L’Intelligenza Artificiale non si ferma: anzi accelera. In pochi anni sono arrivati modelli impensabili fino a ieri. Con ChatGPT-5 (rilasciato il 7 agosto 2025) gli utenti possono collaborare con nuove funzionalità avanzate: gli Agenti.
Che cosa sono gli Agenti?
Gli Agenti ampliano le capacità dei modelli linguistici collegandoli a sistemi esterni. Mentre un modello di Large Language Model tradizionale si basa solo sui dati con cui è stato addestrato, un Agente può connettersi all’esterno (tramite semplici API, cioè collegamenti software tra servizi) per ottenere informazioni aggiornate e svolgere azioni.
Questo permette risposte più pertinenti e fondate su dati reali. Un Agente, ad esempio, può inviare un’e-mail, aggiornare un database o effettuare una transazione per conto dell’utente.
L’Agente lavora in collaborazione con la persona: l’utente resta al controllo e può intervenire o confermare ogni passaggio importante. Può accedere in modo sicuro a servizi collegati—e-mail, calendari, archivi cloud—attraverso connettori dedicati, estendendo così le funzioni di assistenza personale di ChatGPT-5.
Gli Agenti possono eseguire flussi di lavoro passo dopo passo e sono destinati ad assumere ruoli operativi autonomi in molti ambiti professionali. Con la loro diffusione, l’automazione entra direttamente nel mercato del lavoro e si prepara a trasformare in tempi brevi numerose mansioni.
Le reazioni dei lavoratori di fronte agli Agenti dell’AI
L’adozione dell’AI sul lavoro mostra aumenti promettenti di produttività, ma anche paura: diminuzione dell’occupazione, minore agency umana, eccessiva dipendenza dall’automazione.
In generale, i lavoratori chiedono di automatizzare i compiti ripetitivi e a basso valore. Tuttavia, non sempre questo desiderio si traduce in un uso concreto degli Agenti. Pesa una percezione diffusa—soprattutto tra i non esperti—di sistemi poco accurati, minacciosi per il lavoro umano e privi di qualità tipicamente umane come la creatività (e le professioni più ostili all’automazione incontrollata sono proprio quelle del design, della moda, dell’arte, ecc.).
Nonostante ciò, almeno metà della forza lavoro appare interessata a collaborare con l’AI. In media, però, i lavoratori chiedono più controllo umano rispetto a quanto gli esperti considerano tecnicamente necessario: e questo sembra essere un possibile punto di attrito man mano che le capacità dell’AI avanzeranno.
Intanto, competenze molto premiate nell’ultimo decennio—come l’analisi di dati, la programmazione e le capacità analitiche—perdono centralità, mentre crescono di valore le abilità interpersonali e organizzative.
Conclusione
Le competenze umane legate alle relazioni, all’organizzazione, al processo decisionale e al giudizio qualitativo sono oggi rivalutate rispetto a due anni fa. E anche la probabile diffusione dell’integrazione degli Agenti AI nei ruoli lavorativi mostra come le competenze fondamentali delle organizzazioni stiano subendo un profondo rimodellamento. Ma tra i lavoratori c’è reale consapevolezza di come stanno cambiando i contenuti del lavoro?
Demetrio Macheda, Commissione Lavoro Azione cattolica ambrosiana






