“Una sorta di spossatezza, come di chi non ce la fa più e deve continuare ad andare avanti. Ecco: la stanchezza mi sembra un punto di vista per interpretare la situazione. L’umanità è stanca e chi come noi, radunati per questo appuntamento in occasione della festa di sant’Ambrogio, ha responsabilità per il bene comune deve sentire il compito di procurare sollievo”.
Con queste parole l’arcivescovo Mario ha iniziato, venerdì 6 dicembre, il “Discorso alla città”, tradizionale appuntamento alla vigilia di Sant’Ambrogio nell’antica basilica dedicata al patrono della diocesi. “Lasciate riposare la terra – Il Giubileo 2025, tempo propizio per una società amica del futuro” il titolo e il sottotitolo del discorso tenuto durante i vespri per la solennità.
La gente è stanca, la città è stanca
L’arcivescovo (ampia sintesi del discorso su chiesadimilano.it) ha anzitutto affermato che “la gente è stanca”, spiegandone le ragioni, tra vita pressante, lavoro, politica gridata, comunicazione spazzatura. Ma anche “la città è stanca”, la “terra è stanca”. L’arcivescovo ha invitato a porre attenzione sui poveri, sull’educazione, sulla cura della cura, sull’amministrazione pubblica, sul degrado del suolo…
Ma se “la gente è stanca, la città è stanca, la terra è stanca… Il Giubileo indetto da Papa Francesco per il 2025 con la bolla Spes non confundit ci offre l’occasione per prenderci cura di questa stanchezza e per rendere possibili il riposo e la gioia. In che modo? Il Giubileo è un’attuazione storica del ‘principio sabbatico’: se Dio ha sentito l’esigenza di riposare, così occorre lasciare anche agli esseri umani e alla terra la possibilità di farlo. Il principio sabbatico custodisce il mistero del cosmo come dono di benevolenza e creatività. Senza il rispetto di tale principio, non solo non c’è più festa, ma viene a esaurirsi lo spazio dello spirito umano”.
Quindi ha affermato: “Sarei lieto e onorato di poter farmi voce della proposta di propiziare un rimedio alla stanchezza della gente, della città, della terra ispirandomi ai temi del Giubileo e invocando l’intercessione di sant’Ambrogio. Cerchiamo insieme un rimedio alla stanchezza dei poveri con il condono dei debiti. Cerchiamo insieme un rimedio alla stanchezza di persone e istituzioni al servizio del bene comune, in particolare in ambito educativo e socio sanitario. Cerchiamo insieme un rimedio alla stanchezza e allo scandalo della guerra, proponendoci percorsi di riconciliazione, di giustizia e di pace. Cerchiamo insieme un rimedio alla stanchezza della città e della terra attivando una sensata educazione ecologica”.
Amplissima la trattazione di questi punti. Quindi mons. Delpini ha detto: “Lasciare riposare la terra non significa scegliere di assentarsi dalla storia o immaginare un periodo di semplice inerzia. Al contrario, si tratta di un esercizio fortemente attivo: chiede di raccogliere tutte le energie per evitare di continuare a fare quello che si è sempre fatto e riuscire a sospendere le abituali azioni per ascoltare”.
Elogio alla speranza
“Lasciate che io pronunci il mio elogio per la speranza e il mio appello all’alleanza nel proposito di lasciar riposare la terra, la gente, la città. In questa vigilia del Giubileo dell’Anno Santo 2025, in nome di Dio benedetto io benedico tutti voi. Benedico voi che avete responsabilità nelle istituzioni. […] Benedico voi che con sincerità offrite e accogliete proposte di alleanze che uniscano le forze per contrastare il declino della società, l’esaurimento delle risorse, il dilagare dell’individualismo, per offrire riposo alla terra”. E poco oltre: “Benedico voi tutti che vi dedicate a educare e seminate ragioni per desiderare di diventare adulti e formate coscienze rette, disponibili alla responsabilità e al servizio. Benedico voi che vi prendete cura dei malati nel corpo e nello spirito, per offrire sollievo, per assicurare attenzione, per attestare che nessuno sia abbandonato, mai. E benedico la gente. Benedetti tutti voi abitanti di questa terra che portate il peso della vita con la dignità operosa di chi fa fronte, di chi ha fiducia nelle istituzioni e con realismo pretende quello che è dovuto perché la stanchezza non esasperi gli animi, non opprima i fragili, non condanni i poveri. […] Che siate tutti benedetti, voi che vi prendete cura della stanchezza della gente, della città, della terra e cercate come offrire riposo nell’anno del Giubileo e in ogni anno a venire. E riposate un po’ anche voi!”.






