Ricordo quegli anni in AC – n.d.r. Annarosa Moro è stata Responsabile Diocesana Settore Giovanile tra il 1983e il 1986 – come un fermento, un continuo susseguirsi di idee, iniziative, ma anche di lunghe discussioni e lunghe riflessioni: stare in AC in quegli anni era entusiasmante, avevi la sensazione che le cose stessero cambiando e tu potevi far parte di quel cambiamento.
I responsabili dei giovani (a tutti i livelli: diocesano, zonale, decanale, parrocchiale) erano giovani molto giovani ed avevano voglia di cambiamento.
Le settimane a Santa Caterina, per noi Responsabili Diocesani erano un’occasione importante, come lo erano gli inviti ad andare nelle parrocchie: ci permettevano di incontrare tanti giovani per i quali volevamo fare qualcosa di più, loro stessi chiedevano di continuare anche a casa, nelle parrocchie, quanto avevano “respirato” insieme a noi a Santa Caterina, agli incontri diocesani. I convegni vedevano la partecipazione di tantissimi giovani: non potevamo deluderli!
Come responsabili ci siamo interrogati a lungo sul linguaggio e sulle immagini da utilizzare: volevamo rilanciare la pastorale giovanile, rilanciare una proposta giovanile che fosse davvero una ventata di aria fresca! Per questo motivo si era cercato di spostare l’attenzione da temi importanti che venivano proposti in maniera molto seriosa, a temi altrettanto seri ma proposti in maniera leggera, gioiosa. D’altra parte il Vangelo era la lieta novella! E noi giovani volevamo gridarlo al mondo!
Il convegno di due anni prima ci aveva già messo su questa strada, partendo da una prospettiva nuova quando Giovanni Bianchi ci parlava della “tenerezza di Dio“ nei confronti dell’uomo. Volevamo raccontare a tutti che essere cristiani è un percorso entusiasmante, anche se esigente, che la vera esistenza cristiana è vivere con gioia il Vangelo, che Gesù ci ama per quello che siamo e vuole la nostra felicità!
Si stava pensando di trasformare il classico “motto” dell’Azione Cattolica degli anni 20 Preghiera – Azione – Sacrificio nel, più vicino a noi giovani, Preghiera – Condivisione – Servizio.
Erano gli anni dell’impegno socio-politico, uscivamo da periodi che, come giovani, avevamo solo sfiorato, ma ci avevano segnato: il 68, gli scioperi, l’impegno nelle fabbriche, le BR… Ci siamo resi conto che i giovani, che noi giovani, volevamo cambiare il mondo, renderlo più giusto e più vicino ai più deboli, ma anche più bello!
Madeleine Delbrêl con il suo “ballo dell’obbedienza” ci aveva conquistato. Quindi siamo partiti da lì, dalla periferia parigina, dai poveri, dalla danza.
Don Serenthà ci ha aiutato a declinare la danza e da lì negli anni abbiamo danzato nei nostri oratori, nelle nostre parrocchie, nella diocesi intera.
Ricordo che la preparazione del Convegno stesso ci aveva entusiasmato, la scelta del quadro di Bruegel, il titolo… Ma poi è stato uno slancio incredibile quello che abbiamo ricevuto da don Serenthà, dai tanti giovani presenti, dalle parole che abbiamo ascoltato, ripreso, vissuto in quella giornata speciale.
Tutti noi abbiamo cercato poi di tradurlo nelle nostre parrocchie, nei nostri gruppi, ma anche nelle nostre vite. Don Serenthà ci aveva indicato una strada bella e difficile, ma gioiosa e viva! La vita ci richiedeva una scelta coraggiosa e impegnativa, ma dovevamo danzare perchè quello era il compito.
Ce lo siamo ricordato a vicenda per gli anni a venire, che l’importante era Danzare la vita, nei suoi momenti difficili, nei suoi momenti gioiosi, l’importante era vivere la danza con Dio e con i fratelli. Danzare con i più deboli, i più poveri, al loro passo, ma con scelte coraggiose, con il desiderio di ricominciare ogni volta che sbagliavamo un passo di danza.
Ognuno di noi ha fatto le proprie scelte di vita a partire da qui, potremmo dire a partire da una spiritualità della gioia. Dopo quarant’anni stiamo ancora danzando!
Quarant’anni fa abbiamo ritenuto che fosse il momento di danzare la vita, ma anche oggi i giovani, sapranno trovare la danza e il linguaggio adatto, sapranno decidere cosa fare in questo momento!
Il ballo dell’obbedienza di Madeleine Debrêl
Per essere un buon danzatore, con te come con tutti,
non occorre sapere dove la danza conduce.
Basta seguire,
essere gioioso,
essere leggero,
e soprattutto non essere rigido.
Non occorre chiederti spiegazioni
sui passi che ti piace di segnare.
Bisogna essere come un prolungamento,
vivo ed agile, di te.
E ricevere da te la trasmissione del ritmo che l’orchestra scandisce.
Non bisogna volere avanzare a tutti i costi,
ma accettare di tornare indietro, di andare di fianco.
Bisogna saper fermarsi e saper scivolare invece di camminare.
Ma non sarebbero che passi da stupidi
se la musica non ne facesse un’armonia.
Ma noi dimentichiamo la musica del tuo Spirito,
e facciamo della nostra vita un esercizio di ginnastica:
dimentichiamo che fra le tue braccia la vita è danza,
che la tua Santa Volontà
è di una inconcepibile fantasia,
e che non c’è monotonia e noia
se non per le anime vecchie,
tappezzeria nel ballo di gioia che è il tuo amore.
Signore, vieni ad invitarci.
Siamo pronti a danzarti questa corsa che dobbiamo fare,
questi conti, il pranzo da preparare, questa veglia in cui avremo sonno.
Siamo pronti a danzarti la danza del lavoro,
quella del caldo, e quella del freddo, più tardi.
Se certe melodie sono spesso in minore, non ti diremo
che sono tristi;
Se altre ci fanno un poco ansimare, non ti diremo
che sono logoranti.
E se qualcuno per strada ci urta, gli sorrideremo:
anche questo è danza.
Signore, insegnaci il posto che tiene, nel romanzo eterno
avviato fra te e noi,
il ballo della nostra obbedienza.
Rivelaci la grande orchestra dei tuoi disegni:
in essa, quel che tu permetti
dà suoni strani
nella serenità di quel che tu vuoi.
Insegnaci a indossare ogni giorno
la nostra condizione umana
come un vestito da ballo, che ci farà amare di te
tutti i particolari. Come indispensabili gioielli.
Facci vivere la nostra vita,
non come un giuoco di scacchi dove tutto è calcolato,
non come una partita dove tutto è difficile,
non come un teorema che ci rompa il capo,
ma come una festa senza fine dove il tuo incontro si rinnovella,
come un ballo,
come una danza,
fra le braccia della tua grazia,
nella musica che riempie l’universo d’amore.
Signore, vieni ad invitarci.






