Pubblichiamo una sintesi dell’intervento di Alphonse Borras, prete belga, canonista e teologo di fama, invitato dagli Assistenti di AC il 30 ottobre scorso al Centro Pastorale Ambrosiano di Seveso, per parlare della parrocchia, della sua attualità anche in un contesto epocale di cambiamento che per certi aspetti decreta la fine della “civiltà parrocchiale” dei secoli passati e provoca perciò un ripensamento del suo ruolo e del suo rapporto con la società e la vita delle persone.
La parrocchia, tuttora una carta vincente per l’evangelizzazione?
Parlo non tanto di evangelizzazione quanto di comunicazione del Vangelo, intesa come processo relazionale in cui il destinatario diventa interlocutore attivo. La Chiesa, fedele all’intuizione di Paolo VI – “La Chiesa si fa colloquio” – deve aprirsi al dialogo con la cultura contemporanea e lasciarsi trasformare da essa. La parrocchia è il luogo privilegiato di questa comunicazione, ma la sua forma tradizionale è oggi profondamente sfidata dal cambiamento epocale in corso.
Storicamente, la parrocchia è stata “la Chiesa in questo luogo per tutto e per tutti”, legata a un territorio stabile e omogeneo in cui fede e vita quotidiana coincidevano. Oggi, la società pluralista, urbanizzata e digitalizzata ha dissolto tale unità: molti credenti vivono la fede in forme individuali o devozionali, mentre emergono i seekers, persone in ricerca di senso più che di appartenenza istituzionale. Le ristrutturazioni pastorali (unità, settori, collaborazioni) riflettono il tentativo di adattamento, ma rivelano anche la necessità di passare da una logica territoriale a una logica relazionale: la parrocchia è dove vivono e agiscono i battezzati.
Nonostante la crisi, la parrocchia conserva tre grandi risorse:
- L’apertura universale, essendo comunità per tutti, non solo per i residenti ma anche per chi la sceglie liberamente.
- Il radicamento nel territorio, luogo di inculturazione della fede e di testimonianza locale.
- La prossimità, oggi esercitata dai laici attraverso relazioni quotidiane e reti digitali che intrecciano legami di fede nel tessuto sociale e virtuale.
Tuttavia, la cultura digitale – simbolo del cambio di epoca – trasforma la percezione dello spazio, del tempo e delle relazioni, sostituendo la prossimità fisica con la connessione virtuale. Questo processo, insieme alla secolarizzazione e all’individualismo, genera una “parrocchia liquida”, segnata da appartenenze fluide e da tensioni tra partecipazione comunitaria e consumo religioso.
Il Sinodo del 2024 invita a vedere nel digitale un luogo profetico di missione, ma chiede anche discernimento: la parrocchia deve promuovere ascolto autentico, contemplazione del bello e preghiera, per riscoprire la profondità della persona e delle relazioni.
Una parrocchia “connessa” ma radicata, accogliente e mistagogica, potrà ancora essere una carta vincente per la comunicazione del Vangelo, si avventurerà su vie virtuali invitando però all’esperienza di una comunione interpersonale, traccia se non luogo di una comunione con più grande di sé o più intimo di sé. Ci vorrà solo un po’ di parrhesia, quella dello Spirito di Cristo.
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