Nel nuovo libro Passione e Risurrezione di Gesù i diciassette «personaggi sono nati – dice l’autrice Silvana Ceruti – a poco a poco, in un ordine che non rispetta la comparsa nel Vangelo né la sequenza che qui ho dato loro, ma solo il mio sentire del momento. È stato il riandare con la mente e con il cuore sui fatti narrati, pur nella consapevolezza che essi non hanno la verità dei fatti di cronaca, ma quella dell’annuncio della fede cristiana»

Silvana Ceruti, laureata in Pedagogia, ha pubblicato numerosi libri scolastici. Formatrice e docente in corsi sulla comunicazione, si dedica in modo particolare all’insegnamento della scrittura poetica. Nel 1994 ha aperto un Laboratorio di Scrittura Creativa nel carcere di Milano-Opera e ancora lo conduce insieme a Margherita Lazzati e Alberto Figliolia che ha scritto la postfazione. La prefazione è curata da Giuseppe Grampa. Straordinarie le incisioni di Maria Corte pubblicate in ogni capitolo del libro. Silvana Ceruti, con i partecipanti al Laboratorio, ha pubblicato numerose antologie di poesie. Appassionata alla figura di Gesù, ha meditato a lungo sulla sua vita, aiutata anche dalla comunità monastica benedettina di Dumenza.
«Ognuno di noi – dice Giuseppe Grampa – è chiamato anzitutto a guardare. Questa Via Crucis è fatta di sguardi, prima che di parole e di gesti. Sguardi di sconosciuti, di gente senza nome». Lo sguardo è il faro di Silvana Ceruti con il quale ha guidato la navigazione nella Via Crucis che, con la risurrezione, si trasforma nella Via Lucis. «La vita era la luce degli uomini […] E il suo nome è il profumo di Dio». «Lo sguardo – dice Silvana Ceruti – alle volte è l’unica cosa possibile da offrire agli altri. Non è poco! Vuol dire accorgersi dell’altro. Non ti passa velocemente davanti agli occhi e basta. Lo guardi, lo fissi negli occhi, dare l’attenzione ad una persona è tantissimo. Se guardi in profondità una persona puoi comprendere di più le sue parole, i gesti che compie. Guardare una persona significa accostarsi alla sua anima. Guardare è l’unica cosa che ci è permessa quando non si può agire per una persona. Nel libro ho cercato di assumere lo sguardo delle persone che erano vicine, presenti nel momento della Passione, morte e Risurrezione di Gesù. Ho cercato di immedesimarmi in che cosa ha provato, che cosa ha visto questa persona che guardava Gesù. Non ho lasciato che nessuno dei personaggi, eccetto il ladro, Maria Maddalena e Maria sua madre, pronunciasse il nome di Gesù, che viene da essi nominato solo con il pronome “lui”»
Perché questa scelta? «Mi è sembrato che il ladro potesse pronunciare il nome “Gesù” poiché totalmente consapevole della propria indegnità. L’unico che si sa totalmente “non buono”. Ho cercato di assumere lo sguardo di Gesù che guarda quell’uomo alla sua destra sul patibolo, ma anche lo sguardo della moglie di Pilato, lo sguardo di Maria Maddalena, lo sguardo della Madonna sua madre. Mancano vistosamente, tra i personaggi che compaiono nei racconti evangelici della Passione di Gesù, gli sguardi legati al potere religioso e politico come i sommi sacerdoti Anna e Caifa, Pilato ed Erode. Loro si sono avvalsi della convenienza e del potere. Non sono stati attenti. Proprio loro che, per la carica che ricoprivano, potevano fare ciò che era “giusto”, hanno scelto la via della convenienza personale. Credo che non hanno davvero “guardato” Gesù»
Perché, come dice nel libro, non è stato facile pensare e raggiungere la Risurrezione? «C’è stato un percorso, un po’ come Tommaso che crede a ciò che tocca, ciò che è concreto. Come si fa a credere a ciò che non vedi? A una vita nell’al di là? Tutti noi sperimentiamo il dolore, la fatica. Nella mia vita ho patito molti dolori. Ero impreparata con l’incontro con la morte. Prima di scrivere mi sono lasciata invadere dalla Passione di Gesù solo come annientamento e umiliazione, senza la sua forza, la sua fede, la sua speranza. Soprattutto senza la sua Risurrezione. Alla quale non riuscivo mai, neppure lontanamente, a pensare. Il pensiero della Risurrezione era lontanissimo. Scrivere questi testi è stato anche meditare sulla figura di Gesù, immedesimarmi in lui, cercare di sentire il suo dolore ma anche il suo progetto. Infatti, è stato scrivendo che mi sono accorta che il Gesù che vivevo solo nella sofferenza e nella sconfitta è ben diverso da quel Gesù che, nell’accettare la morte, ne faceva un progetto di redenzione, rivolgeva lo sguardo e l’attenzione al di fuori di sé»
Le donne presenti e attive, gli uomini assenti e negativi. Non crede che dalla Passione sino alla Risurrezione gli uomini e le donne hanno comportamenti profondamente diversi, agli antipodi e paradossali? «È vero. Anche in questo la figura di Gesù è stata straordinaria perché ha accettato vicino a se le donne nonostante la cultura dell’epoca, di tutta l’antichità, soprattutto nel mondo ebraico, la donna non aveva alcun diritto di partecipare all’assemblea della preghiera. Era considerata di serie B. Gesù ai suoi piedi ha accettato Maria. Un gesto che all’epoca significava essere suo discepolo. Come Paolo da Tarso che dice “mi sono seduto ai piedi di Gamaliele” che era suo discepolo. Maria che si siede ai piedi di Gesù, come si dice nel Vangelo, significa che Gesù l’ha accettata come discepola. Peccato che successivamente i cristiani, la Chiesa, non abbiano tenuto conto di queste possibilità per la donna. Nella vita di Gesù, come nella Passione, le donne sono figure buone che soffrono con lui. Nella Passione spicca la figura della moglie di Pilato! Questa donna pagana che, dopo un sogno, dice al marito Pilato di non fare del male a Gesù perché è un uomo giusto. Pilato non le darà ascolto. Le ragioni della politica lo consigliano diversamente. Ai piedi della croce c’è il giovane Giovanni, la madre di Gesù e la Maddalena. Poco distanti dalla croce c’è il coro delle donne. Il Vangelo non dice che ci fossero degli uomini, bensì le donne che durante la via Crucis parlano con Gesù. Chi, all’alba della Risurrezione, va al sepolcro se non la Maddalena che, per prima, incontra Gesù risorto? Chi corre ad annunciare ai discepoli la risurrezione di Gesù? Le donne! Pensando che in tutte le civiltà la donna era considerata poco più di una cosa, la presenza delle donne nel Vangelo, nella Passione, morte e Risurrezione è straordinaria».
20 marzo ’21
Silvio Mengotto
* S. Ceruti, Passione e Risurrezione di Gesù, Edit. La Vita Felice, 2021






