Nel libro La chiamavano Maddalena (Edit. Paoline) Valentina Alberici dice: «risulta piuttosto difficile pensare che di lei si sia potuta perdere ogni traccia, così come è altrettanto improbabile che la considerazione rivolta alla sua persona non abbia prodotto effetti o seminato indizi significativi».
Nella Bibbia la presenza della donne va cercata, trovata, nelle grotte della memoria per ridare la loro voce nascosta, non cancellata, da una cultura che, ancora oggi, condiziona pesantemente la lettura della stessa Parola. Nella Bibbia le donne hanno una inequivocabile umanità! Le pagine bibliche le raccontano nei loro intrecci di vizi e virtù. Si incontrano spesso nelle crisi più profonde dove sono in gioco i rapporti primari, dove ci guidano su altre prospettive per superare ostacoli e problemi. Sono i profeti e le donne che intrecciano un’amicizia tra profezia e femminile. I profeti e le donne sono concreti non astratti! Attivano processi e non occupano spazi di potere, parlano con la parola e il corpo. Per istinto scelgono e celebrano la vita fino alla fine. Eppure le donne nella Bibbia, come quelle dei Vangeli, sono oscurate.
Nei Vangeli la loro presenza è numerosa, articolata e sorprendente, ma ignorata per secoli. I tre scandali che irritano sacerdoti e leviti di Gerusalemme è la frequentazione di Gesù con gli “scartati” dell’epoca: i poveri e malati, i bambini e le donne. Con tutti loro l’atteggiamento di Gesù è “inclusivo”, li avvicina e non li allontana come esige il Talmud. La convivialità con le donne, soprattutto in pubblico, scatena lo scandalo. Gesù che si intrattiene con le donne contraddice le consuetudini della religione ebraica del tempo. Basti ricordare l’episodio, citato nel Vangelo di Giovanni, dove Gesù incontra la Samaritana al pozzo. L’eretica dell’epoca intavola con Gesù un lungo e profondo dialogo teologico che cerca la verità, non lo scontro. «La Samaritana – dice Valentina Alberici – esprime parole straordinarie e formula delle domande di spessore a Gesù». In più occasioni, motivo di incomprensione tra gli stessi discepoli, l’atteggiamento di Gesù è così inclusivo che sembrerebbe che il Maestro preferisse la compagnia delle donne. Sono donne che parlano con il Maestro, “reclamano, esigono, supplicano, discutono, e Gesù le osserva, parla con loro, le tocca, le consola, le ammira. La ricchezza delle loro relazioni costituisce un lato ancora quasi inesplorato dei testi evangelici”(Christine Pedotti, Gesù l’uomo che preferiva le donne).
Non è un caso se tutti gli evangelisti attestano che durante la passione, morte e risurrezione di Gesù la presenza delle donne è in continua ascesa sino allo zenit, in primis la Maddalena, mentre in contemporanea i discepoli sono dissolti, assenti. Sul Calvario ci sono solo le donne non i discepoli nascosti e impauriti. Giuda, uno di loro, lo tradisce. «Se si guarda – continua Alberici – alle comunità di Gesù sono fatte di uomini e donne alla sua sequela. Si capisce che le donne non erano assolutamente escluse, anzi avevano titolo nella comunità. Facendo un paragone fa impressione quando nei telegiornali si vedono le immagini dell’assemblea dei vescovi italiani (CEI). Sono tutti uomini, manca l’altra metà della comunità. Mi sembra veramente un’assemblea monca. E’ come se ci mancasse una gamba. Guardando la comunità di Gesù è evidente la novità del protagonismo delle donne. Soprattutto alla fine della vita terrena di Gesù si capisce che c’è un gruppo di donne che è molto vicino a Gesù. Oggi passano queste due immagini: le comunità di Gesù con la presenza delle donne, i vescovi della CEI che si riuniscono privi di donne. Sono due immagini che non si conciliano»
Non crede che la Maddalena è la prima apostola che il Risorto invia in missione per annunciare agli apostoli la sua risurrezione?
«Il nome di Maddalena per varie ragioni non si può abbinare alla città di Magdala sul lago di Tiberiade. Nel libro approfondisco questo aspetto. Maddalena significa “torre di fede” o la “Magnificata”. Nella comunità di Gesù aveva un posto di rilievo, specie dopo l’episodio della risurrezione dove a lei, una donna, viene assegnato da Gesù il compito dell’annuncio della sua risurrezione. Il termine la “Magnificata” ci fa capire che la Maddalena veniva riconosciuta all’interno delle prime comunità al punto di essere tramandata e ricordata nel Vangelo. Il Vangelo di Giovanni, dopo la guarigione della Maddalena, ci dice il suo votarsi completamente a Gesù. Per la Maddalena la sua guarigione fu una grande esperienza di liberazione. Nel Vangelo di Giovanni è Gesù che rende la Maddalena la prima in tutti i sensi. Prima testimone del Risorto nell’evento pasquale, prima apostola ed evangelista. Un fatto attestato anche dagli altri evangelisti. Molto interessante la tradizione Orientale dove si dice distintamente che la Maddalena è stata la prima ad annunciare la risurrezione»
Su questo punto c’è differenza tra tradizione Orientale e quella Occidentale?
«La tradizione Orientale è più rispettosa di quella Occidentale. Sono tradizioni completamente separate. L’Occidentale ha completamente ignorato l’Orientale. L’analisi della memoria della santa a Roma ha ben evidenziato la separazione delle due tradizioni. A Roma, durante il Rinascimento e anche prima, in tutte le chiese risuonava la storia della Maddalena penitente, mentre in una piccola abbazia romana di rito greco, la Maddalena veniva ricordata in tutt’altro modo ma fedelmente ai racconti evangelici». Ho approfondito questo particolare e affascinante aspetto relativo al culto di Maria Maddalena nel mio testo “Maria Maddalena: penitente o diaconessa? Una santa, due verità sotto il cielo di Roma” (ed. Amazon Italia).
Non pensa che la sfida nella Chiesa sia quella di recuperare le figure femminili del Vangelo?
«Bisogna ascoltare, sentire, questi vangeli. Quello della Maddalena al sepolcro bisognerebbe poterlo ascoltare nel rito del mistero pasquale. In realtà, proprio nel triduo pasquale, vengono letti altri brani del Vangelo. In particolare quelli dove i discepoli si recano al sepolcro e lo trovano vuoto, mentre il brano della Maddalena riportato in Giovanni è letto in un tempo che non corrisponde più a quella pasquale. Se si incominciasse a sentire il ruolo delle donne nei vangeli potrebbe anche cambiare qualcosa»
Silvio Mengotto






