Una preghiera per la pace in Afghanistan e per le vittime del terremoto di Haiti in tutte le parrocchie d’Italia per domenica 22 agosto; la richiesta di corridoi sanitari e umanitari per la tragica situazione nel Paese asiatico; lo stanziamento di un milione di euro per far fronte alla prima emergenza post-sisma. È quanto si legge in una nota della Conferenza episcopale italiana diffusa il 18 agosto.
“Guardando agli avvenimenti internazionali di questi giorni, la Presidenza della Cei condivide l’angoscia per la gravissima crisi umanitaria dell’Afghanistan. Le notizie che giungono sono davvero allarmanti. E come sempre avviene in queste situazioni, a pagare il prezzo più alto sono i più deboli: gli anziani, le donne e i bambini. Da qui l’appello all’Italia e alle istituzioni europee a fare il possibile per promuovere corridoi sanitari e umanitari”.
La Presidenza della Cei, facendo eco alle preoccupazioni espresse da Papa Francesco in questi giorni, invita a pregare domenica 22 agosto, “in tutte le parrocchie, per la pace in Afghanistan e per le vittime del terremoto di Haiti”. Qui il sisma di sabato scorso ha provocato numerosi morti, feriti e ingenti danni materiali. Caritas Italiana si trova nel Paese dal 2010, dopo che un altro grave sisma di magnitudo 7.0 colpì la capitale Port-au-Prince, causando più di 200mila vittime. “Da allora – spiegano i vescovi – è costantemente presente con i propri operatori, sostenendo la Caritas nazionale e le Caritas diocesane e parrocchiali con interventi di emergenza e ricostruzione, ma soprattutto garantendo un accompagnamento volto allo sviluppo di capacità locali”. La Presidenza Cei ha deciso di stanziare un milione di euro dai fondi otto per mille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica, per far fronte all’emergenza haitiana.
Nella nota figurano, inoltre, un passaggio sull’assunzione in ruolo degli insegnanti di religione cattolica, mentre “grave inquietudine” viene espressa per la raccolta di firme per il referendum che mira a depenalizzare l’omicidio del consenziente, “aprendo di fatto – sostiene la nota Cei – all’eutanasia nel nostro Paese”. La Presidenza della Conferenza episcopale specifica: “Chiunque si trovi in condizioni di estrema sofferenza va aiutato a gestire il dolore, a superare l’angoscia e la disperazione, non a eliminare la propria vita. Scegliere la morte è la sconfitta dell’umano, la vittoria di una concezione antropologica individualista e nichilista in cui non trovano più spazio né la speranza né le relazioni interpersonali. Non vi è espressione di compassione nell’aiutare a morire, ma ‘il magistero della Chiesa ricorda che, quando si avvicina il termine dell’esistenza terrena, la dignità della persona umana si precisa come diritto a morire nella maggiore serenità possibile e con la dignità umana e cristiana che le è dovuta’ (Samaritanus bonus, Lettera sulla cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita, 22 settembre 2020, V, 2)”.
(Foto UNHCR)






