Cartolina per una vittoria! La freccia degli Azzurri è ancora alta nel cielo grigio di Wembley. Una luce che non acceca ma illumina il buio delle paure graffiate anche da questa lunga pandemia. Gli Azzurri hanno vinto! Un futuro che è entrato nei loro cuori prima che accadesse nella loro storia, nella nostra storia. Si chiama “rivoluzione” pacifica, costruita coraggiosamente controcorrente dove (credo nella prima volta negli annali storici del calcio) il collettivo, la squadra, la rete diffusa delle relazioni, hanno aperto lo spazio dove ogni singolo talento potesse dare il suo prezioso contributo alla squadra, al collettivo. E’ una “rivoluzione” conviviale! Anche chi è stato in panchina ha dato il suo contributo prezioso. Una lezione di vita, ossigeno per tutti gli italiani e le italiane. Una vittoria che, giorno dopo giorno, ha saputo unire nello stupore il popolo smarrito, a volte preoccupato, del popolo italiano.
Una vittoria indimenticabile che, come ha ripreso Sergio Mattarella, il nostro presidente della Repubblica, ha il sapore e il gusto di una “rivoluzione”. Un movimento tellurico che riguarda non solo lo sport, ma anche la convivialità, il bene comune dello stare insieme, di respirare insieme come popolo. I registi di questa “rivoluzione” portano il nome di Roberto Mancini e del fratello in umanità Vialli. Il battesimo di questa rivoluzione inaspettata sono le loro lacrime mentre si abbracciavano! Silenziosamente e controcorrente tre anni fa i due profeti hanno costruito, sopra le macerie, una squadra, un collettivo che oggi alza la coppa d’Europa dopo mezzo secolo. I talenti individuali si sono faticosamente, ma saggiamente, incrociati e amalgamati nel collettivo. L’icona è proprio quella della panchina lunga, una realtà che non si era mai vista nella storia calcistica.
Una “rivoluzione” che, come lucidamente ha tratteggiato il capo del governo Draghi, ha radici nascoste e profonde, nelle famiglie dei calciatori, allenatori, dirigenti, tecnici dove madri, padri, sorelle, fratelli e mogli hanno vissuto enormi sacrifici e rinunce. Il tutto e subito è la convinzioni degli imbecilli che porta alla follia. I gesti degli sconfitti sollecitano altre riflessioni. Che senso ha avuto l’inginocchiarsi prima della partita contro il razzismo per poi, durante la cerimonia di premiazione, rifiutare platealmente di tenere al collo la medaglia d’argento? Tifosi inglesi che in pochi minuti lasciano lo stadio vuoto per non assistere alla premiazione. Gesti pericolosi che innescano altri gesti di inciviltà e di violenza prevedibili come i pugni e i calci di violenti inglesi, non possono essere chiamati tifosi, verso italiani che lasciavano pacificamente lo stadio di Wembley. Mentre si premiavano gli Azzurri a Manchester veniva sfregiato un murale dedicato a Roshford centravanti inglese di origine caraibica, amato dal grande pubblico per il suo impegno contro la povertà. Non sanno perdere! Si inginocchiano contro il razzismo ma non ci credono. E’ vero la sconfitta ha sempre l’amaro in bocca, ma può avere un senso costruttivo se viene con intelligenza accettata e analizzata. Respingerla significa rimuoverla. Anche la vittoria, specie quella degli azzurri, ha un senso costruttivo, non discriminatorio, se sarà capace di accettare, attivare, le conseguenze positive delle radici pacifiche di questa strana, ma vera, “rivoluzione” che non è solo per il popolo italiano. Può diventare una proposta, un modello per l’Europa, per il mondo globalizzato. Una strada che può aiutarci anche nella lotta contro il razzismo, presente non solo negli stadi. Una strada che può aiutarci anche nella lotta contro la stessa pandemia. Strada interessante per costruire, mattone su mattone, un ponte per l’umanità incominciando dagli “ultimi” che sono da sempre seduti in panchina. Grazie Azzurri!
16 luglio ’21
Silvio Mengotto







Grazie Silvio. Una bella ed ampia riflessione su un fatto non relegabile al solo ambito sportivo ma che può diventare un paradigma per i molti motivi che tu hai ben elencato.