Don Dante ha quasi 70 anni, è magro e va a correre tutte le mattine. Don Dante ha fatto medicina, ha un forte accento veneto e gli occhiali. Don Dante gesticola molto quando parla di ricordi felice ma stringe e tocca il crocifisso che ha al collo quando parla di momenti difficili.
Don Dante e CUAMM
Mercoledì 22 Gennaio, Don Dante ha parlato a noi giovani di AC di cosa sia l’organizzazione Medici con l’Africa CUAMM. Mettiamo tanto l’enfasi sul CON perché il CUAMM è un’organizzazione di volontari europei e persone africane che hanno aperto decine di ospedali e hub, formato centinaia di medici e salvato migliaia di vite nel continente nero perché un paese, un continente non può emanciparsi da solo se le gambe su cui poggia sono gambe malate e c’è il rischio di morire per semplici fratture che non vengono curate. I numeri dati all’inizio della presentazione mettono paura e lasciano l’amaro in bocca. Quei numeri ci ricordano ancora una volta quanto siamo privilegiati.
Incontri sulla speranza
Ma questi non dovevano essere incontri sulla speranza? Sì, perché la speranza arriva quando Don Dante ci racconta dell’impegno dei volontari e dell’orgoglio che vede nei neolaureati e neolaurate africane che si mettono a servizio del loro paese. La speranza rinasce dal lavoro di tanti volontari e autoctoni ce si impegnano per creare un mondo migliore, un mondo più equo. Una speranza che però non è cieca e non tralascia tutti i momenti più duri: la stanza è gelida quando Don Dante parla di come ha perso 3 bambini in una notte a causa del tetano e di come il servizio di 118 nazionale che avevano costruito in Sierra Leone sia stato abbandonato perché il costo della benzina è diventato troppo alto a causa della guerra in Ucraina. Con il crocifisso ingabbiato tra le sue dita, Don Dante ci punzecchia e ci dice che anche lui è uscito sotto le stelle chiedendo a Dio il perché di tutto questo. Ci racconta dell’umiltà con cui ha capito che il suo impegno è solo una parte di quello che serve nel grande disegno e solo allora il crocifisso viene liberato perché Don Dante inizia a raccontarci di tutto il bene che invece ha visto, ha fatto e ha condiviso in tutti i suoi viaggi.
Mettersi in viaggio al servizio del prossimo
La testimonianza di Don Dante è stata la testimonianza di quella che vorrei fosse tutta la Chiesa, ovvero un simbolo del Mettersi in Viaggio e A Servizio del prossimo. Due fatti che implicano apertura verso il mondo e verso le persone ma anche amore, cura e carità. Un Chiesa che porta speranza anche quando è tutto buoi e il mondo sembra andare a rotoli.
Samuele Brambilla






