Mercoledì abbiamo avuto il piacere di incontrare Rosanna Tabasso, presidente del Sermig (servizio missionario giovani), la quale ci ha raccontato la sua esperienza di vita all’Arsenale della Pace.
Il racconto inizia dalle origini. Ci spiega che tutto è nato da un gruppo di giovani, ispirato prima di tutto da Ernesto Olivero e dalla moglie Maria, i quali avevano un desiderio, il desiderio di esprimere la propria vita in modo da “fare la differenza”. Proprio la parola “desiderio” è chiave e protagonista del racconto di Rosanna. Tutto è nato nel 1964 e il grande traguardo che questi giovani volevano raggiungere era debellare la fame nel mondo. Da questo grande ideale e tanta determinazione è nato tutto. Quel desiderio iniziale di un piccolo gruppo di persone, è diventato desiderio di Dio per la vita di quei giovani, ed è da qui che nasce la Fraternità della Speranza. Rosanna ci racconta che quegli anni erano colmi di forti tensioni e violenza e c’era un forte desiderio da parte di questo gruppo, di portare serenità. Vengono quindi organizzate delle serate di preghiera in cui la gente riesce a percepire nel proprio cuore una forte speranza. È in questo momento che il gruppo di giovani capisce cosa Dio desiderasse da loro: essere portatori di speranza, rianimare questo sentimento nel cuore delle persone.
Ma qual è l’essenza del Sermig? È l’unione del desiderio di Dio, che si esprime attraverso il Vangelo, e il desiderio di coloro che bussano alla porta dell’Arsenale. Ogni persona che si rivolge all’Arsenale fa sì che la Parola di Dio diventi concreta. Rosanna ci racconta che loro non hanno mai avuto un progetto su come costruire e guidare l’Arsenale, ma in mente avevano solo una domanda: che cosa Dio vuole da noi? Che cosa ci chiede? Ciò che li ha guidati non sono stati dei grandi progetti costruiti a tavolino, ma il tenere la porta aperta verso il prossimo, verso la città. È così che ci sono state “chiamate nella chiamata”, che hanno aiutato a rendere concreto il sogno di Dio. È all’Arsenale che Rosanna ci racconta di aver imparato che Dio cammina con noi. Oltre ad incontrarlo nella nostra vita, possiamo camminarci insieme. Lui cerca noi, l’unione della nostra piccola vita alla sua, per fare la storia della salvezza, oggi.
Dopo averci raccontato l’idea e l’essenza su cui è fondato il Sermig, Rosanna ci racconta dei pilastri portanti su cui l’Arsenale si è sviluppato. Il primo tra tutti è l’accoglienza. Si è cominciato dando un letto alle persone che ne avessero bisogno. Attorno a questa accoglienza sono nati gli altri servizi, come l’ambulatorio per le cure mediche, le raccolte di vestiti, la distribuzione di alimentari, la scuola di italiano ecc. Un altro pilastro è l’apertura verso il mondo, il desiderio di lavorare per progetti anche all’estero, coinvolgendo le persone che offrono il loro sapere e il loro tempo, per aiutare nelle necessità che arrivano da missionari o progetti diffusi in tutto il mondo. Si creano così connessioni e relazioni tra persone in posti lontanissimi tra loro. Altro pilastro su cui si fonda il Sermig sono proprio i giovani. A cominciare da quelli vicini, che possono formarsi nel Sermig e quelli lontani che vengono durante i periodi di vacanza. Il tutto è nato dalla consapevolezza che un pugno di giovani può cambiare il corso della storia, per questo motivo molto tempo viene investito nella formazione.
L’Arsenale è inoltre anche luogo di idee, dove si cerca di formare una mentalità di Vangelo incarnato. C’è spazio per parlare di nuove proposte per mantenere salda una cultura aperta alla vita e alla pace. Da ultimo, ma non per importanza, è un luogo di spiritualità, di presenza di Dio nell’ordinarietà. Non vi è divisione tra l’agire e il pregare, si porta la vita nella preghiera e la preghiera nella vita.
Rosanna ci racconta che la quotidianità nell’Arsenale però non è perfetta, non ricorda infatti un giorno in cui non vi sia stato un momento di difficoltà, o qualche problema da risolvere. Le persone che lo abitano e lo vivono sono infatti individui assolutamente normali. Ma è proprio da queste persone così comuni che Dio desidera qualcosa, lavora dentro di loro e realizza grandi cose. È questo il messaggio di speranza, che sta tanto a cuore a Rosanna e alla comunità con cui vive. Ognuno di noi è responsabile del proprio pezzettino, cioè del progetto che Dio ha pensato per noi e ci chiede di portare avanti. Questa responsabilità è anche un segno per il nostro tempo, per vincere l’individualismo che impoverisce la nostra società. Sembra esserci poco in cui credere e che ci sia poco che si può fare per cambiare le cose ma l’esperienza dell’Arsenale vuole essere un incoraggiamento a mettersi al servizio del bene comune e una testimonianza di quanto sia importante il piccolo e il grande contributo di ognuno. Tutto ciò è la prova che fare la differenza è realmente possibile.






