“Con l’entusiasmo e l’empatia – dice Giorgio Vecchio -, Maria Dutto ha lasciato nell’universo cattolico un’impronta femminile che non potrà essere facilmente dimenticata”
“Donna carismatica, intelligente, fedele e pronta al dialogo: questo è il ritratto di Maria Dutto che emerge dall’attenta ricostruzione delle tappe della sua vita, dalle numerose testimonianze di chi l’ha
conosciuta raccolte nel libro di Giorgio Vecchio Maria Dutto una storia al femminile (In Dialogo). Tra le pagine di questo volume la osserviamo muovere i primi passi nella Gioventù Femminile di Armida Barelli, poi nell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, nel Gruppo Promozione Donna, fino ad arrivare alla presidenza dell’Azione Cattolica ambrosiana e al lavoro nell’Opera Impiegate. “Ho cominciato – dice Giorgio Vecchio – a frequentare Maria nel 1972, quando – insieme ad Antonietta Cargnel – ho assunto la responsabilità del settore giovani dell’AC, dopo le dimissioni di tutti i responsabili diocesani che si rifacevano a CL. Ci vedevamo tutti i lunedì in presidenza, e poi in tante altre riunioni, commissioni, incontri di ogni genere. In più, io ero ancora studente in Cattolica e poi – compiuto il servizio militare – ho cominciato lì la mia carriera accademica. Di conseguenza, capitavano altre occasioni per vederci, seppur più casualmente, anche perché Maria aveva il suo ufficio nella vecchia sede dell’università in via Sant’Agnese. Si è creata così un’amicizia durata fin quasi alla sua scomparsa. La sentii al telefono pochi mesi prima, perché una mia collega storica desiderava conoscerla, ma Maria si negò. Mi disse che era stanca, che non se la sentiva più di incontrare altre persone. Ma negli anni Settanta, quando la conobbi, Maria era nel
pieno della sua vita, essendo poco più che quarantenne (ricordo che era nata nel 1929) e colpiva immediatamente i suoi interlocutori. Ci si trovava infatti di fronte a una signora sempre affabile, sorridente e anche bella ed elegante, insomma tutto il contrario di certe donne cattoliche nubili, sempre sbiadite e magari anche un po’ acide. Si capiva che Maria aveva voglia di vivere, anche perché era pronta allo scherzo e alle battute. Ma contemporaneamente si percepiva che era una persona tanto seria e tanto credente. La sua fede non era mai esibita, pur avendo lei fatto la scelta della verginità consacrata, così come il suo senso di appartenenza alla Chiesa universale era fuori discussione, ma sempre con una propria fierezza laicale. L’insegnamento di Lazzati, potremmo dire, era da lei stato pienamente assimilato”
D. Non crede che Maria Dutto abbia sviluppato una profonda sensibilità verso il mondo femminile?
“Io direi che Maria, come tutti, era figlia del suo tempo e quindi ha assimilato l’impostazione della Chiesa degli anni Trenta-Cinquanta, con tutto quel che ne conseguiva in pratica: un’impostazione
dottrinale solida, l’ubbidienza verso vescovi e preti, la fiducia in una AC organizzata e “militante”, il sostegno alla Democrazia Cristiana (quante discussioni facevamo su questo argomento!), una visione abbastanza tradizionale della famiglia e della donna… Il tutto, però, irrobustito dalla grande educazione impartita dalla Gioventù Femminile della Barelli e quindi capacità di autonomia femminile, di riflessione e soprattutto spiritualità a tutta prova. Come diceva, la stessa Maria, il Vaticano II arrivò con le sue sorprese: la generazione di Maria accolse con entusiasmo il messaggio
conciliare. Per chi è venuto dopo, molte cose appaiono scontate, anzi poco applicate o persino superate. Per loro, no: era un mondo nuovo che si apriva davanti a loro e, grazie a Dio, essi erano
ancora nel pieno della vita per gustare il sapore di queste novità. Continuo a pensare che la generazione di Maria, quelli che al tempo del Concilio avevano tra i 20 e i 40 anni, sia stata quella che
più ha “goduto” il Vaticano II. Il resto, l’impegno per la promozione della donna in particolare, è maturato dopo. Certo, per Maria, ciò aveva il suo fondamento nell’esperienza della GF e dell’AC, ma non dimentichiamo che è stata importante la sfida lanciata dal di fuori della Chiesa. Papa Giovanni, nella Pacem in terris (1963) aveva ben colto che uno dei tre grandi fenomeni caratterizzanti l’età
moderna era proprio la nuova dignità della donna e l’ingresso delle donne nella vita pubblica. Ma poi la vera sfida venne dal femminismo laico e Maria, con tante sue amiche, si impegnò per riflettere, dialogare, rispondere a questa sfida. Il che, tra l’altro, deve indurre la comunità cristiana a meditare sul fatto che tante grandi idee della modernità sono nate fuori (e spesso contro) la
Chiesa”.
D. Non crede che la conoscenza della figura di Maria Dutto sia importante nel cammino sinodale dove è emerso un debito di ascolto dei giovani ma, soprattutto delle donne?
“Conoscere figure coma Maria è sempre utile e non solo per un debito che abbiamo nei confronti di chi ha illuminato la nostra vita e ha indicato, se non una strada, almeno dei sentieri, delle direzioni da seguire. Fortunatamente Maria non ha vissuto le stesse dolorose esperienze di altri pionieri e pioniere (o, se preferisci, di “profeti”), penso a don Mazzolari, a don Milani, a tanti altri. Ma
anche lei ha avuto le sue difficoltà, compresa una certa diffidenza verso di lei, soltanto perché era una donna e non un uomo… Ne parlo anche nel mio libro e, del resto, alcuni episodi li ricordava lei
stessa. Quanto al Sinodo… beh, mi sembra che in molti luoghi il “debito di ascolto” sia nei confronti di tutti i laici, non solo verso i giovani e le donne. Ho il sospetto che, più che una ricerca comune,
sia diventato una sorta di obbligo burocratico, da compiere senza aver troppi fastidi. Ma la Chiesa di oggi, a cominciare dai nostri vescovi e preti, dovrebbe comprendere che le trasformazioni in atto
sono irreversibili e che la Chiesa italiana ed europea non sarà più come quella in cui siamo cresciuti. Anche i laici dovranno abituarsi a delle parrocchie differenti, con minor numero di “servizi” (a
cominciare dal numero delle Messe domenicali!) e un di più di impegno personale, anche nel muoversi”
Silvio Mengotto






