’1 al 3 maggio, assieme a 130 giovani arrivati da tutta Italia.
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Il percorso è partito dal conflitto interiore, personale, grazie all’ascolto di testimonianze di giovani come noi e alla rilettura di alcuni passaggi delle vite di figure significative come Carlo Carretto, Aldo Moro e Laura Vincenzi (e molte altre) che hanno vissuto il servizio associativo con profondità. Da qui – sottolineano – ci siamo spostati al livello relazionale e sociale, prima guidati da Paolo Seghedoni e Silvia Corbari, che ci hanno aiutato a riflettere sul conflitto come possibile spazio di missione ecclesiale, poi ascoltando gli interventi di Matteo Truffelli e Giovanni Bachelet, che hanno messo in luce come fede, responsabilità associativa e impegno sociale siano dimensioni strettamente intrecciate e inseparabili».
L’ultima tappa ha aperto allo scenario internazionale, grazie ai contributi di Riccardo Redaelli e Giorgia Sorrentino, «che ci hanno accompagnato nella lettura dei conflitti globali con maggiore consapevolezza e senso critico».
Giorgia e Samuele osservano: «Abbiamo raccolto stimoli, provocazioni e chiavi di lettura, confrontandoci nel tentativo di applicare un “estroverso ottimismo costruttivo”, come ci ha invitato a fare il vice giovani nazionale Lorenzo Zardi. Ci siamo chiesti come l’esperienza associativa possa essere oggi una vera provocazione per il nostro tempo: un luogo in cui il dissenso viene accolto e accompagnato, dove si creano spazi autentici di dialogo e si costruiscono alleanze, a partire da una radice profondamente evangelica e dalla ricerca di ciò che unisce. Un passaggio importante è stato quello sulla mitezza, sull’esempio di Vittorio Bachelet: non come arrendevolezza o passiva accettazione della prepotenza, ma come forma di resistenza, come scelta consapevole di rifiutare i linguaggi e i mezzi della violenza”.
Infine: «Portiamo a casa anche una consapevolezza esigente ma liberante: Dio ci chiama a uscire dal fatalismo della rassegnazione. Non tutto deve essere risolto subito, e non tutto dipende da noi. Siamo chiamati però a seminare, sempre, come il seminatore del Vangelo, senza sapere dove il seme porterà frutto. Anche i risultati piccoli, marginali, possono essere considerati successi, segni di bene. Di fronte al conflitto, allora, non vogliamo stare con la pretesa di cambiare l’altro, ma con il desiderio sincero di lasciarci cambiare il cuore».
Le giornate di Seveso sono state molto intense. Preghiera, ascolto, dialogo, ma anche tanta energia e allegria hanno segnato giornate aperte dalle celebrazioni eucaristiche (presiedute da mons. Luca Raimondi e da mons. Claudio Giuliodori, e concelebrate con diversi sacerdoti assistenti, fra cui don Michael Pasotto).
Sempre la diocesi di Milano ospita un altro momento formativo per i giovani, questa volta con un respiro europeo. Infatti, il 2 maggio si sono aggiunti ai giovani italiani 50 ragazzi e ragazze provenienti da Ucraina, Romania, Malta e Italia per il Seminario internazionale “Shaping Peace, Realising Hope: Global Youth in Dialogue”, che si conclude il 7 maggio.
«Come riusciamo a stare, da giovani, in mezzo alle grandi sfide di questo tempo? Il seminario internazionale – precisano Emanuela Gitto e Lorenzo Zardi, vicepresidenti settore Giovani dell’Ac nazionale – è l’occasione che abbiamo cercato per sperimentare concretamente la fraternità come risposta alle divisioni del nostro tempo. Questa è la nostra risposta: dialogo, approfondimento, studio, confronto interculturale per generare il bene e costruire un mondo più riconciliato, capace di armonizzare le differenze, a partire da noi».









